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lunedì 05 dicembre 2022
 
giornata della memoria
 

Edith Eva Eger, la ballerina costretta a danzare per Mengele

27/01/2022  Ebrea di origine ungherese sopravvissuta ad Auschwitz è divenuta una brillante e appassionata psicoterapeuta. Un volume e un film ne ricostruiscono la storia. Spiega lo sceneggiatore Emanuele Turelli: «Quella di Edith è una storia di speranza e di coraggio. Ci dimostra come in ogni momento della nostra esistenza spetta a noi scegliere come affrontare le sfide più dure che il destino ci mette davanti»

In queste foto, il set di una delle scene del film dedicato a Edith Eva Eger.
In queste foto, il set di una delle scene del film dedicato a Edith Eva Eger.

La tragedia dell’Olocausto si rivela, ancora oggi, una miniera di storie personali incredibili che, a decenni di distanza, ci sorprendono e colpiscono. E non c’è occasione migliore della Giornata della memoria per farle rivivere. Edith Eva Eger, ebrea di origine ungherese, è una di queste figure sconosciute, protagonista di un’autentica odissea. A 16 anni, mentre coltiva appassionatamente il sogno di diventare una ballerina, viene deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con la famiglia; lì, fra l’altro, verrà costretta ad esibirsi per il dottor Mengele, il famigerato “angelo della morte”. Edith riuscirà a sopravvivere, insieme alla sorella Magda, trovando in se stessa una forza e una determinazione insospettate: le stesse energie spirituali che poi, a guerra finita - abbandonata ormai la prospettiva della danza per abbracciare la via della medicina - riuscirà a tirar fuori da migliaia di pazienti, vittime di traumi profondi, che si rivolgeranno a lei come psicoterapeuta.

Fino ad oggi il nome di Edith Eva Eger, pur molto noto oltre oceano, lo era meno in Italia, sebbene nel 2017 sia uscita, per Corbaccio, la sua autobiografia dal titolo “La scelta di Edith”. Ora la storia di Edith sta per diventare un film: un’opera che, mentre ancora è in fase di montaggio, ha ricevuto il plauso convinto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stata incoronata tra i migliori lavori nazionali per la Giornata della memoria dalla Presidenza del Consiglio e ha ottenuto il patrocinio del Ministero delle politiche giovanili.

L’idea di “Edith, una ballerina all’inferno” è venuta a Emanuele Turelli, da anni specializzato sulla Shoah, tant’è che, con la sua “Violet Moon”, organizza viaggi della memoria. La figlia di Emanuele, che firma la sceneggiatura della pellicola, è la protagonista e, come il personaggio che interpreta, anch’ella ha iniziato come ballerina da piccolina, a soli 5 anni. Girato a Salò, sotto la regia di Marco Zuin, il film affida la narrazione a due attori tra i più importanti esponenti del teatro civile in Italia: Marco Cortesi e Mara Moschini, compagni di vita e d’arte. Un giornalista li ha definiti «quelli che raccontano storie capaci di mettere i brividi» ed è così: dopo aver prodotto e realizzato 20 episodi della serie “Testimoni” per Rai Storia, il film-documentario “L’esecutore” e “La scelta”, hanno poi realizzato lo struggente film “Rwanda” (originariamente nato come pièce teatrale), presentato anche alla Mostra del cinema di Venezia. Tra i lavori storici di grande respiro “Die Mauer – Il muro”, trasmesso dalla Rai per il trentennale della caduta del muro di Berlino.

Spiega Turelli: «Quella di Edith è una storia di speranza e di coraggio capace di dimostrarci come in ogni momento della nostra esistenza spetta a noi scegliere come affrontare le sfide più dure che il destino ci mette davanti». Una lezione di vita, quindi, valida anche per l’oggi e che spiega il largo favore raccolto sin qui dal film. Raccontano Marco Cortesi: «Abbiamo accolto con enorme gratitudine il plauso che ci ha espresso in un videomessaggio la senatrice Liliana Segre (disponibile sul sito edith.movie, insieme con molti altri materiali) e siamo molto felici che, proprio alla vigilia della Giornata della memoria si sia unito all’elenco dei patrocinatori anche Binario21, insieme con la Fondazione Fossoli, ovvero due delle più importanti realtà istituzionali che in Italia si occupano di memoria dell’Olocausto. Il film ha visto la preziosa collaborazione delle studentesse e degli studenti del Liceo coreutico “Tito Livio” di Milano; autrici delle coreografie sono due docenti di danza, Santa Boriello e Arianna Guido Rizzo.

Questa mattina, concludendo la premiazione del film, alla presenza anche di rappresentanti della comunità ebraica italiana, il ministro della Pubblica istruzione Patrizio Bianchi ha ricordato che la celebre aria del Nabucco “Va’ pensiero” era cantata gli ebrei in fuga «che speravano di tornare alla loro terra e che hanno affidato alla musica e alla parola il loro anelito di libertà»: pensando a quel tragico riferimento, in sala è calato un silenzio colmo di emozione.

Occorrerà aspettare l’autunno perché il film vada nelle sale (maggiori informazioni possono essere richieste a questa mail: office@marco-ortesi.com). Per quella data regista e attori covano un sogno: poter presentare la pellicola alla presenza della vera Edith Eva Eger, che risiede negli Usa e ha la bellezza di 94 anni. «Venuta a conoscenza del nostro progetto - conclude Cortesi - ci ha fatto avere un forte incoraggiamento e per questo sarebbe bellissimo averla con noi. Ci vorrebbe un miracolo, ma… mai dire mai».

 

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