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mercoledì 27 ottobre 2021
 
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Draghi: «L'unità non è un'opzione, ricostruzione come nel Dopoguerra»

17/02/2021  «Un esecutivo come quello che ho l'onore di presiedere, specialmente in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo, è semplicemente il governo del Paese»

«Il primo pensiero che vorrei condividere riguarda la nostra responsabilità nazionale, il principale dovere a cui siamo chiamati tutti io per primo». Quello di Mario Draghi al Senato è un discorso di politica alta, quasi più da capo dello Stato che da presidente del Consiglio. Le sue parole riflettono il momento che stiamo vivendo: un momento eccezionale, di emergenza, drammatico, tragico per molti aspetti, certamente di svolta, al crocevia di scelte importanti che possono determinare il futuro dei prossimi decenni. Il suo governo è chiamato a prendere per mano il Paese e portarlo fuori dall’emergenza dell’epidemia. Ma in secondo luogo ha anche ambizioni più elevate: cambiare un Paese bisognoso di riforme. «Un esecutivo come quello che ho l'onore di presiedere, specialmente in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo, è semplicemente il governo del Paese. Non ha bisogno di alcun aggettivo che lo definisca. Riassume la volontà, la consapevolezza, il senso di responsabilità delle forze politiche che lo sostengono alle quali è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti. Questo è lo spirito repubblicano di un governo che nasce in una situazione di emergenza raccogliendo l'alta indicazione del capo dello Stato».

In un passo del suo discorso il presidente del Consiglio fa una citazione di stampo  “liberale”. «Non esiste un prima e un dopo. Siamo consci dell'insegnamento di Cavour. Le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano». Ma nel frattempo «dobbiamo occuparci di chi soffre adesso, di chi oggi perde il lavoro o è costretto a chiudere la propria attività». Il premier incaricato in alcuni tratti perde persino il suo proverbiale aplomb e si emoziona visibilmente. Nemmeno lui resiste a metafore di guerra, quando accenna al contagio che ha devastato decine di migliaia di famiglie. «Nostro dovere è combattere con ogni mezzo la pandemia e salvaguardare le vite dei cittadini: una trincea dove combattiamo tutti insieme, il virus è nemico di tutti. E' nel commosso ricordo di chi non c'è più che cresce il nostro impegno». 

Il virus e la crisi economica.  Prima di illustrare il programma Draghi rivolge il suo pensiero «a tutti coloro che soffrono per la crisi economica che la pandemia ha scatenato, a coloro che lavorano nelle attività più colpite o fermate per motivi sanitari. Conosciamo le loro ragioni, siamo consci del loro enorme sacrificio e li ringraziamo. Ci impegniamo a fare di tutto perché possano tornare, nel più breve tempo possibile, nel riconoscimento dei loro diritti, alla normalità delle loro occupazioni». Alle polemiche intorno ai ritardi con cui si sono bloccate all'improvviso le attività per prevenzione del Covid, magari dopo che gli imprenditori avevano investito risorse nelle misure di sicurezza (polemiche riprese tra gli altri da Salvini), risponde così: «Ci impegniamo a informare i cittadini con sufficiente anticipo, per quanto compatibile con la rapida evoluzione della pandemia, di ogni cambiamento nelle regole». 

Il governo misto di tecnici e di politici dell'ex governatore della Banca centrale europea rappresenta il fallimento della politica? Draghi non condivide questa tesi. «Mi sia consentito di non essere d'accordo. Nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese, nell'avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese che ben sanno quando è il momento di lavorare insieme, senza pregiudizi e rivalità». Non manca il ringraziamento per il predecessore Giuseppe Conte per il lavoro fatto. Ma l’orizzonte è quanto mai fosco e Draghi non lo nasconde. «La diffusione del virus ha comportato gravissime conseguenze anche sul tessuto economico e sociale del nostro Paese. Con rilevanti impatti sull'occupazione, specialmente quella dei giovani e delle donne. Un fenomeno destinato ad aggravarsi quando verrà meno il divieto di licenziamento», continua. Le cifre citate fanno rabbrividire. «Il numero totale di ore di Cassa integrazione per emergenza sanitaria dal 1 aprile al 31 dicembre dello scorso anno supera i 4 milioni. Nel 2020 gli occupati sono scesi di 444 mila unità ma il calo si è accentrato su contratti a termine ( meno 393 mila) e lavoratori autonomi ( meno 209 mila). La pandemia ha finora colpito soprattutto giovani e donne, una disoccupazione selettiva ma che presto potrebbe iniziare a colpire anche i lavoratori con contratti a tempo indeterminato». 

La nuova ricostruzione. «Oggi noi abbiamo, come accadde ai governi dell'immediato dopoguerra, la possibilità, o meglio la responsabilità, di avviare una nuova ricostruzione attraverso la fiducia reciproca, nella fratellanza nazionale, nel perseguimento di un riscatto civico e morale», incalza Draghi. «A quella ricostruzione collaborarono forze politiche ideologicamente lontane se non contrapposte. Sono certo che anche a questa nuova ricostruzione nessuno farà mancare, nella distinzione di ruoli e identità, il proprio apporto. Questa è la nostra missione di italiani: consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti».

Euro valore “irreversibile”.  Il premabolo del suo programma è dedicato a incardinare i valori politici e la collocazione ideologica del suo esecutivo. Ricorda la storia, il passato da cui veniamo. Questo governo, dice, nasce nel solco dell'appartenenza come socio fondatore all'Unione europea, e come protagonista dell'Alleanza Atlantica, nel solco delle grandi democrazie occidentali. Dunque «sostenere questo governo significa condividere l'irreversibilità della scelta dell'euro, condividere la prospettiva di un'Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione. Un consorzio con cui promette di intensificare i rapporti, non di indebolirli. Il suo discorso va in direzione esattamente opposta a quella del Regno Unito. «Gli Stati nazionali rimangono il riferimento dei nostri cittadini, ma nelle aree definite dalla loro debolezza cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa». Dunque un governo «convintamente europeista e atlantista, in linea con gli ancoraggi storici dell'Italia: Unione europea, Alleanza Atlantica, Nazioni Unite. Ancoraggi che abbiamo scelto fin dal dopoguerra, in un percorso che ha portato benessere, sicurezza e prestigio internazionale. Profonda è la nostra vocazione a favore di un multilateralismo efficace, fondato sul ruolo insostituibile delle Nazioni Unite».

Anche la presidenza democratica di Joe Biden «prospetta un cambiamento di metodo, più cooperativo nei confronti dell'Europa e degli alleati tradizionali. Sono fiducioso che i nostri rapporti e la nostra collaborazione non potranno che intensificarsi». Ma Draghi guarda anche a Oriente:  «l'Italia si adopererà per alimentare meccanismi di dialogo con la Federazione Russa. Seguiamo con preoccupazione ciò che sta accadendo in questo e in altri Paesi dove i diritti dei cittadini sono spesso violati».

Orgoglio nazionale e unità. Poi riprende uno dei suoi temi più cari, quello della differenza tra sovranismo (perdente, incapace di reggere la competizione in campo globale) e sovranità (necessaria per lo sviluppo virtuoso di ogni popolo e di ogni economia). «Nell'appartenenza convinta al destino dell'Europa siamo ancora più italiani, ancora più vicini ai nostri territori di origine o residenza. Dobbiamo essere orgogliosi del contributo italiano alla crescita e allo sviluppo dell'Unione europea. Senza l'Italia non c'è l'Europa. Ma, fuori dall'Europa c'è meno Italia. Non c'è sovranità nella solitudine. C'è solo l'inganno di ciò che siamo, nell'oblio di ciò che siamo stati e nella negazione di quello che potremmo essere». Per Draghi unità non è opzione ma un dovere.

Per amore dell’Italia: «Questo è il terzo governo della legislatura. Non c'è nulla che faccia pensare che possa far bene senza il sostegno convinto di questo Parlamento. E' un sostegno che non poggia su alchimie politiche ma sullo spirito di sacrificio con cui donne e uomini hanno affrontato l'ultimo anno, sul loro vibrante desiderio di rinascere, di tornare più forti e sull'entusiasmo dei giovani che vogliono un paese capace di realizzare i loro sogni. Oggi, l'unità non è un'opzione, l'unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che sono certo ci unisce tutti: l'amore per l'Italia». 

La scuola e la valorizzazione delle scuole tecniche. Il premier conferma il proposito di tornare alla scuola in presenza e di allungare il calendario per recuperare il tempo perduto. Particolare attenzione va riservata agli istituti tecnici («in Francia e in Germania, ad esempio, questi istituti sono un pilastro importante del sistema educativo»). 

Sui vaccini il premier vuole intensificare la campagna di vaccinazione: «Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all'interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private». Quando usciremo, si chiede Draghi, dalla pandemia, che mondo troveremo? «Alcuni pensano che la tragedia nella quale abbiamo vissuto per più di 12 mesi sia stata simile ad una lunga interruzione di corrente. Prima o poi la luce ritorna, e tutto ricomincia come prima. La scienza, ma semplicemente il buon senso, suggeriscono che potrebbe non essere così». Nulla, insomma, sarà come prima.

Nel suo discorso il presidente del Consiglio enuncia i punti nodali della rivoluzione ambientale («vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta») che il suo esecutivo vuole avviare e realizzare in due anni: «Digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori , biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra, sono diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l'ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane».

Il lavoro «Uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce - sottolinea Draghi, riprendendo la metafora della corrente elettrica -  questa osservazione, che gli scienziati non smettono di ripeterci, ha una conseguenza importante. Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi». Significa, con ogni probabilità, stop con i sussidi a pioggia di aziende decotte o incapaci di rinnovarsi. Con quali conseguenze sociali? Questo Draghi non lo dice.  Ma il premier reputa centrali le politiche attive del lavoro. «Affinché esse siano immediatamente operative è necessario migliorare gli strumenti esistenti, come l'assegno di riallocazione, rafforzando le politiche di formazione dei lavoratori occupati e disoccupati. Vanno anche rafforzate le dotazioni di personale e digitali dei centri per l'impiego in accordo con le regioni. Questo progetto è già parte del Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza ma andrà anticipato da subito». L’assegno di ricollocazione (Adr) è uno strumento che aiuta le persone a ricollocarsi nel mercato del lavoro: un importo da utilizzare presso i soggetti che forniscono servizi di assistenza personalizzata per la ricerca di occupazione (come i centri per l’impiego o gli enti accreditati ai servizi per il lavoro). Di reddito di cittadinanza non fa cenno, forse per non turbare i 5 Stelle. Ma è chiaro che qualcosa cambierà, reputandola una misura troppo assistenizalista: lo aveva già fatto filtrare nei giorni scorsi.

L’omaggio alle donne. Uno dei passaggi dell'intervento più applauditi, soprattutto dalle senatrici, riguarda le donne, forse per farsi perdonare la composizione a maggioranza nettamente maschile della sua squadra. Ma sulla parità di generi Draghi ha idee ben precise, basate non sulle "quote" bensì sull'effettiva parità di condizioni di partenza per scalare i ranghi della società: «L'Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa, oltre una cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievoUna vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi. Intendiamo lavorare in questo senso, puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro». 

Il turismo. Lo lega, giustamente, alla conservazione e valorizzazione dei beni ambientali e culturali del Belpaese. «Anche nel nostro Paese alcuni modelli di crescita dovranno cambiare. Ad esempio il modello di turismo, un'attività che prima della pandemia rappresentava il 14 per cento del totale delle nostre attività economiche. Imprese e lavoratori in quel settore vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. Ma senza scordare che il nostro turismo avrà un futuro se non dimentichiamo che esso vive della nostra capacità di preservare, cioè almeno non sciupare, città d'arte, luoghi e tradizioni che successive generazioni attraverso molti secoli hanno saputo preservare e ci hanno tramandato».

Infrastrutture. «In tema di infrastrutture occorre investire sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici per permettere alle amministrazioni di poter pianificare, progettare ed accelerare gli investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita indicati nel Programma nazionale di Ripresa e Resilienza. Il settore privato deve essere invitato a partecipare alla realizzazione degli investimenti pubblici apportando più che finanza, competenza, efficienza e innovazione per accelerare la realizzazione dei progetti nel rispetto dei costi previsti».

Recovery Fund.  Un capitolo fondamentale è dedicato ai 209 miliardi di euro in arrivo da Bruxelles per sostenere la ripresa. NOn lo chiama Recovery Fund (che ne è una branca) ma Next Generation EU, che è sostanzialmente la stessa cosa. «La strategia per i progetti del Next Generation EU non può che essere trasversale e sinergica, basata sul principio dei co-benefici, cioè con la capacità di impattare simultaneamente più settori, in maniera coordinata. Dovremo imparare a prevenire piuttosto che a riparare, non solo dispiegando tutte le tecnologie a nostra disposizione ma anche investendo sulla consapevolezza delle nuove generazioni che "ogni azione ha una conseguenza. Queste risorse dovranno essere spese puntando a migliorare il potenziale di crescita della nostra economia. La quota di prestiti aggiuntivi che richiederemo tramite la principale componente del programma, lo Strumento per la ripresa e resilienza, dovrà essere modulata in base agli obiettivi di finanza pubblica.  Vi sono poi strumenti specifici per il Mezzogiorno quali il credito d'imposta e altri interventi da concordare in sede europea. Per riuscire a spendere e spendere bene, utilizzando gli investimenti dedicati dal Next Generation EU occorre irrobustire le amministrazioni meridionali, anche guardando con attenzione all'esperienza di un passato che spesso ha deluso la speranza. Le missioni del programma potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del Governo uscente. Dovremo rafforzare il programma prima di tutto per quanto riguarda gli obiettivi strategici e le riforme che li accompagnano».

Fisco. Nell'agenda di Draghi è compresa la riforma fiscale, su cui vorrebbe agire complessivamente e non voce per voce, tributo per tributo. «Nel caso del fisco, per fare un esempio, non bisogna dimenticare che il sistema tributario è un meccanismo complesso, le cui parti si legano una all'altra. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta. Un intervento complessivo rende anche più difficile che specifici gruppi di pressione riescano a spingere il governo ad adottare misure scritte per avvantaggiarli. Va studiata una revisione profonda dell'Irpef con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività. Funzionale al perseguimento di questi ambiziosi obiettivi sarà anche un rinnovato e rafforzato impegno nell'azione di contrasto all'evasione fiscale. Le esperienze di altri paesi insegnano che le riforme della tassazione dovrebbero essere affidate a esperti, che conoscono bene cosa può accadere se si cambia un'imposta. Una riforma fiscale segna in ogni Paese un passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l'architrave della politica di bilancio».

La giustizia. Altra riforma molto attesa: quella della giustizia civile. «Nelle Country Specific Recommendations indirizzate al nostro Paese negli anni 2019 e 2020, la Commissione ci esorta ad aumentare l'efficienza del sistema giudiziario civile, attuando e favorendo l'applicazione dei decreti di riforma in materia di insolvenza, garantendo un funzionamento più efficiente dei tribunali, favorendo lo smaltimento dell'arretrato e una migliore gestione dei carichi di lavoro, adottando norme procedurali più semplici, coprendo i posti vacanti del personale amministrativo, riducendo le differenze che sussistono nella gestione dei casi da tribunale a tribunale e infine favorendo la repressione della corruzione».

Pubblica amministrazione. «L'altra riforma che non si può procrastinare è quella della pubblica amministrazione. La riforma dovrà muoversi su due direttive: investimenti in connettività con anche la realizzazione di piattaforme efficienti e di facile utilizzo da parte dei cittadini; aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici, anche selezionando nelle assunzioni le migliori competenze e attitudini in modo rapido, efficiente e sicuro, senza costringere a lunghissime attese decine di migliaia di candidati».

I migranti. Parole incoraggianti sui rifugiati, anche se non pare che sia questa la priorità di governo. «Altra sfida sarà il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l'asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell'equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva. Cruciale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati».

Le citazioni. Come abbiamo scritto all'inizio di questo resoconto Mario Draghi, nel suo intervento al Senato, dopo aver ribadito lo spirito repubblicano del suo nuovo governo, cita Cavour ma anche il Papa. «Come ha detto papa Francesco le tragedie naturali sono la risposta della Terra al nostro maltrattamento. E io penso che se chiedessi al Signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona: siamo stati noi a rovinare l'opera del Signore». 

 

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A Napoli spunta la statuina di Mario Draghi nel presepe
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