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sabato 23 ottobre 2021
 
Terre liberate dalla mafia
 

Ecco la prima Falanghina anticamorra

25/08/2014  “Selva Lacandona” è il primo vino doc prodotto su un bene confiscato in Campania. Fino al 1997 il terreno era del clan Simeoli. Ma dal 2012 è stato affidato alla Cooperativa sociale (R)esistenza. Vi lavorano volontari insieme a minori dell’area penale e a ragazzi a rischio. E questo è il primo “frutto buono”.

Arriva la Falanghina doc anticamorra, coltivata da minori dell’area penale e ragazzi a rischio in un terreno confiscato. “Selva Lacandona” è il primo vino doc prodotto su un bene confiscato in Campania. Infatti deriva dall’uva coltivata nei 14 ettari del fondo rustico “Amato Lamberti” al confine tra il comune di Marano e il quartiere di Chiaiano, sequestrato nel 1997 e sottratto 13 anni fa al clan Simeoli (costola del clan Polverino/Nuvoletta), ma affidato solo nel 2012 alla cooperativa sociale (R)esistenza, guidata da Ciro Corona.

Minori dell’area penale e ragazzi a rischio lavorano insieme ai volontari, istruiti sapientemente da alcuni contadini locali, nel pescheto-vigneto e nell’ampio bosco. Infatti d’estate arrivano a dare una mano decine di ragazzi provenienti da tutta Italia, in nome della legalità. Dalle pesche coltivate nello stesso appezzamento vengono prodotto le marmellate inserite anche nel progetto “Facciamo un pacco alla camorra”, promosso nel periodo natalizio dello scorso anno dal Comitato don Peppe Diana e dal Consorzio Nco (Nuovo commercio organizzato) formato da 16 attività fra imprese, cooperative sociali e associazioni.

Per il momento il vino a denominazione d’origine controllata può essere acquistato in loco: 5 euro il costo al dettaglio per bottiglia; 4,50 euro se si acquistano quantità maggiori. «Selva Lacandona ha il sapore schietto del riscatto sociale e dell’onesto lavoro agricolo, dell'impegno di tutti e di ciascuno», si legge sull’etichetta, e ancora: «La Falanghina Selva Lacandona nasce dal lavoro appassionato della cooperativa (R)esistenza sui terreni confiscati alla camorra tra i comuni di Napoli e Marano».

E pian piano sta prendendo corpo la commercializzazione del prodotto sul territorio nazionale: «Faremo un accordo con un corriere per le spedizioni in tutta Italia. E siamo alla ricerca di punti vendita, botteghe, amici nuovi e di sempre interessati a diventare punto di riferimento sulle realtà territoriali un po' in tutta Italia», riferisce Ciro Corona, alla guida di (R)esistenza, sorta sei anni fa a Scampia.

Un’associazione, spiega, «di lotta all’illegalità e alla cultura camorristica. È nata ufficialmente il 21 marzo del 2008, giornata nazionale della legalità e anno della “tregua” della faida di Scampia. Nasce, opera e lavora nel quartiere Scampia di Napoli con i minori a rischio. Oggi si lavora soprattutto con la testimonianza di “vecchi boss” della vecchia “Alleanza di Secondigliano” convertiti e usciti dal “sistema”, i quali mettono in luce soprattutto i lati oscuri e negativi della “bella vita del boss”. Si cerca soprattutto di dare modelli educativi sani e punti di riferimenti alternativi a ragazzi che crescono mitizzando i boss di quartiere e che non hanno scambi culturali e confronti estranei al ghetto».

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