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mercoledì 19 gennaio 2022
 
 

Dove sono i volontari promessi da Renzi?

22/12/2014 

«È quel tassello che ti arricchisce». È una palestra di cittadinanza, ma è anche «entrare nel mondo del lavoro in punta di piedi. Molto più di un tirocinio. Forse è quello che manca alle università». Claudia Schillaci, 27 anni, palermitana, laureata in Psicologia, sta per terminare il servizio civile con il Gruppo Abele di Torino, l’associazione fondata nel 1965 da don Luigi Ciotti. Ha scelto di impegnarsi nel progetto “Genitori e figli”, che organizza corsi di italiano per mamme magrebine, ma anche attività di conoscenza, gioco e formazione per i loro bambini e per gli adolescenti. «Qui cadono tante etichette», racconta Claudia. «Queste persone non sono “gli stranieri da integrare”: prevale la dimensione dell’essere donna, mamma, figlio o figlia».

Parliamo di storie quotidiane, ma non per questo meno preziose, esperienze di attenzione verso chi arriva da lontano e in una grande città può smarrirsi. Il disagio e la sofferenza a volte sono tangibili, ma fanno crescere, come quella volta in cui «usando il filtro delle fiabe abbiamo proposto ai ragazzi di raccontarsi, di esporsi. Il primo giorno è stato difficilissimo. Poi, grazie al confronto con una persona più esperta, credo di aver “trovato la chiave”. Gli adolescenti sono così: soltanto se cambi una virgola in te stesso puoi riuscire a conquistarli».

Per il progetto al quale Claudia lavora sono stati selezionati due volontari, a fronte di oltre 60 richieste, segno che, nonostante il desiderio di enti e giovani, il servizio civile è ancora un’esperienza per pochi. Nei mesi scorsi il premier Renzi ha promesso l’istituzione di un Servizio civile universale aperto a 100 mila giovani nel 2017, che per ora restano un miraggio: nel 2015, con fondi in parte recuperati in extremis grazie anche alle pressioni del Terzo settore, i volontari saranno, forse, 40 mila.

 
 
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