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martedì 25 gennaio 2022
 
Jobs Act
 

Camusso: «È l'ora di un nuovo statuto dei lavoratori»

26/03/2015  Per il segretario della Cgil con il Jobs act aumenterà il precariato. Per questo, annuncia, serve una mobilitazione nazionale

Per Susanna Camusso, segretario generale della Cgil (5,6 milioni di iscritti) il contratto a tutele crescenti varato dal Governo è “pura propaganda”. E le norme introdotte dal cosiddetto Jobs act sono “ingiuste, sbagliate e punitive”. Al punto che, promette, “lanceremo presto una mobilitazione in tutto il Paese per un nuovo Statuto dei lavoratori”.

- Norme ingiuste, sbagliate e punitive. Ci spieghi questi tre aggettivi.
Ingiuste perché rendono più debole il lavoratore. Sbagliate perché togliendo i diritti non si crea un solo posto di lavoro. Punitive perché abolendo l’articolo 18, cioè rendendo i nuovi assunti licenziabili, li si rende ricattabili: di fronte a comportamenti intimidatori dell’azienda saranno meno liberi di reagire.

- Però l’idea di introdurre sgravi per le nuove assunzioni è una buona idea. O no?

Intanto gli sgravi sono stati inseriti nella legge di stabilità 2015, ma non sappiamo se saranno rinnovati . E poi facciamo due conti: su ogni nuovo assunto le aziende risparmieranno 24 mila euro in tre anni, 8mila all’anno. L’indennità che un’azienda dovrebbe pagare per licenziare sarebbe al massimo di 6 mensilità. Risultato: ci sarà perfino qualche datore di lavoro che, assumendo e licenziando, potrà addirittura guadagnarci.

- Gli imprenditori italiani sono davvero così “brutti e cattivi”?


No, ci sono imprenditori che in vestono nella loro manodopera ed è ovvio che non saranno le imprese di qualità (che per fortuna esistono) a usare in modo discriminatorio le nuove regole. Ma è bene ricordarci che noi siamo il Paese delle dimissioni in bianco e del lavoro nero. E, comunque, in una parte del sistema delle imprese non tutti sono gentiluomini. Dato il contesto un Governo che voleva eliminare la precarietà, alla fine ha solo abolito il lavoro a tempo indeterminato dividendo ulteriormente i lavoratori.

- Comunque grazie agli sgravi sarà più facile assumere. E l’occupazione potrebbe aumentare.

E’ tutto da vedere. Di certo non aumenterà l’occupazione stabile e di qualità. Per riuscirci Renzi avrebbe dovuto davvero abolire tutte le forme di contratti precari: voucher, a chiamata, cococo. Invece si sono riformate solo le collaborazioni a progetto, e dal 2016. Il premier ha raccontato ai giovani che da oggi esiste un solo contratto, stabile e a tutele crescenti. Pura propaganda perché è rimasto tutto il vecchio impianto di contratti “flessibili” ed eliminando l’articolo 18 si è reso precario ciò che era stabile. Altro che tutele crescenti: i giovani sono stati puniti. I loro contratti valgono meno di quelli dei fratelli maggiori.

- Però almeno le collaborazioni a progetto, che sono circa 500mila e in gran parte giovani, dal 2016 saranno nuovi contratti stabili.

Me lo auguro. Ma anche qui: che vincoli ci sono? Qual è l’obbligo per cui, con certezza, un lavoratore in collaborazione diventerà un lavoratore a tutele crescenti e non un contratto intermittente o chissà cos’altro? Nessun obbligo. Perché non sono stati messi vincoli alle imprese. Il Governo ha semplicemente delegato tutto alle imprese: fate voi.

- Ora il Governo progetta di istituire un salario minimo per legge. Innovazione o passo indietro?

Passo indietro. Ci sono i contratti nazionali, che fissano tutti minimi ben più alti dei 7 euro di cui si parla. Inoltre, a differenza di quanto dice Renzi, non mi risulta che ci siano settori non coperti dalla contrattazione collettiva. Dunque è una misura inutile e dannosa. Se un’azienda vuole uscire dalla propria organizzazione di rappresentanza e fare a meno del contratto collettivo di settore, potrebbe applicare un salario minimo inferiore. E guadagnarci a spese del lavoratore.

- Si è detto: con il contratto a tutele crescenti, i giovani avranno più facile accesso ai mutui per una casa… A parte che, come dimostrano recenti inchieste, non sarà così, non era quella la strada. Contro l’accanimento delle banche sui lavoratori precari bastava fare accordi con il sistema bancario, come in certi casi è avvenuto, o creare sistemi di garanzia pubblici come ha fatto qualche Regione. Per ottenere un mutuo non era indispensabile abolire l’articolo 18, semmai il contrario. Non si capisce la logica.

- Paradossale che dopo tanti tentativi da destra di abolire l’articolo 18 ci sia riuscito un governo “di sinistra”. Come se lo spiega?

Perché questa è una sinistra “pentita”. Ha fatto sua l’idea tutta liberista che la costruzione di diseguaglianza permetta la libera crescita infinita. La crisi che attraversiamo dimostra il contrario: i pochi che hanno già molto si arricchiscono ancora, tutti gli altri, cioè la stragrande maggioranza, si impoveriscono sempre di più. Ricordiamoci il “grido” di Papa Francesco per la dignità del lavoro e dei lavoratori. Lo schema di questo governo è che lo Stato delega tutto al sistema delle imprese, sia le azioni sane che quelle punitive. Ma noi pensiamo che serva altro.

- Cosa?

Un nuovo Statuto dei lavoratori che ponga al centro della legislazione il tema della qualità del lavoro e un livello di tutele realmente universale e generalizzato. Come è avvenuto con il vecchio Statuto sarà una discussione nazionale a promuoverla. Dobbiamo uscire da questa logica mediatica che a Renzi piace tanto e tornare al confronto tra le parti e con la politica. Fare vera politica del lavoro.

- A questo punto, avete la forza per farlo?

Lo diranno i territori, le piazze, la mobilitazione e la contrattazione che saremo in grado di avviare.

- Ma, oltre che su giornali e tv, lei e Renzi vi parlate a tu per tu o tra voi c’è un telefono che non squilla.

La seconda che ha detto.

 
 
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