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domenica 24 gennaio 2021
 
ABRAHAM SKORKA
 

«Ebrei e cristiani, una sola famiglia»

02/02/2014  Argentino, grande amico di Jorge Mario Bergoglio, con cui nel 2010 ha scritto un libro, ha riabbracciato a Roma il cardinale di Buenos Aires diventato Papa: «Si apre una nuova era di comprensione tra noi».

«Da quando Jorge Mario Bergoglio è diventato Papa, ci separa una grande distanza geografica, non possiamo più comunicare come facevamo in Argentina, perciò è sempre una festa rivedersi». Si confida con Famiglia Cristiana il rabbino Abraham Skorka, uno dei grandi amici di papa Francesco.

Nato a Buenos Aires, 63 anni, chimico, docente di Letteratura biblica e rabbinica, Skorka ha scritto nel2010 con Bergoglio Il cielo e la terra, il libro che raccoglie i loro dialoghi.  Skorka ha rivisto il Papa nel corso di una visita romana accompagnato dalla moglie Silvia. «Siamo sposati dal 1980», puntualizza il rabbino, «e abbiamo due figli con nomi di arcangeli: Gabriela e Rafael».

Il rabbino argentino Abraham Skorka. Foto Osservatore Romano - Ap/La Presse.
Il rabbino argentino Abraham Skorka. Foto Osservatore Romano - Ap/La Presse.

Rabbino Skorka, è stato contento di riabbracciare il suo amico Papa?
«Certo. È stato un incontro speciale perché ci lega un’amicizia molto affettuosa.In Argentina io e Bergoglio abbiamo fatto molte cose insieme: dibattiti, il libro,  programmi televisivi. Sono stati momenti creativi nei quali abbiamo imparato a conoscerci. Abbiamo aperto il nostro cuore l’uno con l’altro e questo ha rinsaldato la nostra amicizia».

A Buenos Aires le manca Bergoglio?

«Certo. Manca a me e a tante altre persone. Ma, naturalmente, sono molto contento che sia diventato Papa!».

A Roma avete parlato a lungo e avete pranzato insieme. Come l’ha trovato?
«L’ho trovato molto forte e in buona salute. Lui è un combattente e l’ho visto sempre più sicuro e determinato nel suo nuovo e non facile ruolo di Papa. Davvero, ho avuto un’ottima impressione».

Come nasce la vostra amicizia?
«Entrambi non siamo sofisticati. Ci piace parlare in modo diretto, dicendo quello che pensiamo. Sappiamo che ciascuno può fidarsi totalmente dell’altro. La sua spiritualità è ispirata alla figura di Gesù, i cui insegnamenti erano pieni di richiami alla Bibbia. All’inizio, il cristianesimo era molto vicino al mondo rabbinico. Nel I e II secolo ebrei e cristiani dialogavano come persone della stessa famiglia,anche perché i primi cristiani avevano radici ebraiche, non erano pagani convertiti al cristianesimo. L’incontro frame e Bergoglio in qualche modo riprende quello spirito delle origini, il dialogo dei nostri padri».

Giovanni Paolo II con il rabbino Elio Toaff, il 13 aprile 1986, nella Sinagoga di Roma.
Giovanni Paolo II con il rabbino Elio Toaff, il 13 aprile 1986, nella Sinagoga di Roma.

Lei accompagnerà il Papa in Terra Santa. Cosa si aspetta da quel viaggio?
«Mi aspetto due cose. Prima di tutto il rafforzamento del dialogo fra ebrei e cattolici,per aprire una nuova era di comprensione fra di noi. In secondo luogo un forte messaggio di pace, sia politica sia spirituale. Un messaggio per gli ebrei, i palestinesi e tutti i popoli della regione,con un invito alla preghiera. Dobbiamo capire che pregare significa tentare di cambiare noi stessi per avvicinarci al nemico di oggi e trasformarlo in amico».

Medio Oriente: cosa si augura per il futuro di quell’area insanguinata?

«Raffreddare le passioni dei popoli del Medio Oriente non è un compito facile. È un’area in cui negli ultimi sessant’anni abbiamo visto molti atti di violenza, guerre, attentati. Perciò è ingenuo pensare che una visita di poche ore possa cambiare la situazione. Ma si può sognare che il Papa possa trovare le parole e i gesti giusti per toccare i cuori dei popoli della regione, così da ispirarli a un impegno per migliorare la realtà. Toccare i cuori, lui sa farlo molto bene».

Papa Francesco ha indetto la Giornata di preghiera e digiuno per la Siria. Che cosa pensa di quell’evento?
«Nei nostri colloqui, Francesco ha ricordato in vari momenti quella giornata. Ho compreso che per lui è stato un evento molto importante. Sono certo che quel giorno sarà ricordato nella storia perché ha tracciato una strada per cambiare le realtà umane. È stato solo l’inizio. Naturalmente aspettiamo altri gesti come questo».

Benedetto XVI con il rabbino Riccardo Di Segni, il 17 gennaio 2010, nella Sinagoga di Roma. .
Benedetto XVI con il rabbino Riccardo Di Segni, il 17 gennaio 2010, nella Sinagoga di Roma. .

Come giudica lo stato dei rapporti fra ebrei e cristiani?
«Da quando Bergoglio è Papa, la nostra esperienza di dialogo è diventata nota in tutto il mondo. Questo ha incoraggiato molti cattolici ed ebrei a proseguire il dialogo che già c’era, oppure a compiere i primi passi dove ancora non c’era. Ma questo non accade in tutto il mondo. Ci sono ancora persone che pensano male degli ebrei, piene di pregiudizi, con idee che non tengono conto della dichiarazione Nostra aetate, che è del 1965. Dio ha benedetto i nostri passi in avanti. Ma dobbiamo fare ancora di più».

In un’intervista al Sunday Times lei ha parlato della possibile apertura degli archivi vaticani per far luce sul comportamento di Pio XII negli anni dell’Olocausto. Pensa ci siano elementi nuovi?
«Non ho aggiunto nulla di nuovo a quanto dice lo stesso Bergoglio nel nostro libro: dobbiamo aprire gli archivi e conoscere la verità. Egli è una persona molto coerente, fa ciò che dice. Perciò nonostante sia una questione con dei punti molto delicati, immagino che Francesco, nel momento che più riterrà opportuno, farà avviare le ricerche».

È rimasto sorpreso da qualche gesto particolare di papa Francesco?
«No, non mi sorprende ciò che ha fatto finora e non mi sorprenderò delle grandi cose che mi aspetto da lui nel futuro».

Papa Francesco a pranzo con alcuni rabbini argentini nella Casa di Santa Marta. Abraham Skorka è il primo a sinistra. Foto Ap/La Presse/Ansa.
Papa Francesco a pranzo con alcuni rabbini argentini nella Casa di Santa Marta. Abraham Skorka è il primo a sinistra. Foto Ap/La Presse/Ansa.

Che cosa si aspetta?
«Non so in che modo e con quali atti, ma sono certo che Francesco s’impegnerà sempre di più, con l’aiuto di Dio, per la pace, la spiritualità, il dialogo in senso lato, non solo tra le fedi».

Lei sembra molto ottimista, è così?
«Sì. Una delle caratteristiche di Francesco che condivido totalmente è l’ottimismo. Senza ottimismo è impossibile lavorare insieme e forse è anche impossibile vivere».

Lei e Francesco avete pranzato a Santa Marta. La sorprende che non sia andato a vivere nell’appartamento papale?

«Nessuna sorpresa. Lo conosco bene! Non gli piace vivere in un palazzo. Vuole stare molto vicino alle persone, ama il contatto diretto con la gente. Non si comporta come un re. Lui resta semplice, diretto, come Gesù ha chiesto di essere a tutti i cristiani».

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