Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
martedì 16 luglio 2024
 
 

Reati ambientali, disastro Campania

08/06/2011  Quasi 4 mila infrazioni accertate, pari al 12,5% nazionale, 4.113 persone denunciate o arrestate (cioè 12 al giorno), 1.216 sequestri. E un giro d'affari in cui la camorra...

C’era da scommetterci. La Campania infelix dei rifiuti si colloca, ancora una volta, al primo posto per i reati ambientali, secondo quanto evidenziato da Legambiente nel suo annuale rapporto sulle ecomafie. Quasi 4 mila infrazioni accertate, pari al 12,5% nazionale,  4.113 persone denunciate o arrestate (cioè 12 al giorno), 1.216 sequestri. Un giro d’affari di 4 miliardi di euro sui cui si fiondano circa 80 clan.

     Numeri impressionanti regalano il poco invidiabile primato alla Campania anche se si considerano i soli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti con 786 reati accertati (il 13% del totale nazionale), 919 persone arrestate o denunciate, e 348 sequestri effettuati. Grave, anzi gravissima anche la cementificazione abusiva, con 6.000 abitazioni costruite ex novo nell’ultimo anno: per capirci in Campania si è costruito abusivamente, in appena 12 mesi, per una superficie pari a 180 campi di calcio.

     Reati, specie quello dell’abusivismo edilizio, tendenzialmente considerati “minori”, socialmente quasi giustificati. E allora è bene ricordare che dal 1950 al 2008 la Campania ha dovuto piangere addirittura 642 vittime a causa di inondazioni ed eventi franosi (dati dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr-Irpi).

 

     “Siamo al primo posto per reati ambientali, ma per fortuna siamo secondi dietro la Calabria per l’abusivismo edilizio…”, sorride amaro Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania. “La situazione, purtroppo, è ancora più grave di quella che fotografiamo noi di Legambiente nel nostro rapporto annuale, perché la nostra classificazione tiene conto soltanto dei reati accertati. In realtà i reati ambientali commessi sono molti, ma molti di più”

 

- Quali posono essere le soluzioni?

     “Ormai non bastano più la repressione ed il contrasto da parte delle forze dell’ordine e della magistratura. In Campania bisogna cambiare marcia con progetti sociali, con investimenti seri. E poi bisogna fare prevenzione e diffondere la cultura della legalità a partire dalle scuole: non in maniera occasionale e disaggregata come accade ora, ma con un lavoro di lunga durata”.

 

- Perché sempre la Campania ai primi posti? Tutta colpa della camorra?

     “Intanto, se periodicamente esce fuori la possibilità di condono, reati come l’abusivismo edilizio iniziano a non esser più percepiti come tali ed a dare fiato ai gruppi malavitosi che si insinuano nelle crepe del sistema. In pratica, se non c’è una seria politica per la casa, la gente si sente autorizzata a costruire o comprare case abusive ed è col cemento che la camorra si arricchisce. Lo stesso vale per il ciclo dei rifiuti: finché non ci sarà un piano certo, blindato e trasparente, la camorra riuscirà ad insinuarsi nelle pieghe della cattiva gestione ed a continuare a fare affari”.

 

- Insomma difficile che la Campani perda il primato…

     “Ad eccezione di magistratura e forze dell’ordine, non mi sembra che tutte le istituzioni e le parti sociali stiano facendo molto per invertire  questa tendenza. Assistiamo a un continuo scaricabarile tra Comune, Regione e Provincia, mentre i nostri amministratori dovrebbero fare squadra e remare nella stessa direzione. Anche associazioni come Confindustria, ad esempio, potrebbero aiutare ponendosi come argine a qualsiasi infiltrazione camorristica, come già accade sul modello siciliano per le aziende che pagano il pizzo”.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo