logo san paolo
venerdì 03 febbraio 2023
 
dossier
 

"Erdogan sta giocando col fuoco e ne paga il prezzo"

06/07/2016  Parla Giorgio Del Zanna, docente di Storia dell'Europa orientale alla cattolica di Milano, tra i massimi studiosi della Turchia:"Il presidente sta cercando di abbandonare le pulsioni islamiste più fanatiche, dopo averle protette per anni"

La Turchia ha giocato con il fuoco. Ora ne paga il prezzo: l’Isis non perdona il voltafaccia». È l’opinione di Giorgio Del Zanna, docente di Storia dell’Europa orientale alla Cattolica di Milano.

Qual è il messaggio dell’attentato?

Affermare la vulnerabilità di un luogo pieno di controlli e metaldetector, colpire il turismo (ad Istanbul si sta costruendo un terzo aeroporto, che mira a diventare il più grosso al mondo), punire la scelta di Erdogan di cambiare strategia abbandonando le pulsioni islamiste più fanatiche. Molti hanno usato l’Isis per i propri fini, la Turchia in funzione anticurda e per destabilizzare la Siria per guadagnare influenza. È certo che ha avuto rapporti ambigui con gli islamisti, fornendo armi, curando feriti, permettendo il transito dei foreign fighters.

Siamo in un momento particolare della politica estera turca?


Sì, di cambio strategico. Lo stesso giorno sono successi due fatti importanti. Dopo sei anni in cui aveva cercato l’appoggio degli arabi, la Turchia si è riavvicinata all’alleato storico Israele. Il secondo: Erdogan ha inviato una lettera al presidente russo Putin, scusandosi per l’abbattimento del caccia al confine con la Siria lo scorso novembre. La Turchia non vuole più essere isolata, troppi fronti – interni ed esterni – sono caldi. In relazione all’attentato all’aeroporto, vanno sottolineati altri due aspetti.

Quali?

I complici arrestati arrivano dalle repubbliche caucasiche, una delle zone in cui la Turchia ha provato a espandere la propria influenza secondo la “Profondità strategica”, la dottrina dell’ex premier Davutoğlu. Inoltre molti turchi parlano di falle della polizia per l’attentato, preceduto da segnalazioni americane; l’intelligence è stata indebolita da epurazioni di membri vicini a Hizmet, il movimento religioso (oltre che sociale e culturale) di Fethullah Gülen, in esilio negli Usa. Ha centinaia di migliaia di aderenti e rappresenta un’alternativa islamica all’Akp. Vi faceva riferimento anche Zaman, il giornale chiuso a maggio, negli stessi giorni della condanna del direttore di Cumhuriyet dell’opposizione laica. La colpa? Violazione del segreto di Stato per aver smascherato il traffico d’armi da ambienti turchi all’Isis.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo