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Un premio al coraggio e alla resilienza delle donne

30/12/2020  Tra i 36 premiati dal presidente Mattarella con l'Onorificenza al merito della Repubblica italiana, 21 sono donne. Tra di loro, una vittima di violenza domestica che ha intrapreso un percorso di riscatto. Storie esemplari, la sua e quella delle altre cittadine premiate, che ci offrono lo spunto per ricordare quanta strada ci sia ancora da percorrere per l'affermazione piena delle pari opportunità nella nostra società

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Ansa).
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Ansa).

(Foto Ansa sopra: Nicoletta Cosentino, 49 anni, di Palermo, cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica italiana)

Quest’anno lacerato dall’immensa tragedia del Coronavirus si chiude, nonostante tutto, con una luce: quella delle donne. Lo ha sottolineato il presidente Sergio Mattarella in occasione dell’assegnazione dell’Onorificenza al merito della Repubblica italiana. Tra i 36 premiati di quest’anno - cittadine e cittadini che si sono distinti per l’impegno nel volontariato, in attività di solidarietà, in favore dell’inclusione sociale, della cooperazione internazionale, della promozione della legalità, della cultura, della salute - 21 sono donne. La più anziana, Alma Broccoli, ha 92 anni: residente nella provincia di Novara, dedica il suo tempo al servizio nella Croce Rossa di Arona come centralinista, coordinando gli interventi di soccorso. Una testimonianza esemplare di quella straordinaria risorsa per il tessuto sociale del nostro Paese che è il volontariato cosiddetto senior, rappresentato dai pensionati e dagli over 65. Fino al 2019 i volontari senior erano la maggioranza. Un patrimonio che resta prezioso e irrinunciabile, anche ora che il Covid-19 ha sovvertito le cifre: secondo il Rapporto 2020 della Caritas su povertà ed esclusione sociale, la pandemia ha fatto crescere il volontariato in generale e aumentare notevolmente il numero dei giovani che dedicano parte del loro tempo agli altri. 

La premiata più giovane ha 18 anni: Serena Piccolo, di Pomigliano d’Arco (provincia di Napoli) è affetta da una malattia rara chiamata aplasia midollare. Lo scorso giugno, ricoverata all’ospedale Bambin Gesù di Roma in attesa di trapianto di midollo, ha voluto lasciare l’ospedale e andare a sostenere l’esame di maturità nella sua scuola, in presenza, ottenendo 100/100. Serena ha voluto affrontare quella prova insieme a suoi compagni, accanto a loro, mettendo in un angolo, almeno per un po’, la malattia. Ad agosto, finalmente, la notizia più attesa: il donatore di midollo è stato trovato e Serena è stata sottoposta a trapianto. 

E poi, Chiara Amirante, 54enne scrittrice e giornalista romana, fondatrice della Comunità Nuovi Orizzonti. E ancora, Angela Buanne, 54 anni, napoletana, che dopo aver perso nel 2015 la figlia Livia poco più che ventenne in un incidente stradale, ha deciso di impegnarsi nella sensibilizzazione dei giovanissimi sul tema della sicurezza stradale e fare la sua parte per combattere la piaga delle stragi del sabato sera e della dipendenza dei ragazzi dall’alcol.

Carolina Benetti, 89enne di San Giovanni Lupatolo (provincia di Verona), rappresenta il grande problema del “dopo di noi”, il dilemma che affligge le famiglie con un figlio, un parente disabile, che si domandano cosa ne sarà di lui quando i genitori non ci saranno più, come potrà vivere, chi si prederà cura di lui. Carolina e il marito Carlo, da genitori di un figlio affetto da una malattia, hanno fondato l’associazione Amici del tesoro Onlus. Dopo la morte di Carlo, nel 2014, Carolina ha continuato a lavorare per dare concretezza al suo grande sogno: realizzare una casa famiglia nella quale mettere in pratica lo spirito del ”dopo di noi”, dove il figlio Stefano e altri ragazzi con disabilità possano vivere insieme, fare comunità, promuovendo una cultura dell’inclusione e della solidarietà.

Fra le premiate, anche una donna vittima di violenza domestica, che è riuscita a ricostruire la sua vita, segnata da abusi e sofferenze. Nicoletta Cosentino, 49enne palermitana, ha intrapreso un percorso di recupero, ha seguito uno stage di formazione nel settore alimentare e, grazie al sostegno di Di.Re. (Donne in rete contro la violenza) ha avviato il progetto “Le Cuoche combattenti”, un laboratorio artigianale di prodotti da forno e conserve: un’attività imprenditoriale che è diventata un sostegno, un punto di riferimento, un’opportunità di riscatto e di affermazione per donne come lei hanno subìto varie forme di violenza e abuso. Un fenomeno, quello della violenza domestica, diffuso nel nostro Paese in modo allarmante e che la pandemia e il lockdown hanno contribuito ad aggravare ulteriormente: i dati delle rilevazioni statistiche condotte dalla rete Di.Re. raccontano che dal 2 marzo al 5 aprile le donne supportate dai centri antiviolenza della rete sono state 2.983, di queste 836 (28%) hanno chiesto aiuto ai centri per la prima volta. Dal 6 aprile al 3 maggio le donne seguite in totale sono state 2.956, di cui 979 (33%) quelle “nuove”. Nel 2019 le donne seguite mediamente al mese erano state 1.695; di queste, 1.202 (71%) si erano rivolte a un centro per la prima volta. Cifre che mostrano come, nel periodo della quarantena, siano state molte di più le donne rassegnate a subìre nel silenzio delle loro case.

Senza ovviamente nulla togliere al valore degli uomini premiati (come Ciro Corona, educatore di strada a Scampia, e padre Salvatore Morittu, che in Sardegna si impegna nella lotta alle tossicodipendenze, per citarne almeno un paio), ci sembra doveroso mettere in luce - alla fine di quest’anno - gli esempi al femminile di forza, coraggio, resilienza, capacità di rinascita e rinnovamento nelle sofferenze, per ricordarci ancora una volta di quanta strada ci sia da percorrere verso il pieno, effettivo riconoscimento delle pari opportunità in tutti i campi, a partire dal mondo del lavoro, verso una società in cui le donne non siano più oggetto di stereotipi machisti, vittime di parole e definizioni discriminatorie e offensive, di violenze e maltrattamenti di ogni genere, spesso subdoli e striscianti, poco visibili, certo non meno pericolosi e dannosi. È una speranza - anzi, una delle speranze - che coltiviamo per il nuovo anno che sta per iniziare.

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