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Due figli? Niente contratto

19/03/2015  Un nonno racconta la situazione di sua figlia: assunta per quattro anni, dopo due gravidanze non le è stato rinnovato il contratto perché si è "permessa" di fare due figli.

Da anni sono abbonato e leggo volentieri Famiglia Cristiana. È l’unico settimanale che entra nella mia casa e che apprezzo. Puntualmente leggo, quindi, le notizie che riguardano la famiglia e il mettere al mondo dei figli, che sono il futuro e anche la ricchezza economica di una Nazione. Soprattutto in un Paese che ha un tasso di natalità molto basso. Per fortuna che ci sono gli immigrati a supplire a questa mancanza italiana.

Condivido le vostre posizioni sulla famiglia. I politici, in genere, parlano ma non fanno nulla per favorire la natalità, non danno alcun vero sostegno economico. Anche i datori di lavoro non aiutano e allontanano le donne che mettono al mondo dei figli, adducendo di volta in volta motivazioni varie. Le racconto il caso di mia figlia: assunta per quattro anni con un contratto di apprendista in una salumeria di un noto marchio italiano di distribuzione alimentare, dopo due gravidanze che hanno dato a me e a mia moglie due splendidi nipotini, non glielo hanno più rinnovato perché si era “permessa” di fare due figli. Gli è stato fatto intendere in maniera esplicita, anche se non alla luce del sole. Il risultato è che ora mia figlia è rimasta senza lavoro e ha pure il marito disoccupato.

Di queste situazioni si parla poco, ma non mi riferisco a voi. Per le donne le difese sul lavoro sono scarse. Nella condizione di mia figlia ci sono sicuramente tante altre donne e famiglie. Per fortuna, ho una buona pensione e posso dare da mangiare a mia figlia e ai nipoti, ma io non sono eterno. Mia figlia vorrebbe avere più autonomia ed essere protetta dalle istituzioni. Scusi lo sfogo di questo papà e nonno che, in ogni caso, non ha perso la fede in Dio. Se dovessimo affidarci ai politici, staremmo freschi: hanno altri problemi, soprattutto personali, a cui pensare!

UN NONNO

Caro nonno, la sintesi della tua lettera sta tutta nelle ultime righe: i politici hanno altri pensieri e interessi, non si preoccupano delle famiglie e del bene comune. Eppure, sanno che se l’Italia non inverte la tendenza del tasso di natalità, che ci pone al più basso livello al mondo, il futuro è segnato. Negativamente. Senza figli non c’è crescita, non c’è sviluppo. Né i pochi giovani, nei prossimi decenni, potranno portare sulle proprie spalle il peso di una fascia di anziani sempre più larga. È l’unico dato positivo in tutta questa vicenda: l’età si è allungata e, grazie a Dio, noi italiani siamo tra i più longevi al mondo. Il problema, però, è che senza ricambi non possiamo guardare al futuro con ottimismo.

C’è un dato che, nei giorni scorsi, è passato inosservato: nel 2014 in Italia sono nati appena 509 mila bambini, cinquemila neonati in meno rispetto all’anno precedente, la cifra più bassa dall’Unità d’Italia a oggi. Siamo in profondo rosso dal punto di vista demografico. Il saldo tra nati e morti non è mai stato così negativo. Rischiamo che un domani non ci siano più italiani. E la presenza degli stranieri, che pur sono più prolifici di noi, non basta a compensare questa deficienza tutta italiana. Inoltre, secondo un rapporto del Mulino, negli ultimi dieci anni le coppie che non hanno avuto figli sono aumentate del quaranta per cento. Andiamo incontro non più a famiglie con un figlio unico, ma addirittura senza figli. Se non cambiamo passo, non ce la faremo a risollevarci e a crescere come Paese, perché la principale risorsa e ricchezza sono i figli. Basterebbe che i politici avessero presente questi semplici dati, per mettere subito la famiglia al centro dell’attenzione. E farne la priorità delle priorità, dedicando a essa maggiori risorse. La realtà ci dice, invece, che la percentuale di Pil che l’Italia dedica alle politiche familiari è la più bassa in Europa, al di sotto della media europea.

A parole si parla tanto di vita e maternità, concretamente si fa davvero poco per favorire la natalità. O per conciliare o, meglio, armonizzare i tempi del lavoro e della famiglia, offrendo alle donne quelle reti di protezione (asili nidi, robusti assegni familiari...) che non le costringa a dover scegliere tra figli e occupazione. Per molti imprenditori la maternità è considerata un intralcio alla produttività e, se possono, fanno a meno delle donne.
Qualcuno arriva all’aberrazione di far firmare, al momento dell’assunzione, un foglio di dimissioni se la lavoratrice resta incinta. Una situazione analoga a quella di tua figlia, caro nonno. Con l’aggravante che le giovani famiglie senza lavoro non possono più contare sui risparmi dei propri genitori, come avveniva in passato. La crisi ha dato un duro colpo alla solidarietà tra le generazioni. La coperta è troppo corta e a restare scoperti sono i figli.

 
 
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