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domenica 21 luglio 2024
 
 

Due ruote, la prima libertà

22/05/2011  E' il regalo ambito di tutti i bambini, il primo mezzo di locomozione autonomo da ragazzi, l'emblema del gesto imparato per sempre. Ecco perché amiamo la bicicletta nonostante tutto.

Nella vita sono diventati astrofisici, scrittori, giornalisti e un sacco di altre cose, in tempi e luoghi che più diversi non potrebbero essere. Però hanno in comune un ricordo: la prima bicicletta. Da questi ricordi è nato un blog che resiste agli anni sul sito dell'editore ediciclo http://www.ediciclo.it/blog/?cat=3 in cui hanno scritto da Susanna Tamaro a Margherita Hack, da Paolo Rumiz a Wu Ming2, per dire della trasversalità. 

Ne sono uscite storie fresche e tenere, continuamente aggiornate da nuove penne, in cui ciascuno ha raccontato il primo incontro avuto con le ruote e i pedali e relative avventure, spesso disavventure. Ma più di tutto quel misto di timore e libertà che si porta dietro l'emozione spaurita della prima pedalata senza una mano adulta a far da assicurazione. 

Perché questo è per un bambino la bicicletta, il primo mezzo di spostamento autonomo, che si trasforma in adolescenza nel primo atto di libertà, che segna l'affrancamento dalla necessità di farsi accompagnare in qualunque posto troppo lontano per andarci a piedi, prima che venga, se mai viene - gli irriducibili non mollano mai i pedali - l'età del motorino o dell'auto.

E poi la bici è anche un'altra cosa simbolicamente importante: l'emblema e l'idea platonica del gesto imparato una volta per sempre. Anche per questo la amiamo, per questo il Giro raccoglie centinaia di migliaia di persone sulle montagne, nonostante tutte le delusioni dell'agonismo cinico e baro. Perché quella certezza di aver acquisito senza poter perdere appartiene a tutti.

E continua a farci sentire liberi dentro, anche se abbiamo ormai l'auto. E pazienza se non abbiamo più comprato una bici dopo l'ennesimo furto, perché tanto non ci sono abbastanza piste ciclabili. Quelle due ruote non se ne vanno mai. Sono una certezza che ci resta dentro.  

 
 
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