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sabato 03 dicembre 2022
 
francesco guccini
 

«Vi canto le canzoni che suonavo con gli amici»

17/11/2022  Guccini presenta a Milano il nuovo album "Canzoni da intorto", undici brani dalla cultura popolare che parlano di “perdenti”. Verrà venduto solo in formato fisico.«Ignoro cosa sia uno streaming» ha detto ai giornalisti che chiedevano le motivazioni di questa scelta

Per fortuna ci sono promesse che non vengono mantenute. Altrimenti non avremmo la fortuna di poter ascoltare nuovamente la voce di Francesco Guccini in questa  raccolta che esce, per scelta, solo in formato fisico. Niente streaming quindi ma solo un oggetto da acquistare in negozio. E così in Canzoni da intorto, questo il titolo, ritroviamo la sua particolare e inconfondibile erre moscia che ci regala undici brani, non suoi ma della cultura popola. Alcuni noti altri meno.

Il maestrone che ha dichiarato di non aver mai presentato i suoi album passati (non ama farlo, e nemmeno le interviste con le domande tutte uguali...) ha raccontato di aver scelto questi brani perché «Sono quelli che conosco da sempre a memoria. Che cantavo nelle serate tra amici». Lo strano titolo dell'album ("da intorto") nasce da una battuta della moglie Raffaella durante una riunione con i discografici della BMG riferendosi a quelle canzoni che il marito probabilmente cantava per "abbindolare" le ragazze....  Un modo di dire che è piaciuto ed è rimasto in copertina.

Ecco allora tra i brani scelti il ritmo incalzante de I morti di Reggio Emilia, che racconta gli eventi tragici accaduti nel 1960 e la prova canora di Ma mi, la celebre canzone scritta da Giorgio Strehler, prova passata a pieni voti perché «Il dialetto modenese non è poi così diverso dal milanese. È un lontano cugino». Incanta anche la raffinata Green Sleevs, celebre melodia popolare di tradizione inglese, qui intervallata da fraseggi di suggestivi e coinvolgenti cori di voci femminili. Commuovono, infine, la poesia anarchica Addio Lugano bella del 1895 e la struggente Sei minuti all'alba del grande Enzo Jannacci.


Molti dei brani raccontano storie umane nel segno del dolore e dell'ingiustizia: «Alle scuole medie quando ho studiato l'Iliade la classe si divideva tra tanti che stavano dalla parte dei greci e pochi che preferivano i troiani. Io ho sempre tenuto a quest'ultimi. Ai perdenti. E anche tutte  queste canzoni parlano di perdenti».

«Ho fatto fatica a cantare. È stato difficile. Un po' come succede a un atleta che si è fermato a lungo quando decide di ricominciare» ha poi ammesso Francesco Guccini. E a chi gli chiede il perché della decisione, decisamente contro corrente, di non distribuire queste canzoni  attraverso le piattaforme streaming, la risposta è stata lapidaria e degna del grande vecchio che è: «Ignoro cosa sia lo streaming»

 
 
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