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martedì 21 settembre 2021
 
 

È crisi diplomatica fra Italia e Turchia

09/04/2021  Mario Draghi definisce il presidente turco Erdogan "dittatore" e scatta la protesta di Ankara, che ora pretende le scuse. Convocato l'ambasciatore italiano, Massimo Gaiani.

È crisi diplomatica fra Italia e Turchia. La crisi è nata dalle parole usate da Mario Draghi per rispondere, durante la conferenza stampa di giovedì pomeriggio, a una domanda sul caso dell’incontro fra il presidente  turco e la delegazione europea, in cui la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, in mancanza di una sedia a lei dedicata, ha dovuto accomodarsi su un divano.

La risposta di Draghi è stata questa: “Non condivido assolutamente le posizioni del presidente Erdogan. Non credo sia stato un comportamento appropriato, mi è dispiaciuto moltissimo per l’umiliazione che la presidente della  Commissione Von der Leyen ha dovuto subire. Qui la considerazione da fare è che con questi…diciamo…chiamiamoli per quel che sono, dittatori, di cui però si ha bisogno per collaborare, uno deve essere franco nell’esprimere la propria diversità di vedute, di opinioni, di comportamenti, di visioni delle società. E deve essere anche pronto a collaborare, a cooperare più che collaborare, per assicurare gli interessi del proprio paese. Questo è importante, secondo me bisogna trovare l’equilibrio giusto”.

Nel giro di pochi minuti la notizia che Draghi aveva definito “dittatore” il presidente turco Erdogan ha fatto il giro del mondo.

Le autorità turche hanno immediatamente convocato al ministero degli esteri l’ambasciatore italiano in Turchia, Massimo Gaiani. Gaiani, in carriera diplomatica dal 1982, già ambasciatore in Albania, guida la missione diplomatica italiana ad Ankara dal gennaio del 2019. A Gaiani, come vuole la prassi diplomatica, è stato espresso il disappunto del governo turco per le parole di Draghi.

Ma  ai passi ufficiali del governo si sono aggiunte le dichiarazioni su Twitter. Il direttore della comunicazione della presidenza turca, Fahrettin Altun ha scritto: “Il primo ministro nominato d’Italia ha superato i limiti definendo come ‘dittatore’ Recep Tayyip Erdogan che è eletto Presidente dal popolo turco con il 52%. Condanniamo fermamente questo stile che non ha posto nella diplomazia. Chi cerca il dittatore guardi alla storia d’Italia”.  Il ministro degli esteri, Mevlüt Çavusoglo, sempre su Twitter ha dichiarato: “Condanniamo fermamente l’inaccettabile retorica populista del primo ministro italiano Draghi nominato e le sue brutte dichiarazioni sul nostro presidente eletto”. Fuat Oktay, vicepresidente della Turchia, ha definito le parole di Draghi “insolenti e indecenti”. Al momento non ci sono reazioni da parte di Erdogan.

Nelle reazioni turche, anche da parte di politici ed esponenti del mondo accademico ci sono due costanti. Primo: viene sottolineato che Draghi è un capo di governo nominato, invece Erdogan è un leader eletto dal popolo. Secondo: se si parla di dittatori, l’Italia guardi alla propria storia e a Mussolini. Ora il governo turco si aspetta le scuse o una marcia indietro da parte di Draghi.

L’ultima grave crisi diplomatica fra Italia e Turchia risale al 1998 (prima dell’arrivo al potere di Erdogan), quando il nostro paese accolse il leader curdo Abdullah Ocalan, fondatore del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), considerato dalle autorità turche un terrorista. L’Italia si rifiutò di estradare Ocalan in Turchia per risparmiarlo dalla pena di morte (poi abolita dalla Turchia nel 2002). All’epoca in Turchia ci furono anche manifestazioni di protesta contro l’Italia e fu necessario rafforzare la sicurezza attorno alle sedi diplomatiche italiane di Ankara e Istanbul.

 

 
 
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