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L'Editoriale di Credere
 
Credere

Sinodo, un difficile esercizio di comunione e partecipazione

02/12/2021  Il processo avviato da papa Francesco è un percorso proposto a tutta la Chiesa per imparare a camminare insieme, nello sforzo comune di ascolto e di discernimento su dove Dio vuole portare la sua Chiesa

Cari amici lettori, è ormai avviato il Sinodo 2021-2023 “Per una Chiesa sinodale. Comunione partecipazione e missione”, voluto da papa Francesco, da lui inaugurato lo scorso 9-10 ottobre e poi il 17 nelle diocesi, dove si compie la prima tappa del processo sinodale.

Tra i processi avviati da Francesco, si tratta forse del più importante e del più imprevedibile negli esiti. Ma dobbiamo dirci con verità che la novità ci coglie tutti un po’ impreparati, lasciandoci spiazzati. Da dove cominciare, cosa si attende da noi? Dove si vuole arrivare con questo “processo sinodale”? Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma: da una Chiesa vissuta principalmente in termini gerarchici a una Chiesa che è “popolo di Dio”, categoria introdotta dal concilio Vaticano II. Questo richiede a tutte le componenti del popolo di Dio un atteggiamento da protagonisti e non da “spettatori”, in questo processo che ha lo scopo di aiutare la Chiesa a capire in che direzione vuole andare, o meglio: dove lo Spirito vuole portarla. Purtroppo una secolare prassi che ha relegato il popolo di Dio al silenzio non ci aiuta molto. Ecco perché siamo forse tutti un po’ disorientati, con il rischio di essere “afoni”. E non aiuta oggi un contesto di fede dove la dimensione comunitaria è carente.

Credo sia di aiuto rileggere l’interrogativo fondamentale che il Sinodo – a ogni livello – è invitato a porsi: «Una Chiesa sinodale, annunciando il Vangelo, “cammina insieme”; come questo “camminare insieme” si realizza nella vostra Chiesa particolare? Quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere nel nostro “camminare insieme”?». Come ha precisato il cardinale Mario Grech, nell’intervento alla 75ª Assemblea generale straordinaria della Cei lo scorso 22-25 novembre, la sfida è quella di un «popolo di Dio che cammina insieme, non solo perché cammina, ma perché cammina sapendo dove va – verso il compimento del Regno – e perciò si interroga sulla strada da percorrere, ascoltando ciò che lo Spirito dice alla Chiesa».

Ecco il nodo e l’esercizio – complesso – che ci viene proposto. L’esercizio di un modo nuovo di essere Chiesa. Un esercizio di comunione. Provare – insieme – a leggere il nostro cammino di Chiesa, a partire dalle Chiese particolari (parrocchie e diocesi), valutando quali sono i rami secchi e i germogli che fioriscono, cercando di scorgere nelle diverse esperienze di Chiesa ciò che lo Spirito opera nel nostro tempo. L’esercizio è difficile, perché siamo poco abituati a riflettere e confrontarci sui nostri cammini ecclesiali, siamo più spettatori e consumatori che protagonisti della e nella Chiesa, in una logica di delega o, per chi è più critico, di rivendicazione o di allontanamento, ma non di partecipazione. Siamo poco abituati a leggere la realtà che ci sta intorno e a chiederci come rispondere evangelicamente alle sollecitazioni che ne vengono e come affiancarci agli uomini e alle donne di oggi.

Forse balbetteremo solo poche cose, ma la posta in gioca vale lo sforzo, se quello che è emerge è vero, vitale, significativo per un cammino di Chiesa.

(Foto Ansa)

 
 
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