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E ora, chiamateli pure “giovani guerrieri”

02/12/2013  Dieci ragazzi affetti da autismo e la loro cavalcata tra l’Alta Sabina e l’Umbria meridionale, partendo da Montelibretti, vicino Roma, per arrivare ad Avigliano Umbro. Uno dei papà ci racconta quella che, prima volta in Italia, è stata davvero un’impresa.

Una settimana a cavallo in una delle zone più verdi d'Italia: l'Alta Sabina e l'Umbria meridionale, partendo dal centro militare d'equitazione di Montelibretti, vicino Roma per arrivare a casa di Mogol, nella sua tenuta ad Avigliano Umbro. Questa l'esperienza, la prima del genere in Italia, che ha fatto mio figlio Francesco insieme ad altri 10 ragazzi autistici. Quasi 100 chilometri percorsi in sei tappe dormendo in posti diversi, lontano da casa e dai genitori. Questa ''la prova'', ''la sfida'', se volete ''la scommessa'' organizzata dall'associazione onlus "L'emozione non ha voce" che ho creato insieme ad altri sei padri di ragazzi affetti da autismo e che ha come padrino e madrina il Maestro Mogol e sua moglie Daniela. L'associazione richiama nel nome uno dei più bei testi del Maestro cantato da Adriano Celentano. In questo caso l'emozione è quella che questi ragazzi hanno dentro e che, anche se con diversi gradi di difficoltà, non riescono ad esprimere pur avendone tutte le potenzialità per farlo. Si è trattato di un viaggio nell'autonomia che ha consentito a questi ragazzi di avere la sicurezza di poter viaggiare per più giorni con il pieno controllo del cavallo che li ha portati a destinazione attraversando radure, boschi, guadando un fiume, il Treja, costeggiando il Tevere e salendo per alcuni chilometri per carrarrecce in collina fino a scendere alla tenuta dei Ciclamini nel regno di Mogol.

Abbiamo lanciato questa iniziativa sul nostro siito (www.lemozionenonhavoce.org) con l'idea di richiamare la cavalcata che Mogol fece con Lucio Battisti, nel 1970, in questo caso, fino a Roma. Il team era composto da 29 persone: gli 11 adolescenti, un medico e 17 operatori del settore (tra cui psicoterapeuti, psicologi ed istruttori di riabilitazione della Federazione Italiana Sport Equestri e volontari esperti di equitazione). In più, una ventina di cavalli ed una carrozza trainata da due cavalli utilizzata per far riposare a turno quattro cavalieri quando sono stanchi. «E' stata una sfida, una scommessa che abbiamo vinto», dice Fausto, papà di Davide che ha un centro ippico ed ha seguito i ragazzi per tutti questi giorni. Fausto insieme a Fabio, papà di Lorenzo, sono i due genitori che a nome della nostra associazione hanno partecipato alla cavalcata degli 11 nostri “eroi”'. In nome dello sviluppo dell'autonomia, questi due papà non hanno dormito in stanza con i loro figli negli agriturismi frequentati. «Hanno retto - racconta Fausto - un alto livello di stress restando sempre attenti ed in perfetto equilibrio. Sono stati a cavallo per ore senza lamentarsi, non hanno dato alcun segnale di nervosismo ed erano curiosi dal paesaggio che mutava». «Di solito, nella vita quotidiana -osserva la psicoterapeuta Federica Bochicchio che si occupa di pet-therapy e lavora con l'Istituto di Ortofonologia di Roma - i genitori tendono a trattare questi adolescenti come bambini incapaci anche di mettersi un paio di calzini. Qui, invece, anche se seguiti, hanno dimostrato di sapersi lavare e vestire da soli, dormire in posti diversi, occupandosi del loro zaino, attenti a seguire i ritmi dalla giornata».

Al termine della lunga cavalcata ho trovato Francesco stanco, cotto dal Sole, ma consapevole di aver fatto qualcosa di “grande” per lui. «Una cosa che mi ha impressionato - ha detto a noi genitori Mogol che ha cavalcato con i ragazzi per l'ultima tappa Amelia - Toscolano - è come si normalizzano quando fanno parte della natura, cosa che capita anche a noi. Una cavalcata come questa ferma il tempo, arricchisce la vita. Ci sono tanti giorni uguali che passano incolori ma i giorni di una cavalcata rimangono fissi nella memoria anche per questi ragazzi».

Corrado Sessa
Presidente della Onlus L'emozione non ha voce

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Cavalcando l'autismo
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