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E l'Europa si riempì di altri muri

08/11/2014  Dall'Irlanda a Cipro, dal Kosovo alla Grecia, il muro come istituzione politica ha resistito al crollo di quello di Berlino.

Il muro di Belfast (Reuters).
Il muro di Belfast (Reuters).

A venticinque anni dalla caduta del Muro con la "m" maiuscola, il muro con la "m" minuscola, come istituzione politica, resta di gran moda. Gli esempi sono infiniti, in Europa e altrove.

Dalle nostre parti, c'è un muro a Belfast, nell'Irlanda del Nord. Anzi, molti più di uno, in verità un centinaio, costruiti nel periodo tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Novanta per dividere due comunità, quella cattolica e quela protestante, che si sono a lungo combattute e che, anche dopo la pace, faticano a dimenticare i rancori sedimentati in tanti anni di violenze. Questo muro irlandese, spesso "decorato" di murales anche spettacolari, è diventato (anche) un'attrazione per turisti. Ma nel 2012 il Fondo internazionale per l'Irlanda ha stanziato due milioni di sterline in un progetto per abbattere almeno alcuni tratti del muro, come parte di una strategia per ricostruire la fiducia tra le due comunità.

C'è un muro a Cipro, anche se viene chiamato "linea verde", ed è di poco più giovane del Muro di Berlino: questo costruito nel 1961, il muro di Cipro edificato nel 1974 per ordine del generale inglese Peter Young per separare le comunità greca e turca e mettere fine alle violenze reciproche. E' lungo 180 chilometri, questo muro, e la buffer zone (zona cuscinetto) è stata occupata per un anno (2011-2012) da attivisti greco-ciprioti e turchi che chiedevano l'abbattimento del muro e la riunificazione dell'isola. Non ce l'hanno fatta, naturalmente, e il muro è ancora là.

Così come resterà in piedi a lungo, è facile prevederlo, il muro che divide in due Mitrovica, la città del Kosovo dove vive una consistente minoranza serba. Anche qui la parola muro va considearata nella sostanza più che nell'apparenza: si tratta infatti di un gigantesco cumulo di materiali vari che ingombra il ponte Austerlitz sul fiume Ibar e blocca il passaggio. A Nord del mucchio vivono i serbi, a Sud i kosovari di etnia albanese. Il transito dei pedoni sul ponte è possibile, ma solo grazie al pattugliamento dei carabinieri italiani, che vigilano su qualunque segnale di possibile violenza.

E poi ci sono i muri che non nascono dalle guerre del passato, anche recente, ma dal futuro. Da ciò che il nostro mondo sta diventando. Per esempio il muro che a Ceuta e Melilla protegge l'enclave della Spagna dalle ondate dei migranti dell'Africa che cercano una porta verso l'Europa. Più reti e filo spinato che mattoni, come all'origine fu anche il Muro di Berlino costruito per fermare i "migranti" che da Est volevano passare a Ovest.

E infine il muro che la Grecia vuole costruire nella striscia di terra che la separa dalla Turchia, per fermare i migranti che arrivano da Est. Dodici chilometri e mezzo di una barriera alta quasi quattro metri, oltre al muro naturale costituito dal fiume Evros. Insomma, c'è muro e muro, ma alla fin fine la costruzione del muro significa una cosa sola: come fu per i dirigenti della Germania Est nel 1961, che c'è un problema reale che non si riesce a risolvere. Anche se sperare di nasconderlo dietro un muro...
 

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