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domenica 28 novembre 2021
 
il commento di don mazzi
 

Cosa ci insegna questa improvvisa epidemia

27/02/2020  Un fatto come il Coronavirus, che in pochi giorni ha rovesciato sul mondo uno spavento più disastroso di una guerra, ci sta facendo imparare una cosa importante (di don Antonio Mazzi)

Non so come chiamarla: se idiozia, se fobia, se voglia di esagerare, oppure mania di usare la politica per satirizzare su problemi inspiegabili, imprevisti e micidiali dopo aver visto alcuni cosiddetti uomini della tv. Noi italiani siamo grandi sempre, sia quando è ora di esaltarci come quando è ora di diventare la nazione più sfigata del mondo. Questa nuova “epidemia” e vengo subito alle riflessioni che mi interessano di più, ci devono far capire che non siamo padroni nemmeno di dare la mano ad un nostro amico o di sfregarci gli occhi che ci bruciano. Dalla sera alla mattina l’onnipotenza è diventata debolezza e i carnevali diventati funerali.

Un fatto come il coronavirus, nato non si sa come e che in pochi giorni ha rovesciato sul mondo uno spavento più disastroso di una guerra e che da liberi capaci di attraversare il mondo in poche ore, ci ha costretti ad autoimprigionarsi e a lasciarci “incatenare” da una paranoia molto peggiore della cella e delle guardie che la custodiscono, soprattutto perché ha divorato il tempo. Mentre le galere hanno un tempo, il coronavirus non ce l’ha. Quanto starò dentro casa? Quando andrò a scuola? Quando tornerò all’università? Quando vedrò i miei amici? Ma come è possibile che esista un nemico così potente da fermare mezzo mondo e non lo si conosca, e ancora peggio, che sia un nemico disarmato, totalmente diverso dalle armi normali, così potente da portare alla morte migliaia di persone?

Torniamo alla saggezza! Entriamo dentro i limiti della prudenza, della sobrietà, della pazienza. Facciamo tesoro di questa esperienza e spieghiamo di più ai giovani cos’è la vita, anche nei suoi aspetti più inaspettati e insospettati. Loro non hanno visto i disastri della guerra e nemmeno hanno subito le sofferenze della povertà, però, in questo caso, possono intuire, perché sono molto sensibili e intelligenti, come la storia possa dominare e trasformare la vita in pista di atterraggio o in un labirinto capace di disorientare anche i percorsi più attrezzati, e fino a ieri politicamente più sicuri.

Trasformiamo in momento educativo e formativo anche questo pessimo incidente. La vita non può essere il bene (o il capriccio) assoluto, lineare, rettilineo, simpatico, giocoso, ma è un tortuoso impasto di bene e di male. Tocca a noi non esagerare, ma saperla impastare, come fa il buon cuoco di famiglia. Se questo coronavirus diventerà sale, può convertirsi in un momento di maturità e quindi rimetterci in strada.

(foto in alto: Ansa)

 
 
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