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Da Abreu a Dudamel, la musica è vita

20/11/2011  A distanza di 24 pore, l'Orchestra Sinfonica "Simon Bolivar" alla Scala, diretta da Dudamel, e la laurea ad honorem ad Abreu.

«Per i nostri ragazzi la musica è la vita, ci credono da pazzi. Per ciascuno di loro suonare è un’esperienza straordinaria, significa ascoltare gli altri, essere sensibili e aperti». Così diceva Gustavo Dudamel dei “suoi ragazzi” in un'intervista pubblicata su Famiglia Cristiana nel 2006. E con questo spirito l’ormai affermato direttore torna a Milano, al Teatro alla Scala, il 21 novembre, a favore della Fondazione Progetto Arca Onlus; e poi a Roma, al Parco della Musica, per l’Accademia di Santa Cecilia, il 23 novembre.

     Ovviamente con la sua Orchestra Sinfónica Simón Bolívar de Venezuela: punta di diamante di un sistema di complessi giovanili creato da Antonio Abreu e diventato un esempio insuperabile per strappare i giovani meno fortunati dalla strada e dalla delinquenza e offrire a tutti (ragazzi di strada e ragazzi più fortunati) la possibilità di stare insieme, imparare, giocare, suonare.

      Gustavo è sbocciato all’interno di questo sistema con il suo un talento fuori dal comune. Ed appena può torna in Venezuela, a fare cose mirabolanti alla testa dei suoi amici, anche se ormai ha diretto le più importanti orchestre del mondo, ha suonato tante volte alla Scala ed è diventato il direttore dell’Orchestra di S. Francisco. Oggi ha solo 31 anni, ma molti in Italia se lo ricordano, ancora ragazzino, una quindicina di anni fa, sul podio della Bolívar.

Loro invece, con Dudamel e con altri direttori, hanno fatto il giro del pianeta. Hanno inciso dischi dedicati al grande repertorio e alla musica del Centro America. Sono stati sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo. E applauditi da spettatori che parlano le lingue più diverse: incantati dallo spirito, dalla generosità, dalla vitalità di questa compagine che non si presenta in frac ma con costumi giallo, rosso e blu con le stelline bianche, come la bandiera del loro Paese.

Con un po' di incoscienza giovanile e con l’entusiasmo che non si arresta davanti ad alcuna difficoltà, a Milano e Roma Dudamel e i suoi “ragazzi” proporranno un programma da fare tremare i polsi a un’Orchestra di primo livello: L’uccello di fuoco di Stravinskij, Daphnis et Chloé di Ravel e l’Eroica di Beethoven. E alla fine, c’è da giurarlo, l’immancabile bis a ritmo sfrenato di danza.


Giorgio Vitali

Il "sistema" del professor Abreu 


     Sulle prime sembra difficile capire il nesso tra un Maestro di musica seppure dei più importanti è una laurea honoris causa in Giurisprudenza. Difficile cogliere al volo la relazione tra diritto e note. Eppure c'è.

Basta conoscere un po' la storia di Antonio José Abreu e del suo "Sistema", che ha sparso orchestre giovanili per tutto il Venezuela, servendosi della musica per unire ragazzi di estrazioni diverse e toglierne 3 su 4 dal pericolo che la strada fosse la sola alternativa. Se il diritto ha, come ha, qualcosa anzi molto a che fare con il concetto di eguaglianza e di equità, il Sistema Abreu è stato, in 36 anni di storia, un favoloso mezzo per diffondere musica e democrazia.




 Per questo il 22 novembre Abreu riceverà all'Università Milano-Bicocca la laurea in Giurisprudenza. «Per il suo intenso impegno», scrivono nelle motivazioni, «a favore del dirittto all'uguaglianza di bambini e giovani. Il lavoro del Maestro Abreu si basa sul valore sociale della musica inteso come strumento della formazione dell'individuo e come mezzo di realizzare sé stessi ispirandosi ai valori della democrazia».

 Il risultato di quel lavoro è evidente in Italia in questi giorni: non solo alla Scala dove l'Orchestra giovanile Sinfònica Simòn Bolìvar si esibisce lunedì 21 novembre, diretta dal Maestro Gustavo Dudamel che del Sistema è espressione. Altro prestigio a quell'opera monumentale che ha inondato di note il Venezuela deriva ancor più dal fatto che, da poco, è stato nominato, direttore del teatro La Fenice di Venezia, Diego Matheuz, allievo di Dudamel. Debutterà al Concerto di Capodanno in diretta Tv. Ha 26 anni appena e al Sistema non potrebbe dare vetrina migliore.

Elisa Chiari

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