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lunedì 04 luglio 2022
 
Cyberbullismo
 

Emergenza social, Paolo Picchio: «Così uccidono ancora Carolina»

21/06/2019  È di tre giorni fa l’ultimo caso di pedopornografia online. La Fondazione Carolina Onlus, nata in nome di “Caro” prima vittima di cyberbullismo, lancia un manifesto per richiamare istituzioni e colossi del web alle proprie responsabilità. Il direttore generale Ivano Zoppi: «Genitori disperati e social intoccabili, è tempo di regole». Su questo ed altri problemi analoghi, una grande inchiesta sul numero 25 di Famiglia Cristiana in edicola e in parrocchia.

“Abile”... così è stato definito l’orco che per anni ha abusato di bambine adescandole attraverso una falsa identità. Un 48enne del milanese che ha creato un falso profilo WhatsApp, con un cellulare dedicato solo a quello, e con l’identità virtuale della «cattivissima Giulia» ha irretito, manipolato e soggiogato, tra 2015 e fine 2018, tre bambine che all’inizio avevano 11 anni. «Una storia terrificante che spaventa genitori e insegnanti. Eppure i media preferiscono soffermarsi sulle “capacità di manipolazione del criminale”, piuttosto che informare l’opinione pubblica sulle responsabilità e sulle violazioni che sottendono questo caso» dichiara Ivano Zoppi, Direttore di Fondazione Carolina. «A 11 anni non si può stare su WhatsApp. Neppure a 13! L’età minima per frequentare la chat più diffusa a livello globale, per gli Stati dell’Unione europea è pari a 16 anni. Cosa fanno i socialnetwork per rispettare questa direttiva? Cosa fanno i colossi del web per contrastare le false identità nel web?» incalza Paolo Picchio, papà di Carolina. Evidenziando che «in una chat di gruppo, mentre si gioca su internet, all’interno di un social network, ogni “amico online” dovrebbe corrispondere ad una persona reale, conosciuta e coetanea dei propri figli. Invece sono i genitori stessi ad iscrivere i priori bambini sui social… “così stanno buoni”. Non è più tollerabile che in quinta elementare si possa concedere il cellulare per il semplice motivo che... “tanto ce l’hanno tutti”! È davvero così che ci prendiamo cura dei nostri figli?».

La sicurezza e la serenità delle famiglie stanno passando in secondo piano rispetto alle regole del mercato e di un progresso tecnologico costruito su amoralità e indifferenza. «Fondazione Carolina mette a disposizione delle scuole la sua equipe interdisciplinare per garantire un supporto di prossimità e tempestivo nei casi più gravi di bullismo e cyberbullismo. Un servizio che abbiamo esteso in via sperimentale per gli educatori di 120 oratori estivi, che possono segnale gli episodi direttamente tramite la App 1SAFE» spiega Ivano Zoppi. «Ma tutto questo non basta. Serve un patto di corresponsabilità, in cui nessuno si può sottrarre. Papà Picchio e tutte le anime della nostra Onlus stanno predisponendo un manifesto che impegni i principali stakeholder, pubblici e privati, a sedersi attorno ad un tavolo (possibilmente fisico) per il rispetto delle regole esistenti e per individuare risposte nuove e coordinate alla sofferenza dei minori, dentro e fuori la Rete».

 

 

 
 
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