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lunedì 21 giugno 2021
 
 

Dormitori bolognesi: l'euro (solidale) dell’ospitalità

14/04/2015  I senzatetto sono tenuti a versare questo piccolo contributo. Ma il ricavato resta per gli ospiti della struttura e diventa una forma di solidarietà. E chi non ha proprio nulla, può versare il suo contributo in altri modi…

Un euro a notte per dormire in un letto e al coperto. Da aprile, nel più grande dei dormitori bolognesi, il Beltrame di via Sabatucci, un centro d’accoglienza con 120 posti per i senzatetto, gli ospiti sono tenuti a versare un contributo di un euro a testa. La nuova regola entra in questi giorni a regime dopo un periodo di rodaggio in altri dormitori pubblici cittadini.

All’inizio l’esperimento è stato accolto da proteste e polemiche, anche piuttosto accese, ma poi il malumore è rientrato e i risultati sono stati più che positivi. 

I soldi raccolti grazie al contributo richiesto servono per fare cassa e rimangono a disposizione degli stessi ospiti. Una specie di salvadanaio che di volta in volta potrà essere utilizzato per apportare migliorie alla struttura, come per esempio l’acquisto di suppellettili o oggetti personali, in modo da renderla più confortevole e accogliente. Tra le ipotesi anche quella di dotarla di una cucina, per dare la possibilità agli ospiti di cucinarsi qualcosa in autonomia e quindi sentirsi più a casa. Ma il fondo potrà servire anche per acquisti di emergenza, naturalmente sempre per le persone ospitate. Tipo comprare un cappotto o un paio di scarpe a che ne ha bisogno, nell’ottica di una reciproca solidarietà.

L'ingresso e (in copertina) un interno del dormitorio "Beltrame" di Bologna.
L'ingresso e (in copertina) un interno del dormitorio "Beltrame" di Bologna.

«Il contributo servirà a rendere maggiormente coinvolti gli ospiti»

Chi proprio non ha niente, e quindi non può permettersi di pagare nemmeno un euro, è tenuto invece a compensare la cifra prestando qualche ora di servizio. Incombenze non troppo impegnative, commisurate al proprio stato di salute. Pulizie, piccole manutenzioni, lavori di giardinaggio, mansioni in città.

«Il contributo servirà a rendere maggiormente coinvolti gli ospiti»
, ha dichiarato l’assessore al Welfare del Comune Amelia Frascaroli, «chi frequenta queste strutture deve riconoscersi, eleggere i luoghi come propri e non viverli solo come un parcheggio».

L’obiettivo è quello di rendere le persone più partecipi ma anche più responsabili rispetto alle strutture di accoglienza. Pagare qualcosa o fare qualcosa per il luogo che ti ospita ti aiuta a considerarlo più tuo e quindi a rispettarlo e ad averne cura. Il tesoretto accumulato grazie a questo contributo, inoltre,  potrà servire anche per attività ricreative e culturali.

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