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martedì 23 luglio 2024
 
 

Ecco chi chiamare se i cyberbulli non danno tregua

03/12/2015  Un servizio, attivato da Moige e Samsung, risponde a chi cerca aiuto. A fare le segnalazioni sono ragazzi tra i dieci e i quattordici anni. Ed emerge un problema comunicativo con i loro genitori che nella stragrande maggioranza dei casi sono ignari di quanto sta accadendo ai figli in rete.

Milletrecentocinquantadue le richieste di aiuto. Il 31% dei tredicenni dichiara di esserne vittima e il 56% di avere amici che lo hanno subito A fare le segnalazioni sono ragazzi tra i dieci e i quattordici anni. E ciò che emerge, a parte la giovanissima età delle vittime, è un problema comunicativo fra questi ragazzi e i loro genitori, nella stragrande maggioranza dei casi ignari di quanto sta accadendo ai figli in rete. A un mese dal lancio della campagna #OFF4aDAY questo è il bilancio allarmante del primo centro di supporto per le vittime del cyber-bullismo in Italia, attivato da Moige e Samsung con il patrocinio della Polizia di Stato, un progetto che prevede anche campagne di sensibilizzazione e approfondimento per insegnare un uso consapevole di internet in oltre duemila scuole italiane.

Il servizio di aiuto (393.300.90.90 - help@off4aday.it, attivo dal lunedì al sabato dalle 14:00 alle 20:00) garantisce l'anonimato tra le vittime e gli psicologi del Moige per incentivare i ragazzi ad abbattere il muro della vergogna e della reticenza, principale scoglio da superare in tutti questi casi proprio perché porta all'isolamento e alla sopportazione in silenzio dei soprusi online. Le segnalazioni delle vittime vengono inviate attraverso la messaggistica istantanea, cui viene risposto dagli esperti via email.

 Il fenomeno è ancora poco conosciuto e la confusione è molta. Gli psicologi del Moige consigliano ai ragazzi quali comportamenti e accorgimenti adottare: fra questi, non rispondere agli insulti, “bloccare” gli utenti fastidiosi, non divulgare informazioni private, foto o materiale che poi potrebbe circolare anche senza il loro consenso, segnalare eventuali contenuti ritenuti diffamatori o offensivi. Uno degli obiettivi principali è indirizzarli verso una figura adulta e autorevole con cui confidarsi come genitori, professori, insegnanti o psicologi inseriti all'interno della scuola e, nei casi più gravi, vengono aiutati a capire se sia il caso di fare una denuncia alle autorità competenti. Noemi Grappone, psicoterapeuta del Moige spiega:«Rispetto al bullismo tradizionale, il cyber-bullismo ha come punto di forza l'anonimato e questo crea una disparità tra il bullo e la vittima annullando l'empatia. Chiedere aiuto è un punto di forza non di debolezza».

 
 
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