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domenica 14 agosto 2022
 
 

E se facessimo un talent sui lettori?

29/11/2013  Nel nostro Paese si tende più a scrivere che a leggere. Per far crescere una popolazione, sarebbe più utile incentivare la seconda.

Non è questione di pregiudizio, ma di priorità. Non c'è nulla di male nell'allestire un talent sulla letteratura, anzi. Su De Cataldo,  De Carlo, e Taiye Selasi abbiamo in altre occasioni espresso parole di apprezzamento, né il loro atteggiamento in studio ha presentato nulla di riprovevole.

Il punto, però, è un altro: a che cosa serve un talent del genere? in generale, a che cosa servono i talent? oltre a intrattenere e appassionare il pubblico, quale obiettivo si prefiggono? Ed è proprio Masterpiece che, su questo punto, desta qualche perplessità.

Le statistiche Istat ci condannano ogni anno a una fotografia impietosa dell'italiano-lettore: la percentuale di quanti leggono almeno un lubro l'anno è scoraggiante. Di recente, aggiungiamo, un rapporto della Commissione europea ha dimostrato come, nel confronto con altri Paesi vicini, andiamo meno al cinema e a teatro, snobbiamo le mostre d'arte e i musei... E mentre incontrare un lettore-forte diventa un'impresa disperata, continuano a proliferare gli scrittori, oggi incentivati anche dalle nuove tecnologie e dal self publishing...

Stiamo rischiando di diventare un Paese in cui il numero di scrittori supera quello dei lettori. E siccome non tutti siamo nati o possiamo diventare scrittori di valore, siamo saturi di libri mediocri. Insomma, si tende più ad affermare se stessi, attraverso un libro, che non a crescere, attraverso la lettura (e il cosiddetto consumo culturale). E l'espolisione del genere autobiografico, di cui Masterpiece è ulteriore riprova, rafforza l'idea della ricerca dell'esibizione, dello spettacolo, più che della formazione e dell'approfondimento.

Chi pensa, di avere qualche capacità letteraria, poi, si può affidare al canale che da sempre esiste, e che funziona meglio che nel mondo musicale: mandare il manoscritto a una casa editrice. È vero che non sono mancati nella storia della letteratura i geni incompresi, ma oggi le case editrici sono a caccia di esordienti con qualcosa da dire - e la capacità di dirlo. Basta un click per inviare a persone esperte il
proprio lavoro. Non si contano romai i premi riservati al primo romanzo...

Sì, forse sarebbe stato più utile e interessante un talent per i lettori...

 
 
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