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martedì 27 luglio 2021
 
l'Angelus del Papa
 

«Basta odio in Centrafrica». E ricorda: «Tenebre potenti ma la luce di Dio è più forte»

06/01/2021  L’appello di Francesco all’Angelus dopo le elezioni nel Paese africano: «Invito tutte le parti a un dialogo fraterno e rispettoso, a respingere l’odio ed evitare ogni forma di violenza». E ricorda che le «tenebre sono presenti e minacciose nella vita di ognuno e nella storia dell’umanità, ma la luce di Dio è più potente»

Ricorda con «attenzione e preoccupazione gli eventi nella Repubblica Centrafricana, dove si sono recentemente svolte le elezioni, con le quali il popolo ha manifestato il desiderio di proseguire sulla via della pace. Invito perciò tutte le parti a un dialogo fraterno e rispettoso, a respingere l’odio ed evitare ogni forma di violenza». Si rivolge «con affetto» ai fratelli e alle sorelle delle Chiese Orientali, cattoliche e ortodosse, che, «secondo la loro tradizione, celebrano domani il Natale del Signore. Ad essi», dice, «porgo il più sentito augurio di un Santo Natale, nella luce di Cristo nostra pace e nostra speranza». E ricorda che oggi si celebra la Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria, «che coinvolge tanti bambini e ragazzi di tutto il mondo. Ringrazio ciascuno di loro, e li incoraggio ad essere testimoni gioiosi di Gesù, cercando sempre di portare fraternità in mezzo ai coetanei».

Dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico, in diretta streaming, papa Francesco recita l’Angelus dell’Epifania dopo aver celebrato la Messa nella Basilica di San Pietro e rivolge un «cordiale saluto a tutti voi, che siete collegati attraverso i mezzi di comunicazione». L’Epifania, ricorda prima della preghiera mariana, «non è un altro mistero, è sempre lo stesso mistero della Natività, visto però nella sua dimensione di luce: luce che illumina ogni uomo, luce da accogliere nella fede e luce da portare agli altri nella carità, nella testimonianza, nell’annuncio del Vangelo».

Il Pontefice riconosce che le «tenebre sono presenti e minacciose nella vita di ognuno e nella storia dell’umanità, ma la luce di Dio è più potente. Si tratta di accoglierla perché possa risplendere a tutti. Ma possiamo domandarci: dov’è questa luce? Il profeta la intravedeva da lontano, ma già bastava a riempire di gioia incontenibile il cuore di Gerusalemme». Dov’è questa luce?, chiede ancora il Papa. «L’evangelista Matteo, a sua volta, raccontando l’episodio dei Magi mostra che questa luce è il Bambino di Betlemme, è Gesù, anche se la sua regalità non da tutti è accettata. Anzi, alcuni la rifiutano, come Erode. È Lui la stella apparsa all’orizzonte, il Messia atteso, Colui attraverso il quale Dio realizza il suo regno di amore, il suo regno di giustizia, il suo regno di pace. Egli è nato non solo per alcuni ma per tutti gli uomini, per tutti i popoli. La luce è per tutti i popoli, la salvezza è per tutti i popoli».

E come avviene questa “irradiazione”?, domanda Francesco. «Come la luce di Cristo si diffonde in ogni luogo e in ogni tempo? Ha il suo metodo per diffondersi. Non lo fa attraverso i potenti mezzi degli imperi di questo mondo, che sempre cercano di accaparrarsene il dominio. No, la luce di Cristo si diffonde attraverso l’annuncio del Vangelo. L’annuncio, la parola, e la testimonianza. E con lo stesso “metodo” scelto da Dio per venire in mezzo a noi: l’incarnazione, cioè il farsi prossimo all’altro, incontrarlo, assumere la sua realtà e portare la testimonianza della nostra fede, ognuno. Solo così la luce di Cristo, che è Amore, può risplendere in quanti la accolgono e attirare gli altri».

Bergoglio avverte che «non si allarga la luce di Cristo con le parole soltanto, con metodi finti, imprenditoriali... No, no. La fede, la parola, la testimonianza: così si allarga la luce di Cristo. La stella è Cristo, ma la stella possiamo e dobbiamo essere anche noi, per i nostri fratelli e le nostre sorelle, come testimoni dei tesori di bontà e di misericordia infinita che il Redentore offre gratuitamente a tutti. La luce di Cristo non si allarga per proselitismo, si allarga per testimonianza, per confessione della fede. Anche per il martirio».

La condizione, conclude, «è accogliere in sé questa luce, accoglierla sempre di più. Guai se pensiamo di possederla, guai se pensiamo soltanto di doverla solo “gestire”! Anche noi, come i Magi, siamo chiamati a lasciarci sempre affascinare, attirare, guidare, illuminare e convertire da Cristo: è il cammino della fede, attraverso la preghiera e la contemplazione delle opere di Dio, che continuamente ci riempiono di gioia e di stupore, uno stupore sempre nuovo. Lo stupore è sempre il primo passo per andare avanti in questa luce».

Dopo l’Angelus, il Papa rivolge un «saluto speciale» alla «Fondazione “Corteo dei Re Magi”, che organizza in numerose città e villaggi della Polonia, e di altre nazioni, eventi di evangelizzazione e di solidarietà». E conclude con l’immancabile invito: «Non dimenticatevi di pregare per me».

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