Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
mercoledì 22 maggio 2024
 
dossier
 

Poche le scienziate anche se sono più brave

07/03/2023  Cinque importanti ricercatrici intervengono sul limitato ruolo delle donne nell'ambito tecnico e scientifico. Tra queste l'immunologa Antonella Viola e la prima donna ingegnere aerospaziale italiana, Amalia Ercoli Finzi: «Sono convinta che scienza e innovazione siano una questione di genere perché le donne sono più brave degli uomini»

Recenti dati Eurostat mostrano che i percorsi di studi nelle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) restano a netta prevalenza maschile.E una ricerca dell’Ocse rileva da un lato, la mancanza di sicurezza delle ragazze nelle competenze scientifiche ­- motivo per cui difficilmente prendono in considerazione questi ambiti scolastici e universitari - e dall’altra il fatto che le famiglie stesse si aspettano che siano i figli maschi a intraprendere studio tecnici, matematici e scientifici, anche quando ragazzi e ragazze hanno una resa scolastica altrettanto alta.

I cinque nomi della ricerca in Italia, presenti all’inaugurazione della Conferenza delle Addette e degli Addetti Scientifici e Spaziali 2023 (organizzata dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale) dell’Università di Padova hanno affrontato proprio questo tema dichiarando che la “scienza è una questione di genere”. La pensano così Amalia Ercoli Finzi, iscritta a ingegneria negli anni Cinquanta quando erano 5 le ragazze iscritte contro 650 maschi, l'immunologa Antonella Viola dell'Università di Padova, Piera Levi-Montalcini, nipote della Nobel e presidente dell'Associazione Levi-Montalcini. Con loro Chiara Montanari, prima italiana capo spedizione in Antartide, e Cinzia Zuffada, presidente Italian Scientists and Scholars in North America Foundation (ISSNAF). 

«Sono convinta che scienza e innovazione siano una questione di genere perché le donne sono più brave degli uomini», ha detto in particolare Amalia Ercoli Finzi, che è anche la prima ingegnera aerospaziale italiana, laureata al Politecnico di Milano. «Fin da ragazza mi sono sempre occupata di cose da ingegnere e poi mi sono iscritta al Politecnico, allora eravamo solo 5 ragazze su oltre 650 uomini» e «se mi chiedo: ho fatto qualcosa di buono? Io dico di sì». 

Anche per Viola serve un cambio di passo: «Il genere è molto importante nell'innovazione e lo dimostra, per esempio, la medicina, che solo adesso comincia ad affrontare la questione del genere». Sulla stessa linea la nipote della Nobel Rita Levi Montalcini, per la quale è necessario «riportare questione di genere alla primissima infanzia» e «come diceva zia Rita, dobbiamo imparare a chiedere quello che ci spetta, lavorando su noi stesse, tirare fuori le nostre capacità per combattere».

Multimedia
L'ultimo ballo per la sposa
Correlati
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo