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sabato 26 settembre 2020
 
Gas naturale
 

Eni, una scoperta che darà lavoro

31/08/2015  L'enorme giacimento trovato al largo delle coste egiziane premia l'Eni che ha investito tanto e si terrà una parte della produzione. Spiega Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia: «Centinaia di imprese italiane in giro per il mondo potranno lavorare su questo progetto e assumere operai, tecnici, ingegneri del nostro Paese. E se l'intero gas qui prodotto andasse all’Italia sostituirebbe del tutto il gas russo».

Una scoperta di rilevanza mondiale. Nell'offshore egiziano del Mar Mediterraneo, al largo delle coste del Cairo, l'Eni, fiore all'occhiello dell'industria energetica italiana, ha scoperto un enorme giacimento di gas naturale. Il pozzo Zohr 1X, attraverso il quale è stata effettuata la scoperta, è situato a 1.450 metri di profondità d'acqua. «Dalle informazioni geologiche e geofisiche disponibili, e dai dati acquisiti nel pozzo di scoperta», spiegano gli ingegneri dell'Eni, «il giacimento presenta un potenziale di risorse fino a 850 miliardi di metri cubi di gas (5,5 miliardi di barili di olio equivalente) e un'estensione di circa 100 chilometri quadrati. È la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel mar Mediterraneo. 

L'Eni svolgerà nell'immediato operazioni sul giacimento per assicurare lo sviluppo della scoperta, in modo da sfruttare al meglio le infrastrutture già esistenti. Secondo gli esp0erti, il pozzo Zohr 1X, che è stato perforato a 4.131 metri di profondità complessiva, ha incontrato circa 630 metri di colonna di idrocarburi in una sequenza carbonatica dell'età Miocenica». L'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi  ha commentato: «È una scoperta davvero importante per la nostra società e le persone che lavorano in Eni. La conferma delle nostre competenze e delle nostre capacità di innovazione tecnologica con immediata applicazione operativa. Questa scoperta storica sarà in grado di trasformare lo scenario energetico di un intero Paese per decenni, l'Egitto, che ci accoglie da oltre 60 anni. E assume un valore ancora maggiore poichè fatta in Egitto, paese strategico per Eni, dove possono essere sfruttate importanti sinergie con le istallazioni esistenti permettendoci una rapida messa in produzione».

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia
Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia

Per capire meglio l'impatto geopolitico di questa scoperta sulla stabilità energetica del Mediterraneo e più in generale sulle prospettive di sviluppo di tutta la regione abbiamo intervistato Davide Tabarelli, economista, presidente di Nomisma Energia.

Il ritrovamento è stato effettuato in acque egiziane: dunque, nonostante la scoperta l'abbia fatta l'Eni, la prima cosa da chiarire è che non si tratta di un giacimento che arricchisce il patrimonio energetico italiano in modo diretto. È così?
«Esatto. La proprietà di quel gas è dello Stato in cui si trova, l’Egitto, che, con un contratto, ha affidato all’Eni il compito di svilupparlo. Nel contratto c’è scritto che una fetta della produzione se la terrà l’Eni».

È innanzitutto l'Egitto che può brindare a un approvvigionamento di gas naturale per decenni…
«Prima l’Eni, poi l’Egitto. L’Eni ha investito tantissimo in questo tipo di attività ed è sempre un’incognita trovare queste risorse».

Questa scoperta ha un impatto sulla stabilità energetica e sulle prospettive di sviluppo nell'area del Mediterraneo?
«Si, migliora di molto. Abbiamo bisogno tutti di maggiore stabilità nel Nord Africa e questa passa attraverso stabilità economica e occasioni di sviluppo del Paese più popolato dell’area e più importante politicamente nel mondo arabo, che è l’Egitto. Questo giacimento rappresenta un’occasione di sviluppo per l’Egitto».

Il fatto che il lavoro sia stato svolto dall'Eni che cosa significa per l'Italia? In che modo porta un beneficio all'equilibrio energetico del nostro Paese?
Le imprese italiane, spesso denigrate in Italia, dimostrano di essere imprese di grande successo all’estero, oltre all’Eni, in particolare la Saipem, che ha fatto il pozzo. Ma poi ci sono centinaia di imprese italiane in giro per il mondo che potranno lavorare su questo progetto e assumere operai, tecnici, ingegneri giovani del nostro Paese dove l’urgenza maggiore è l’occupazione. Sull’energia i benefici sono in termini di diversificazione: importiamo il 90% del gas che consumiamo e il primo obiettivo è quello di avere tanti fornitori».

Il fatto che l'Eni, per conto dell'Egitto, abbia fatto questa importante scoperta, ci renderà meno dipendenti dal gas naturale che arriva da Russia attraverso i gasdotti ucraini? Cioè in questo senso possono cambiare anche degli scenari geopolitici/economici?
«Certo, se tutto il gas qui prodotto andasse all’Italia sostituirebbe tutto il gas russo, circa 25 miliardi metri cubi l’anno, il 30% dei nostri consumi. Pertanto la notizia non è certo buona per la Russia che anche lei deve però affidarsi meno alle esportazioni di materie prime e cercare di fare più imprese al proprio interno».

Con il perfezionamento degli accordi con l'Egitto attraverso l'Eni, da questo ritrovamento sono attesi, o sono da attendersi, a breve-medio periodo riduzioni del prezzo del gas naturale e quindi benefici tangibili sui conti delle famiglie?
«I prezzi del gas sono in discesa negli ultimi mesi già per altre ragioni e le tariffe del gas nei prossimi mesi sono in calo. Questo giacimento sarà in produzione fra 3-5 anni, ma aiuterà in futuro a tenere i prezzi bassi, anche perché la domanda sta crescendo molto».

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