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lunedì 03 agosto 2020
 
Teatro
 

E se Ulisse fosse stato un prepotente?

29/09/2014  E Polifemo una vittima... È l'ipotesi insinuata da Emma Dante nel suo spettacolo "Io, Nessuno e Polifemo" in cui, oltre che regista, è anche attrice.

La regista e drammaturga palermitana Emma Dante, neodirettrice artistica del 67° Ciclo di Spettacoli Classici del Teatro Olimpico di Vicenza, torna a ricoprire anche il ruolo di attrice, come ai suoi esordi, per interpretare se stessa in Io, Nessuno e Polifemo in cui indaga nel sempre affascinante mito di Ulisse, già affrontato nel suo testo, Intervista impossibile a Polifemo, scritto nel 2008 (Einaudi).

Nello spettacolo, costruito con sapiente ironia, si ribalta l’immagine tradizionale di Polifemo (Salvatore D’Onofrio) che, rispondendo alle domande di Emma Dante giunta alla sua grotta, finalmente può raccontare la sua versione dei fatti, mai considerata prima dal suo punto di vista. Infatti, il malinconico Polifemo, che parla in napoletano, rivendicando la sua origine nei Campi Flegrei, spiega alla “intervistatrice” Emma Dante che è stato vittima di uno dei tanti imbrogli di Ulisse (Carmine Maringola): privato della vista, sente sempre Ulisse vicino, come una presenza minacciosa.

È quindi il mostro da un occhio solo della mitologia classica, ma attaccato dal nemico nella sua vita, prima tranquilla, di pastore durante la quale con il suo solo occhio vedeva solo l’aspetto positivo dei fatti, osservava il mare, pascolava le sue capre nella sua isola senza civiltà e senza la conoscenza del male. Ulisse dell’attore Maringola è invece un donnaiolo, prepotente, arrogante, entra in scena ballando a tempo di rock, circondato da ballerine in paiellettes e parrucche colorate, parla anche lui in napoletano, definendola la lingua adatta ai giochi di parole e agli inganni. Mentre Polifemo di D’Onofrio, una volta accecato, rimane recluso nella caverna, senza più uscire neanche per sentire il rumore del mare, vive solo di ricordi, e, sembra essere diventato parte integrante della roccia stessa a causa della cecità in cui vive.

Su un palcoscenico spoglio, illuminato dalle luci dirette verso gli spettatori, Emma Dante, in abito nero maschile, li induce al confronto per fare emergere la violenza subita da Polifemo raccontando anche alcuni episodi del mito classico. I tre personaggi sono affiancati da tre danzatrici (Viola Carnici, Giusi Vicari, Federica Aloisio), che, muovendosi sulla musica e le canzoni eseguite dal vivo dalla grintosa cantante siciliana Serena Ganci, costituiscono un originale coro classico rimasto però senza parole, infatti partecipa solo con movimenti e, a volte, con forti urli e lamenti incarnando anche le donne incontrate da Ulisse, tra cui la fedele moglie Penelope introdotta dalle note della ritmata canzone Malata d’amore.

Impressionante è la scena in cui il Ciclope inghiotte manichini di legno, che rappresentano i compagni di Ulisse, offerti a lui dalle ballerine che eseguono movimenti meccanici scattando come delle bambole a mola, per sottolineare l’atrocità del terribile pasto, compiuto seguendo l’istinto e non la ragione. Le ballerine intrecciano poi una tela bianca che simboleggia quella tessuta dalla fedele Penelope, sottolineando la devozione della moglie che attende fiduciosa il ritorno del marito.

Gli episodi salienti della vicenda vengono così evocati attraverso coreografie, suggestioni, dialoghi e battibecchi tra i personaggi e non raccontati in ordine cronologico: l’attesa di Penelope, le donne innamorate di Ulisse, i viaggi avventurosi, la morte dei compagni. Non mancano battute ironiche tese anch’esse a sdrammatizzare il mito, come quando Ulisse scopre che il poeta Dante non è la stessa persona di Emma Dante o quando i due personaggi mitologici lasciano un ultimo solenne messaggio alla curiosa intervistatrice: la ricetta del capretto cucinato da Polifemo e apprezzato da Ulisse!

Dove e quando

IO, NESSUNO E POLIFEMO di e con Emma Dante (anche regista) e con Salvatore D’Onofrio, Carmine Maringola e con la partecipazione di tre danzatrici. Musiche eseguite dal vivo da Serena Ganci. Produzione Teatro Biondo Stabile di Palermo. Al Teatro Franco Parenti di Milano dal 25 al 30 settembre 2014 e poi in tournée. Info: biglietteria@teatrofrncoparenti.it, tel. 02 59 99 52 06, www.teatrofrancoparenti.it; www.teatrobiondo.it

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