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venerdì 27 maggio 2022
 
Una lezione di educazione civica
 

«E' stato lui a investire il ciclista», il gesto esemplare di due genitori

01/09/2017  Hanno denunciato il figlio, spiega lo psicoterapeuta Alberto Pellai, compiendo una scelta in controtendenza. Ma lo hanno salvato aiutandolo ad assumersi le proprie responsabilità e a intraprendere la strada verso l'età adulta.

Questa storia inizia come una delle numerose e drammatiche vicende di incidenti stradali e omissioni di soccorso. Un ciclista sloveno di 72 anni ha perso la vita lo scorso 28 agosto a Eraclea Mare in provincia di Venezia. E’ morto sul colpo investito da un pirata della strada che è fuggito lasciandolo in terra. Immediate le ricerche da parte dei carabinieri per individuare il responsabile del tragico incidente.  Si è rivelato essere un giovane di 18 anni che rientrato a casa, dopo un racconto confuso e poco veritiero riguardante un incidente dovuto a un pneumatico forato, ha cercato di nascondere in famiglia cosa era realmente accaduto. I due genitori e la sorella maggiore, insospettiti e rendendosi conto che i danni all’automobile significavano qualcosa di più grave, hanno ripercorso la strada che aveva fatto il figlio e fratello. Sul luogo dell’incidente hanno capito cosa era successo veramente. E qui la svolta della nostra vicenda. Non hanno cercato di coprirlo, di giustificarlo o difenderlo. Pur con gran dolore lo hanno subito denunciato ai carabinieri e hanno accompagnato gli uomini dell’Arma a casa dove il ragazzo è stato arrestato e accusato di omicidio stradale.

Una scelta che ci colpisce perché «dolorosa ed esemplare» come la definisce Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, esperto di tematiche legate all’educazione e alle relazioni familiari:  «Siamo molto  colpiti da questa vicenda perché ci costringe a chiederci cosa significhi volere bene a un figlio». Pellai sottolinea che i due genitori hanno trattato il figlio come un adulto: «Si sono sentiti responsabili di farlo sentire responsabile. Lui questo passaggio non  lo aveva ancora compiuto. Era un figlio che pur essendo maggiorenne si è comportato come il peggiore dei preadolescenti ».

Si tratta di un'azione molto in controtendenza rispetto a ciò che succede in questo momento  nel mondo degli adulti, «che non hanno la percezione delle responsabilità etiche correlate ai comportamenti dei figli e che tendono piuttosto a giustificarli. Per questo ci appare come un fatto clamoroso poiché in seguito a questa denuncia sicuramente il ragazzo avrà, come è giusto, conseguenze gravissime. Ma è anche l’unico modo per salvarlo. In quanto madre e padre i due genitori sono responsabili della sua formazione. In questo caso lo hanno preso per mano e lo hanno accompagnato verso l’età adulta. Scontando l'errore e assumendosi le responsabilità il figlio non sarà per tutta la vita l’errore che ha fatto ma diventerà qualcos’altro».

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