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mercoledì 13 novembre 2019
 
 

E Checco Zalone diventò un eroe anticomunista

21/11/2013  Secondo il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta il film «Sole a catinelle» del comico pugliese esprime in pieno la «filosofia positiva, generosa, anticomunista, moderata, serena del Cavaliere»

Chissà cosa ne pensa l’interessato che dal palco di Zelig, qualche anno fa, si divertiva a prenderlo in giro nella “taranta de lu centrudestra”: «Evviva Brunetta persona come si deve, evviva tutti e sette…, evviva Biancaneve».

Ora Checco Zalone, campione d’incassi al cinema con “Sole a catinelle” che con quasi 44 milioni di euro è il film più visto di sempre, è stato ufficialmente arruolato da Renato Brunetta come alfiere del berlusconismo e della rinata Forza Italia.
«Qualcuno l’ha notato?», scrive il capogruppo forzista alla Camera nel famigerato Mattinale, il documento con cui ogni mattina detta al partito la linea da tenere nei dibattiti Tv. «Siamo prudenti nel dirlo perché non vorremmo iniziasse un boicottaggio come quello contro i pompelmi degli israeliani. Il film “Sole  a catinelle”di Checco Zalone esprime in pieno la filosofia positiva, generosa, anticomunista, moderata, serena di Berlusconi e di Forza Italia». E conclude lapidario con uno slang linguistico che a Checco piacerebbe senz’altro: «Zalone – Berluscone». Et voilà.

La sua recensione Brunetta l’ha cinguettata anche su Twitter attirandosi molti commenti ironici: «Ora aspetto con ansia la recensione de "I Puffi"», ha scritto uno. E un altro: «Renatino, prima di recensire un film, forse sarebbe il caso che lo guardassi, prima». Insomma, se Zalone ha sbancato al botteghino – ragiona Brunetta – è perché rappresenta la quintessenza del berlusconismo e va contro gli stereotipi comunisti. Un’etichetta con la quale il comico barese s’è sempre divertito.

A Zelig, facendo il verso alla sinistra che s’è appropriata della musica popolare salentina, la pizzica, cantava, a ritmo ovviamente folk, «viva lo capitalismu e viva lo federalismu» con elogi a Tremonti «che sa fare bene i conti» e altri elogi politicamente scorretti nei confronti delle ex ministre Carfagna e Gelmini. Ma, a dimostrazione che la satira, anche quella eccentrica e ricca di doppi sensi di Zalone, è bipartisan più volte si è divertito narrando in rima baciata le feste di Villa Certosa e le “gesta” di Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli utilizzando come base musicale nientemeno che Fabrizio De Andrè: «Questa della D’Addario è una storia vera…».

Sua vittima da sempre, praticamente dagli esordi quando bazzicava su Telenorba ed era pressoché sconosciuto al grande pubblico, è il presidente della regione Puglia Nichi Vendola e il suo eloquio ampolloso. «L’ho sempre detto», spiegò una volta Zalone, «il difetto principale della sinistra italiana è l’incapibilità. Non lo dico solo io ma tutti noi popoli della libertà, non è che non siamo d’accordo con quello che dice la sinistra. È che non ci capiamo proprio nulla. Fanno solo discorsi di micchia».
E quando qualcuno gli ha fatto notare che se la prende quasi sempre con la sinistra, lui la mette giù così: «È che a destra le ragazze sono più belle. Le ragioni del fallimento dell’ideologia comunista è questa».

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