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martedì 21 settembre 2021
 
 

Edith Stein, filosofia al femminile

15/11/2012  La presentazione degli scritti in onore di Angela Ales Bello è stata l'occasione per fare il punto sulla straordinaria attualità del pensiero della copatrona d'Europa.

Edith Stein vista dall'artista Candace Carter.
Edith Stein vista dall'artista Candace Carter.

Una fede frutto di un incontro personale; una dimensione esperienziale a cui può essere condotta “con mano” anche la persona più lontana dal fenomeno religioso; la riscoperta del ruolo della donna; il solido ancoraggio nella tradizione ebraica; sono questi alcuni degli aspetti salienti che rendono quanto mai attuale il messaggio di Santa Teresa Benedetta della Croce, proprio nell’anno della fede.

Edith Stein, tedesca di famiglia ebraica, è stata filosofa fenomenologa allieva di Edmund Husserl, è poi entrata nel Carmelo ed è morta ad Auschwitz il 9 agosto del 1942 in seguito alla rappresaglia ad una lettera di condanna dei vescovi olandesi del nazismo. Bersaglio della Gestapo in quella occasione furono i cattolici di origine ebraica.

Il pensiero di Edith Stein, dopo il primo interesse suscitato al momento della sua canonizzazione 1998 e della sua elevazione a dignità di compatrona d’Europa il 1 ottobre 1999, deve essere ancora in gran parte approfondito e acquisito dalla nostra cultura, una operazione assolutamente necessaria, perché il suo messaggio dalla concezione della persona a quella della mistica, e anche della società e della politica è oggi di estrema attualità. Per questo ha assunto grande rilievo oggi alla Università Lateranense di Roma la presentazione degli scritti in onore di Angela Ales Bello (Persona, Logos, Relazione, una fenomenologia plurale). Infatti è soprattutto a lei che si deve riconoscere il merito di aver fatto conoscere il pensiero della Stein in Italia, curandone il maggior numero di traduzioni e pubblicando numerose opere sul suo pensiero.

Come scrivono Emilio Baccarini, Michele D'Ambra, Patrizia Manganaro e Anna Maria Pezzella curatori del volume presentato, la ex decana di filosofia della Lateranense (prima donna chiamata a questa carica), «della fenomenologia e della sua scuola, in Italia, è stata certamente un'interprete originale, feconda e propositiva. E il "filosofare insieme" ha rappresentato anche per la studiosa il Leitfaden (filo conduttore) dell'attività di docente e di "maestra", avendo creato intorno a sé attraverso il Centro italiano di ricerche fenomenologiche un'autentica comunità di ricerca».

«Lo spirito comunitario ha sempre caratterizzato il lavoro della Ales Bello», conferma il francescano padre Francesco Alfieri che ha appena pubblicato una bibliografia internazionale sulla Santa aggiornata al 2012 (Die Rezeption Edith Steins) quello spirito comunitario raccomadatogli da Suor Maria Amata Neyer, che con tanti anni di certosino lavoro è stata Archivista del Carmelo di Colonia. «Per cogliere fino in fondo il senso pieno del pensiero di Edith Stein si ricordi che le sue sono "ricerche vissute in uno spirito comunitario"», è stata questa la indicazione che Alfieri ha ricevuto della carmelitana che ebbe un intenso scambio epistolare con la Stein ed ora ha 90 anni.

Nel lavoro sulla Stein la Ales Bello ha sviluppato quella che ha denominato «una filosofia al femminile»
, una particolare congenialità del metodo fenomenologico con la modalità di approccio alla realtà proprio della donna, «connotata – scrive D'Ambra – dalla capacità di apertura all'altro nei suoi elementi più concreti e dalla tensione a cogliere, in modo intuitivo, gli aspetti particolari in relazione alla totalità dell'essere». Ma tale approccio, lungi dal costituire un femminismo antagonista, si apre al dialogo al confronto con l'altro sesso grazie all'antropologia duale, magistralmente confermata da Giovanni Paolo II. La presentazione del libro dedicato alla Ales Bello è stata introdotta dal rettore della Lateranense monsignor Enrico Dal Covolo, è intervenuto anche il decano di filosofia Gianfranco Basti. Di particolare interesse le riflessioni di Dario E. Viganò sul film La settima stanza di Marta Meszaros che racconta con grande efficacia la vicenda della Stein.

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