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L'Editoriale Credere
 
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Novità del Sinodo: è coinvolto tutto il popolo di Dio

07/10/2021  Il prossimo Sinodo sul tema Per una Chiesa sinodale: comunione partecipazione e missione vede per la prima volta un percorso in tre fasi a partire dalle Chiese locali. Un’opportunità inedita da cogliere

Cari amici lettori, il 9 e 10 ottobre prossimo papa Francesco inaugurerà, in Vaticano, il prossimo Sinodo dei vescovi, che presenta una grande novità: si svolgerà in 3 fasi – a livello diocesano, continentale e della Chiesa universale – fra ottobre 2021 e ottobre 2023. Il Sinodo, insomma, cui dedichiamo la storia di copertina, avrà luogo sia in Vaticano che in ogni diocesi, diventando così, da evento, un processo che coinvolge tutto il popolo di Dio capillarmente. È una novità sostanziale, su cui vale la pena riflettere tutti, per non lasciare passare un’opportunità inedita: tutti i battezzati, ciascuno secondo il proprio ruolo, sono chiamati a concorrere al discernimento del bene della Chiesa, in ascolto dello Spirito, per camminare nella storia. La novità del Sinodo, che è un organismo già esistente dal Vaticano II a cui partecipano i vescovi per aiutare il Papa nel discernimento e nel governo della Chiesa, è proprio la fase diocesana e continentale, che comporta – attraverso dei meccanismi specifici – che anche il popolo di Dio possa esprimersi. Mi sembra un’occasione importante per tutta la Chiesa – anche a livello “micro” delle nostre diocesi – di comunione, partecipazione e missione, come si dice nel titolo di questo appuntamento. È un processo voluto da papa Francesco, che lo ha annunciato lo scorso maggio, per far emergere anche la voce dei credenti, il modo in cui essi vedono la Chiesa, i suoi problemi, quali tematiche ritengono si debba affrontare con urgenza per rispondere ai segni dei tempi. È un esercizio di corresponsabilità, di discernimento, di ascolto. Sappiamo tutti, anche a partire dall’esperienza dei consigli pastorali, quanto sia difficile avanzare delle proposte, come a volte ci si contrapponga ancor prima di aver ascoltato, quanto sia complicato “smuovere” le abitudini ecclesiali acquisite e individuare strade e mete nuove. Sappiamo anche che l’esercizio di parola e riflessione comune, pastori e fedeli, non sono abitudini così diffuse e coltivate. Ecco l’occasione per esercitarsi e intraprendere questa via, senza cedere allo scetticismo e all’indifferenza. Far emergere nella Chiesa la propria voce, ascoltare quella di altri, confrontando posizioni e vedute, sottomettersi tutti alla voce dello Spirito che parla attraverso la Parola, il magistero, il sensus fidelium… Sono atteggiamenti non scontati, che vanno coltivati. E richiedono certamente pazienza e tempi lunghi. A chi teme l’“impreparazione” dei laici, don Dario Vitali, in un’intervista a Credere sul tema sinodalità, affermava: «È vero, i fedeli – proprio perché non sono mai stati interpellati – si possono esprimere scompostamente, o con toni di rivendicazione. Ma il popolo di Dio va educato, proprio perché c’è stata una mancanza da parte di chi doveva farlo». Forse i risultati di questo lungo cammino non saranno così eclatanti come ci si potrebbe attendere, non mancheranno magari note “stonate”... ma è importante che il processo sia stato messo in moto. Probabilmente i frutti li vedremo nel lunghissimo periodo. È un altro passo in direzione della Chiesa immaginata dal Concilio come popolo di Dio pellegrinante nella storia.

 
 
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