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domenica 05 dicembre 2021
 
Medici benefattori
 

E i luminari visitano poveri e rifugiati

31/05/2019  All’Auser di Borgomanero alcuni ex primari in pensione offrono a chiunque la loro esperienza. Senza farsi pagare. Hanno appena ricevuto il premio dall'Arciconfraternita di Sant'Antonio per la loro bontà: FC li aveva incontrati nel 2017. Ecco cosa ci avevano raccontato

Qual è il sogno di ciascuno di noi quando non si sente bene? Avere a disposizione un luminare disposto a visitarti nel più breve tempo possibile. E magari gratis. Il sogno è realtà a Borgomanero, in provincia di Novara, dove da alcuni anni opera un poliambulatorio in cui ex primari in pensione, affiancati da psicologi e infermieri, mettono a disposizione di chiunque la loro esperienza.

«L’idea mi è venuta nel 2010, nel pieno della crisi quando tante persone hanno iniziato a non curarsi», spiega Maria Bonomi, la presidente dell’Auser, l’associazione che ospita l’ambulatorio. «Il dottor Cavallaro, di cui sono amica da anni, mi ha chiesto se poteva fare qualcosa. Poi sono arrivati altri suoi colleghi. Ora sono in 23».

Basta telefonare, prendere appuntamento e al massimo entro una settimana presentarsi per la visita o per l’esame diagnostico. Alla fine, chi vuole può lasciare un’offerta. «L’anno scorso abbiamo fatto oltre 1.300 visite», dice il dottor Sergio Cavallaro, urologo e chirurgo, «facendo così risparmiare il Sistema sanitario nazionale e riducendo le liste d’attesa. Ma ciò che ci preme di più sono i risultati. Ricordo una donna che è venuta da noi dopo essere andata da altri colleghi. Con un’ecografia abbiamo riscontrato che aveva un cancro al seno, già con metastasi. Per fortuna l’abbiamo preso in tempo e ora si sta curando».

«Purtroppo è molto diffusa l’idea che più uno specialista si fa pagare, più è bravo», aggiunge l’endocrinologo Fulvio Farina. «Non è così. È l’esperienza a fare la differenza. L’anno scorso, visitando un paziente diabetico, auscultando il suo orecchio mi sono accorto che aveva una broncopolmonite. Dopo decenni di lavoro riusciamo ad arrivare a una diagnosi evitando un mucchio di esami inutili». E poi c’è un altro aspetto da non sottovalutare: il rapporto umano. Racconta il radiologo Carmelo Cavallaro: «In ospedale capitava di fare sei ecografie in un’ora. Qui magari ne faccio solo una. Ma ho la possibilità di confrontarmi davvero con il paziente». E a volte, come è successo al dottor Farina, capitano incontri che scaldano il cuore: «Una paziente si è presentata con tutte le visite che aveva fatto. Spulciandole, ne ho trovata una firmata da me nel 1971!».

Con i medici curanti all’inizio c’era un po’ di diffidenza: «Molti pensavano volessimo far loro una sorta di “concorrenza”», spiega Cavallaro. «Ora va meglio e collaboriamo bene anche con gli ospedali. Quando capiamo che il nostro intervento non basta, indirizziamo il paziente verso lo specialista che riteniamo più idoneo».

Le persone che si fanno visitare sono soprattutto poveri. E poi ci sono i rifugiati: «L’anno scorso ne abbiamo visitati 600. La maggior parte avevano problemi psichiatrici e urologici», aggiunge Cavallaro. «Ma l’ambulatorio è aperto a tutti: non chiediamo la dichiarazione dei redditi. Ricordo una signora che si è presentata con una pelliccia molto vistosa. Dopo la visita, con assoluta noncuranza ci ha lasciato un assegno da 6 mila euro».

 
 
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