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domenica 26 settembre 2021
 
 

Elezioni: vince chi le spara più grosse

15/01/2013  Anticipiamo il Primo Piano di Famiglia Cristiana in edicola e in parrocchia da giovedì 17 gennaio 2013.

Alcuni dei simboli dei partiti che parteciperanno alle prossime elezioni (Ansa).
Alcuni dei simboli dei partiti che parteciperanno alle prossime elezioni (Ansa).

Giù le tasse. Via l’Imu, anche se l’imposta sulla prima casa ha tenuto a galla i bilanci dei Comuni. Per non parlare di chi vuole uscire dall’euro perché, si sa, 450 milioni di europei si sbagliano e solo lui l’azzecca sempre. O di chi promette la crescita come se si potesse comprarla al supermercato. E poi, ci sono quelli che farebbero sparire il debito pubblico con uno schiocco delle dita. E quelli che insegnerebbero a campare anche alla signora Merkel. Di tutto e di più.
La campagna elettorale è appena partita, ma siamo già al solito e insopportabile mercatino delle illusioni. Dove le promesse si sprecano. E vince chi le spara più grosse. Perché oggi, i conti si fanno con l’Auditel: chi ha più pubblico ha sempre ragione. E domani si vedrà. Sulle promesse mancate si troverà senz’altro qualcuno da accusare. E, comunque, gli italiani dimenticano facilmente. La memoria è corta.

Alla politica sembra non interessino i problemi delle famiglie, dei giovani e dei lavoratori. Si preoccupa, soprattutto, di come vincere le elezioni e conquistare il potere. Un po’ meno della soluzione dei tanti problemi del Paese. A cominciare dalla grave disoccupazione giovanile e dalla povertà delle famiglie. L’osceno spettacolo della politica va avanti. Come sempre, con gli stessi interpreti e suonatori. L’applausometro è acceso. I cervelli si spremono solo per vincere le sfide televisive. E dibattere, col bilancino, sulle comparsate dei candidati in Tv. Dei problemi reali si parlerà alla prossima puntata. Forse.

Al di là del bilancio di quanto ha fatto il Governo dei “tecnici” (ognuno può tracciarlo da sé), i veri perdenti sono, ancora una volta, la politica e i partiti tradizionali. Un anno non è bastato loro per fare “pulizia” al proprio interno. Con più rigore etico. O per darsi una regolata su corruzione e costi della politica. E, soprattutto, per rimettersi all’ascolto del Paese reale, l’unica funzione che giustifica e nobilita la loro esistenza.

A giudicare dalla campagna elettorale, nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto. Non è arrivata la nuova legge elettorale, anche se tutti la giudicavano necessaria. E cancellare per sempre il “porcellum”, di cui tutti si vergognano, ma se ne servono. I privilegi assurdi della politica sono stati appena limati. Eppure, nell’insieme, costano 24 miliardi di euro l’anno, pari all’1,5 per cento del Prodotto interno lordo. Quasi 800 euro l’anno per ogni italiano, neonati compresi.

Nessuno ha saputo ricucire l’Italia reale e chi dovrebbe rappresentarla nelle istituzioni. Quali tra i candidati conoscono davvero il dramma delle famiglie impoverite dalla crisi o sfiancate dai sacrifici? Quanti hanno incontrato i giovani senza lavoro o precari a vita? La voce dell’Italia vera non ha avuto modo d’essere rappresentata. E finché non avverrà, il cambiamento di cui c’è bisogno resterà una speranza e non una prospettiva.

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