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giovedì 09 dicembre 2021
 
 

Un appuntamento quotidiano

09/07/2013  Bisogna scegliere un momento nella giornata, che sia sempre lo stesso, da dedicare allo studio. Non devono farli i genitori, se qualcosa non è chiara la si rimanderà a settembre, all’insegnante.

Accompagnano puntuali ogni vacanza, guardati con ansia dai ragazzi e con sospetto dai genitori che si chiedono se sia veramente opportuno dedicare loro così tanto tempo anche sotto l’ombrellone, quando invece si dovrebbe pensare solamente a staccare un po’ la spina per riprendere fiato. I compiti assegnati, che in ferie coinvolgono tutta la famiglia, diventano così oggetto di dibattito, anche tra esperti. «In relazione all’apprendimento, una pausa lunga dallo studio può avere effetti negativi creando difficoltà nella ripresa del lavoro a settembre. È importante mantenere allenata la mente, soprattutto la parte più in gioco rispetto alle richieste scolastiche. D’altra parte, avere un periodo di riposo facendo rimanere i bambini cognitivamente attivi, anche se in situazioni diverse rispetto a quelle vissute in classe, può essere altrettanto proficuo», spiega Emanuela Confalonieri, docente di Psicologia dell'educazione e dello sviluppo dall'Università Cattolica.

Quindi, come bisogna regolarsi? «Occorre lasciare un periodo di pausa e di libertà dallo studio, indicativamente nelle tre settimane successive alla fine della scuola, per poi cominciare gradatamente a svolgere i compiti assegnati evitando di concentrarli tutti nelle ultime due settimane. Basta organizzarsi insieme ai figli e scegliere la modalità migliore: dedicare allo studio un paio d’ore al giorno, tra luglio e agosto, preferibilmente al mattino e sempre nello stesso intervallo di tempo, facendolo diventare un appuntamento quotidiano. Importante, e più funzionale, anche alternare le materie di lavoro, senza ostinarsi a finire tutto un libro prima di iniziarne un altro».

I genitori non saranno entusiasti di aprire i libri al mare o in montagna: «È un po’ una noia come lo è durante l’anno. Sarebbe opportuno comunque che gli insegnanti non esagerassero, cosa che avviene soprattutto nella scuola secondaria perché a volte non si mettono d’accordo tra loro e non trovano il giusto equilibrio». Ma i genitori devono sempre saper aiutare i figli nello studio: e se dimenticano qualcosa? «Non è compito dei genitori fare i compiti, nel senso che se qualcosa non è chiara la si rimanderà a settembre, all’insegnante. Può essere invece un’occasione capire come un figlio studia, almeno durante le vacanze. In fondo anche questo è un momento di condivisione».

 
 
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