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«Era pallido, gli ho chiesto: che cosa hai fatto?»

13/01/2017  Parla la madre del ragazzo che ha ucciso a colpi d'ascia i genitori dell'amico. «Io non lo abbandonerò, gli voglio ancora bene, gli sono vicina anche se ha fatto una cosa terribile. Non so cos'è scattato nella testa di mio figlio, forse l'amicizia con Riccardo lo ha portato a perdere la ragione»

"Quando martedì è arrivato qui a casa con le manette ai polsi accompagnato dai carabinieri io l'ho solo abbracciato, gli ho detto 'ma cosa hai fatto?' e lui piangeva. Mi ha detto soltanto: 'salutami Mattia e Giada (i fratelli, ndr), poi ha preso il borsone e l'hanno portato via a Bologna".
Piange la signora Monica Tomiatti, 46 anni, mentre nella sua casa di Caprile racconta l'ultimo incontro con il figlio Manuel. È lui, soggiogato forse dall'amico Riccardo con cui divideva tutto, i giochi, lo stile di vita e pure lo scarso impegno a scuola, ad avere massacrato Nunzia Di Gianni e Salvatore Vincelli con nove colpi d'ascia, sei a lei e tre a lui. Riccardo se ne stava dietro la porta mentre Manuel colpiva implacabile come una furia. Questo l'orrore accaduto nel paesino dietro il Delta del Po.

Monica è una donna spaurita, distrutta: il male che le è caduto addosso è troppo grande per lei costretta a badare al figlio Mattia, il maggiore di casa, disabile, e ad aspettare lo scuolabus con l'arrivo dell'altra figlioletta di 8 anni. È sola in questa casa di Caprile, a pochi chilometri da Pontelangorino. Il marito è a Bologna dove hanno portato anche Manuel che si trova al Centro di prima accoglienza di via del Pratello. Di nuovo insieme, con Riccardo, ma stavolta è diverso. Monica alterna silenzi a parole che sanno di sfogo, di incredulità, di amarezza. "A Manuel non abbiamo mai fatto mancare nulla, non siamo ricchi certo ma viviamo con dignità con lo stipendio di mio marito", dice, "non so cosa è scattato nella testa di mio figlio, forse l'amicizia con Riccardo lo ha portato a perdere ogni ragione, non so, io però gli voglio bene ancora, lo scriva, vorrei andare a trovarlo a Bologna ma non so se con mia figlia piccola mi fanno entrare".

La madre di Manuel ripercorre le ultime ore prima della catastrofe: "Martedì mattina sono rientrati a casa alle 5 e mezza del mattino, mio figlio era pallido, ha detto di avere la febbre e gli ho dato la tachipirina. Poi sono tornata a dormire. Chi poteva immaginare? A pranzo hanno mangiato qui, lui e Riccardo, poi Manuel è tornato e mi ha detto che avevano trovato morti i genitori di Riccardo. Io non ci credevo". Singhiozza, Monica, non riesce ad andare avanti.

L'amicizia con Riccardo. È nelle pieghe di questo rapporto che va cercata, se c'è, la chiave di tanto orrore. Monica è da 13 anni che vedeva arrivare a casa Riccardo con lo scooter per prendere Manuel, compagni fin dalle elementari, conosce vezzi e abitudini di quell'amico che ha osato chiedere l'assurdo: "Uccidi i miei genitori e ti darò una ricompensa". E Manuel l'ha fatto: "Forse mio figlio era ricattato da Riccardo", dice ora, "forse gli ha detto: 'se non mi ammazzi i genitori non ti do i soldi'. Forse ha ceduto. Non so. Nove colpi d'ascia, di quelle che spacchi la legna, tutti lui, ma si rende conto?". Racconta Monica in lacrime che Riccardo girava sempre con i soldi in tasca, "minimo 100 euro. Li prendeva di nascosto da suo padre che ce li aveva in casa, aveva lo scooter, vestiva firmato". La signora conosceva molto bene anche le due vittime, Salvatore e Nunzia, erano vicini di casa qui a Caprile, prima che si trasferissero a Pontelangorino, nella villetta che ora è sotto sequestro.

La scuola. "Mio figlio era stato bocciato due volte, frequentava il corso di operatore della pesca ma non aveva molta voglia, diceva che preferiva un lavoro. Ma un lavoro oggi chi te lo dà se non hai un pezzo di carta?". E Riccardo? "Sua madre era molto severa, lo rimproverava spesso per i brutti voti a scuola, lunedì scorso l'aveva umiliato davanti al preside perché non non si impegnava, gli aveva mollato due ceffoni". Resta il mistero di questo rapporto dove, raccontano gli amici al bar del paese, Riccardo, secondo le voci, era la personalità dominante e Manuel quello più introverso, quasi timido. Lo confermano anche a scuola, il Centro di formazione professionale di Codigoro, proprio accanto all'istituto frequentato da Riccardo. C'entra la droga, anche? "Fumavano solo sigarette", spiega Monica, "quelle con il tabacco e la cartine". Dopo vari tira e molla, racconta la madre, "Manuel s'era rimesso con la sua fidanzatina da poco". Piange ancora, mentre arriva il fratello Carlo a portargli conforto. Chi era Manuel, dunque? "Un ragazzo normale e un po' vivace", dice Monica, "io non lo abbandonero', gli voglio ancora bene, gli sarò vicina per sempre, anche se ha fatto una cosa terribile".

Arriva lo scuolabus con la figlia piccola. Monica esce sull'uscio di casa a prenderla, lei non può immaginare il macigno che s'è abbattuto su questa famiglia.

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