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lunedì 18 ottobre 2021
 
Il programma religioso più longevo della Tv
 

«Ecco perché dopo 30 anni chiude Le frontiere dello spirito»

09/06/2017  Parla la giornalista Maria Cecilia Sangiorgi che con monsignor Gianfranco Ravasi ha condotto la trasmissione religiosa di Canale 5 che domenica 11 giugno si congeda dal pubblico dopo oltre mille puntate.

Domenica 11 giugno alle 9.10 su Canale 5 andrà in onda l'ultima puntata di “Le Frontiere dello Spirito”. Chiude così il programma di cultura e attualità religiosa che per 30 anni ha raggiunto una vasta platea composta da credenti e non, grazie alla sua originale formula che prevedeva una prima parte curata dal cardinale Gianfranco Ravasi, che in questi anni ha commentato tutta la Bibbia, e una seconda affidata alla giornalista Maria Cecilia Sangiorgi, che ha affrontato argomenti di attualità attraverso reportage e storie di vita. E proprio a lei abbiamo chiesto i motivi della chiusura e un bilancio di quest'esperienza unica nella televisione italiana.

«Era nell'aria da un po' e adesso è arrivata la decisione definitiva. Da parte mia non posso nascondere che un po' di rimpianto c'è perché questo programma ha segnato la mia vita. Ma tutte le avventure, per quanto belle, sono destinate a finire».

Spesso quando un programma chiude è perché gli ascolti non sono giudicati soddisfacenti. E' andata così anche in questo caso?

«Non direi. Siamo un programma di nicchia, ma con un pubblico molto fedele. E infatti abbiamo già ricevuto tante lettere e mail di protesta per la chiusura. Non credo c'entri l'audience, semplicemente come ripeto tutti i programmi prima o poi finiscono e il nostro, senza darci troppe arie, però ha rappresentato un record di longevità nella Tv italiana. Per non parlare poi dell'opera di divulgazione della Bibbia compiuta in questi anni da Monsignor Ravasi che ha commentato tutti i testi sacri, dalla Genesi all'Apocalisse. E la lettura dei testi stata affidata anche ad attori del calibro di Giorgio Albertazzi, Mariangela Melato, Ottavia Piccolo, Pamela Villoresi, Chiara Muti e Gerard Depardieu».

C'è la possibilità che al posto di Le frontiere dello spirito vada in onda un nuovo programma di informazione religiosa condotto da lei?

«Non lo so. Per quanto mi riguarda ora mi prenderò un bel periodo di riposo. Quest'avventura è stata bellissima, ma anche molto faticosa perché mi ha portato in ogni angolo del mondo, con un ritmo di 40 puntate all'anno. Dopo questo questo periodo di "decantazione" rifletterò e valuterò eventuali nuove proposte».

Come chiuderete l'ultima puntata di Le frontiere dello spirito?

«Chiuderemo in bellezza, nel senso che proporremo un viaggio nella bellezza del mondo, sia attraverso i luoghi, dal monte Sinai alla cattedrale di Cordoba, sia attraverso le storie di chi si batte per ritrovare la bellezza, come suor Eugenia Bonetti dedica la sua vita a togliere donne e bambini dalla strada o le cooperative del progetto Policoro che nella locride lottano per offrire un'alternativa alla 'ndrangheta».

Riportiamo infine le parole con cui domenica 11 monsignor Gianfrano Ravasi si congederà dal pubblico di Le frontiere dello spirito:

«Io vorrei salutarvi augurandovi un’ estate che sia possibilmente sotto la luce, non soltanto del sole, ma anche la luce divina. Vorrei finire descrivendo un po’ la mia funzione, la funzione di tutti coloro che presentano un testo che è oltre ciò che io posso elaborare. E allora finisco con un saluto che è tratto dalle preghiere di un sacerdote francese che fu molto popolare e ad un certo momento, ora è  dimenticato, si chiamava Michel Quoist, è nato nel 1918 e morto nel 1997 e qui io direi che noi tutti dobbiamo un po’ riconoscerci in questa immagine che egli usa. Voi nell’interno della vostra vita, della vostra famiglia, della vostra storia, io nella mia, nella mia vicenda... essere non qualcosa che è sul pinnacolo, è solo Dio che deve trionfare..ma ascoltiamo questa preghiera con la quale vi lascio e auguro a voi di continuare comunque ad ascoltare la voce di quel Dio che sta sopra: 
 “ Ho pensato Signore a quel povero mattone interrato nel buio alla base di un grande edificio, nessuno lo vede ma lui fa il suo lavoro, e gli altri hanno bisogno di lui. Signore non conta che io sia in cima alla casa o nelle fondamenta, purchè io sia fedele al mio posto nella tua costruzione, sia proprio come quel mattone.”

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