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Monarchia o Repubblica? 2 giugno 1946, il giorno che cambiò l'Italia

02/06/2017  Settantun'anni fa gli italiani scelsero. E votarono i membri della Costituente. Con lo storico Agostino Giovagnoli riviviamo una stagione per molti aspetti di grande attualità.

Il professore Agostino Giovagnoli. In alto: Giorgio La Pira, a Firenze.
Il professore Agostino Giovagnoli. In alto: Giorgio La Pira, a Firenze.

In Italia quel 2 giugno del 1946 cambiarono molte cose: dopo 85 anni i Savoia uscirono di scena e la Monarchia cedette il passo alla Repubblica; ci furono libere elezioni dopo il ventennio fascista; le donne, fino ad allora prive del potere di voto,si recarono alle urne; la nuova classe dirigente antifascista intraprese la grande avventura della Costituente.«Un’avventura che continua, una grande esperienza di libertà e democrazia che dura da 71 anni», commenta Agostino Giovagnoli, docente di Storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano (l’ateneo che ebbe come rettore uno dei padri costituenti,Giuseppe Lazzati). «Il doppio voto del referendum su monarchia o Repubblica e delle elezioni dei deputati della Costituente», aggiunge Giovagnoli, allievo di Pietro Scoppola, studioso del Dopoguerra e della Prima Repubblica, «indica un’integrazione tra una sovranità popolare diretta (il referendum) e una indiretta (le elezioni).Per questo la Costituzione, coni suoi principi irrinunciabili e la sua architettura istituzionale, è un capolavoro di democrazia».

Quel giorno su ventidue milioni di italiani dieci votarono per la monarchia, soprattutto al Sud. Cos’è rimasto della monarchia oggi?
«È rimasto sempre meno. Nonostante quasi mezza Italia avesse votato per il re, i monarchici hanno accettatola Repubblica e questa è una cosa importante e non scontata. Anche i monarchici sono diventati repubblicani,grazie a un percorso comune di tutti gli italiani, che non ha escluso gli oppositori ma li ha coinvolti in un processo di crescita».

Un minimo di monarchia però è rimasta con il Quirinale. E poi, infondo, abbiamo avuto gli Agnelli, che facevano un po’ le veci dei re d’Italia...
«È vero, il presidente della Repubblica italiano non è una figura del tutto formale come la regina d’Inghilterra.Da noi il capo dello Stato è un erede della monarchia costituzionale e ha un potere “a fisarmonica”. Si restringe in chiave notarile, di rappresentante dell’unità nazionale e di garante delle istituzioni quando la vita politica nonne ha bisogno e si amplia quando ci sono dei passaggi politici complicati.Lo abbiamo visto con Napolitano.Questo è un fattore molto positivo e di grande equilibrio. Quanto alla“monarchia industriale” degli Agnelli c’è del vero soprattutto in passato,quando gli Agnelli rappresentavano la grande industria italiana e si poteva dire che quello che fa bene alla Fiat fa bene all’ Italia. Oggi le cose sono cambiate.Purtroppo non c’è nell’imprenditoria italiana l’ambizione di svolgere un ruolo nazionale. Si vede anche dalla politica di Confindustria».

Alle elezioni dei costituenti emersero le tre culture del Paese che si rispecchiano nella nostra Carta: cattolica, comunista e liberale...
«In realtà il voto ha premiato soprattutto le matrici comunista, socialista e cattolica. I liberali erano fortemente minoritari nella Costituente,ma socialisti, comunisti e cattolici hanno saggiamente riconosciuto questa realtà storica attingendone per la scrittura della nuova Costituzione».

Dunque la nostra Carta ha solo ereditato la matrice liberale...
«Direi di sì. Dietro la nostra Carta c’è l’eredità settecentesca e illuminista delle rivoluzioni francese e americana,quella ottocentesca dei moti del ’48 e dello Statuto Albertino e inne l’eredità più fragile, ma molto importante,delle prime democrazie di massa.In particolare della Costituzione di Weimer, cui i nostri costituenti hanno guardato con grande attenzione».

Forse è per questo che ha dato vita a una certa fragilità dei Governi, soprattutto della Prima Repubblica...
«Non sono così negativo su come ha funzionato il sistema della Prima Repubblica. In realtà il sistema politico è stato eccezionalmente stabile.Tanto è vero che la grande polemica nasce dal fatto che c’è stato un partito di Governo, la Dc, ininterrottamente dal 1948 al 1992. Del resto non si può dire che è mancato il ricambio o l’alternanza di Governo, come facevano i comunisti, e al tempo stesso dire che è un sistema instabile. Sono due critiche contraddittorie. Il cambiamento dei governi e governicchi della Prima Repubblica è avvenuto all’interno di una stabilità di fondo. E ha reso più dinamico un sistema tendenzialmente statico, bloccato dalla Guerra fredda che rendeva impossibile una maggioranza basata su un partito filosovietico. Oltretutto il 90 per cento della produzione legislativa degli anni ’70 ha coinvolto l’opposizione. Un segno di grande civiltà politica, perché votare insieme delle leggi in Parlamento, in assenza di condizioni che permettessero una collaborazione di Governo,per il bene del Paese, è segno di grande responsabilità politica. Oggi non ci sono più problemi e contrapposizioni ideologiche ma c’è una rigidità terribile anche su provvedimenti che dovrebbero essere condivisi da tutti».

Qual è stato il principale apporto dei cattolici nella Costituzione?
«Quello di impostare la collaborazione di tutte le forze politiche presenti,come appunto quella liberale minoritaria. E questo è certamente dovuto all’azione della Dc e di una profonda cultura cattolica: l’esigenza di ricostruire il Paese senza spaccarlo,malgrado il fortissimo anticomunismo della Dc. Una collaborazione che continua anche nel ’47 con il monocolore Dc di De Gasperi. L’anteriorità della persona rispetto allo Stato è una proposta cattolica accettata dai comunisti.Nella prima parte della Costituzione,quella dei principi irriformabili,c’è una fortissima impronta cristiana.Giorgio La Pira è stato il grande ispiratore dei cattolici della Costituente. La prima parte degli articoli irriformabili si deve a La Pira. Poi ci sono anche Togliatti,Lelio Basso, Dossetti, Moro, De Gasperi (che mise a punto l’articolo sette sul Concordato), ma il sindaco di Firenze fu fondamentale».

I principi fondamentali della Costituzione sembrano scritti ieri...
«C’era stata la guerra e dunque c’è stata la capacità di ‹filtrare l’esperienza tragica del conŒflitto mondiale attraverso una sensibilità religiosa e umana molto più ampia, trasformandola in affermazione di diritti. La società italiana, ferita e orfana di quei diritti,si raccolse intorno al messaggio personalista della Chiesa. Dietro La Pira c’erano tutti i messaggi di Pio XII fatti durante la guerra, come quello del’44 tutto dedicato alla democrazia.Discorsi che La Pira rielaborò trasformandoli in una proposta costituente».

Il voto delle donne influì?
«La forza della pacatezza dei lavoratori della Costituente e della volontà di rimarginare le ferite della guerra sono doti tipicamente femminili. Eranole donne che avevano perso i ‹figli al fronte, che custodivano la famiglia e gli affetti, che cercavano di lenire le sofferenze e certamente quel desiderio di voltare pagina è stato alimentato dalle donne».

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