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sabato 24 ottobre 2020
 
 

Al MiTO la musica che fa stare bene

12/09/2013  La rassegna ospita un incontro concerto organizzato dall'Orchestra Esagramma, che da anni si impegna per divulgare i benefici della musicoterapia

Il Festival MiTo che gemella in settembre le città di Torino e Milano è una rassegna ricchissima di avvenimenti, concerti, incontri. Ma nelle pieghe dell’imponente programma curato di Enzo Restagno si possono trovare occasioni di  approfondimento che vanno al di là delle esibizioni degli artisti e delle orchestre ospitate. Il 14 settembre a Milano un dibattito ed un concerto sono presentati con un titolo che non passa inosservato: Musica e cervello – Oltre la musicoterapia: curare il disagio. Che la valenza sociale e terapeutica sia un valore aggiunto della Musica è cosa ormai nota. Ma il gruppo Esagramma (www.esagramma.net) di Milano che organizza dibatto e concerto (con l’esibizione della sua orchestra in un programma “classico”) ha fatto di questo valore una missione che porta avanti dalla fine degli anni ’80.
Licia Sbattella è bioingegnere, psicoterapeuta e musicista. E' il direttore scientifico e la cofondatrice di Esagramma insieme con Pierangelo Sequeri. E’ quindi la persona che può farci capire il significato di un progetto tanto apprezzato a livello nazionale ed internazionale.

- Curare il disagio. Ma di cosa stiamo parlando esattamente?
«Quando parliamo di disagio intendiamo soprattutto la disabilità intellettiva. Che arriva fino all’autismo. Ma i benefici del nostro metodo si estendono anche al disagio psicologico che riguarda soggetti intellettivamente integri. Ed  al disagio sociale: pensiamo alle esperienze del carcere. E non in ultima battuta la musica fa bene anche alle persone anziane».

- E’ essenziale capire come usate la musica per curare il disagio.
«Noi utilizziamo la musica orchestrale: e nella definizione includiamo anche la voce. Quindi una forma complessa, che coinvolge più soggetti, e che non utilizza elementi elementari, come il suono, il rumore. Il nostro è quindi un progetto ambizioso, che sfrutta le grandi potenzialità della musica. In pratica partiamo dalla ninnananna per arrivare alla sinfonia. Tutto ciò consente ai soggetti di compiere un grande esercizio mentale. Non un semplice gioco, ma un insieme di elaborazioni di sensazioni ed emozioni all’interno di un dialogo polifonico. Cioè di più soggetti. E bisogna considerare che solo la musica arriva a forme complesse partendo da pochi elementi, semplici».

- Anche se voi sviluppate esperienze più teatrali e multimediali: parliamo dell’orchestra Esagramma. Da chi è formata?
«Nell’orchestra convivono elementi ed esperienze elementari - cioé i bambini, chi soffre, chi è sottoposto alla riabilitazione, ed esperti: perché i professionisti-terapeuti lavorano con i soggetti trattati».

Tutto questo è supportato da ricerche scientifiche?
«Certo, anche se noi non facciamo ricerca. Ma abbiamo un laboratorio di analisi strutturale ed il riferimento a studi scientifici è costante. E questi studi mostrano quanto la musica elabori risonanze affettive. In pratica cosa succede alla persona? Che la musica la aiuta a sviluppare il suo “sé”. La persona si vede, si conosce. E pensiamo ai benefici di questo sviluppo in chi per esempio non possiede un linguaggio verbale! Il benessere, i risultati, sono ormai acclarati».

Qui sotto, una presentazione dell'Orchestra Esagramma.

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