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mercoledì 10 agosto 2022
 
Non sono solo canzonette
 

Edoardo ed Eugenio Bennato. «È la musica che abbatte i confini»

30/08/2016  Intervista ai fratelli Edoardo ed Eugenio Bennato, che il 3 settembre si esibiranno al Festival Adriatico Mediterraneo: insieme contro la tentazione di costruire nuovi muri.

Eugenio Bennato
Eugenio Bennato

Tornano a cantare e a suonare insieme portando sul palco le due diverse anime di Napoli. Uno (Edoardo) è la coscienza critica del Belpaese che riesce a mettere in musica favole impegnate con una leggerezza disarmante e non sono solo canzonette. L’altro (Eugenio) è l’etno-cantautore per eccellenza.
L’occasione è offerta dal Festival internazionale Adriatico Mediterraneo, decima edizione, dal 27 agosto al 3 settembre ad Ancona, (dedicato quest’anno alla memoria di Giulio Regeni), che rimette insieme i due grandi fratelli della musica italiana, Edoardo ed Eugenio Bennato. Attesissimo il loro concerto di chiusura, sabato 3 settembre, unica data in Italia e per la prima volta per un intero spettacolo, un modo per approfondire i temi dell’area mediterranea attraverso la musica.

Chi dobbiamo ringraziare per questa reunion?

Eugenio: «Giovanni Seneca, il direttore artistico del Festival Adriatico Mediterraneo. Faremo due miniconcerti separati e ci sarà una parte insieme dove dovremo adattarci a fare brani che non fanno parte del nostro repertorio. Io combinerò cose che ho scritto in passato con altre più recenti, perché la musica va di pari passo con la vita e con la storia».
Edoardo: «La nostra collaborazione artistica non si è mai interrotta. Abbiamo cantato insieme nella notte di Capodanno del 2013 in piazza del Plebiscito a Napoli, davanti a più di centomila persone e l’anno seguente al Teatro Trianon, dove abbiamo suonato anche A cosa serve la guerra e La era dei buoni sentimenti. Quando scrivo nuove canzoni, Eugenio le ascolta e, se lo ritiene, interviene sul testo e mi dà buoni consigli, come in Venderò, che è quasi tutta composta da lui. Anche Giorgio, l’altro nostro fratello, mi dà una mano. Dal punto di vista artistico, dopo l’esperienza del Trio Bennato fatta da ragazzini, abbiamo coltivato interessi musicali diversi».

Il Mediterraneo è nel vostro Dna. Eugenio con la Nuova Compagnia di Canto Popolare e con Taranta Power, e nel 2002 con l’album Che il Mediterraneo sia, sigla di Linea blu. Edoardo con l’ultimo album Pronti a salpare ha vinto il Premio Amnesty International Italia come miglior brano dedicato ai diritti umani del 2015. Che cos’è per voi il “Mare nostrum”?

Edoardo: «Il Mediterraneo fa parte delle nostre canzoni da sempre. Di recente sono stato a suonare a Lampedusa e ho regalato al sindaco e al Museo delle migrazioni un mio quadro raf…figurante un barcone di disperati che attraversa il nostro mare. Sono fortemente convinto che dobbiamo essere pronti a cambiare modo di pensare, a cedere qualche nostro privilegio. Nel video di Pronti a salpare ho fatto inserire le immagini dei nostri emigranti che arrivavano a Ellis Island, negli Stati Uniti d’America, alla fi…ne dell’Ottocento: i loro sguardi confusi non erano diversi da quelli di chi oggi attraversa il Mediterraneo dalle coste del Sud per arrivare da noi. Aver abbandonato a sé stessi continenti come l’Africa, immaginando una possibilità di autodeterminazione che non poteva prodursi senza una guida, dopo anni di sfruttamento coloniale, è stato devastante».
Eugenio: «Il Mediterraneo è il luogo di frontiera che pone l’Europa di fronte a una scelta di civiltà. Nei miei concerti vedo una forte risposta della gente alle cose che ho scritto negli ultimi tempi su questi temi. È un premio alla mia costanza nel recupero della musica etnica».

Le vostre rispettive lauree in Architettura e in Fisica cosa c’entrano con la musica?
 
Edoardo: «C’è sempre stata una complementarietà di fondo: l’architetto utilizza il cantante e viceversa, nel senso che le copertine di alcuni dischi le ha realizzate l’architetto Bennato Edoardo, che non avrebbe avuto l’opportunità di farle senza Edoardo Bennato il cantante».
Eugenio: «La musica scritta da chi conosce la matematica ha qualcosa di diverso, come la tendenza alla simmetria, alla circolarità».

Cosa vi accomuna?

Eugenio: «La generosità e la lontananza dagli atteggiamenti divistici. Il nostro rapporto è sempre stato un po’ con’flittuale dal punto di vista delle scelte letterarie, artistiche ed estetiche. Una volta andammo in Cile: lui parlava l’inglese, io imparai lo spagnolo, a fi…ne serata eravamo due fratelli che parlavano due lingue diverse. In lui ritrovo un’attenzione ai temi forti e una lontananza dalla banalità del pop o del rock di consumo. Forse io sono stato più rigoroso, ma il mio legame con la tradizione non mi impedisce di essere creativo».

Qual è la funzione della musica?

Edoardo: «Il rock è l’unica strada che conosco per abbattere barriere culturali, scardinare luoghi comuni, talvolta muri, e riuscire a vincere anche sul tempo che passa. Ma il rock di classe, fatto bene, con i testi giusti».

Esiste un’isola felice?

Edoardo: «Si chiama Gaia, ha circa 12 anni ed è mia …figlia».
Eugenio: «L’isola felice sarà quella in cui l’umanità si renderà conto che può esistere un mondo senza violenza, senza guerre di religione. E sarà il miglior mondo possibile».

FESTIVAL ADRIATICO MEDITERRANEO. MUSICHE “METICCE” IN MEMORIA DI REGENI

Giunto alla decima edizione, il Festival Adriatico Mediterraneo si apre il 27 agosto con la consegna del Premio alla memoria di Giulio Regeni ai genitori del ricercatore ucciso in Egitto. Il 3 settembre si concluderà con il concerto dei fratelli Bennato. In mezzo, tanti artisti accomunati dal mix culturale e sociale che caratterizza la loro musica: la Barcelona Gipsy Balkan Orchestra, composta da musicisti di diversi Paesi che si uniscono intorno alle sonorità balcaniche e klezmer, l’interprete di „flamenco Antonio Fernández Montoya “Farruco”, il duo formato dal maliano Baba Sissoko e dal sardo Antonello Salis, la grande voce di Napoli Peppe Barra e la Mostar Sevdah Reunion, tra i maggiori interpreti internazionali della musica tradizionale bosniaca.

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