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venerdì 21 giugno 2024
 
La ricetta del super prof
 

Maturità, l'esame che ci piace: Vincenzo Schettini spiega come prepararsi

04/06/2024  «Occorre puntare su tre parole chiave: organizzazione, creatività, personalità. Fare uno studio serio lontani dallo samrtphone, con le giuste pause e momenti di svago. E alla fine...

Meno venti giorni al primo scritto dell’esame di maturità. Un count down che genera un po’ di ansia, sia negli studenti che hanno studiato tutto l’anno e che puntano a un buon risultato, sia in quelli che saranno ammessi per il rotto della cuffia per cui  la promozione resta un’incognita, seppur, stando agli esiti degli ultimi anni, le probabilità di essere bocciati alla maturità sono molto basse. Come rendere i più produttivi possibile i giorni tra la fine della scuola e l’esame vero e proprio lo abbiamo chiesto a uno dei professori più amati dai ragazzi, Vincenzo Schettini, che insegna fisica in un istituto tecnico e che si è fatto apprezzare da milioni di studenti grazie alle sue lezioni coinvolgenti e appassionate sui social e con il programma tv La fisica dell’amore.
 «Al liceo scientifico ero un ragazzo studioso e  contemporaneamente frequentavo il conservatorio, ma la paura dell’esame ce l’avevo eccome. Tanto da presentarmi allo scritto di italiano armato di quella che all’epoca si chiamava cartucciera, una cintura elastica da tenere sotto la maglietta e in cui erano infilati, arrotolati come vere e proprie cartucce, fogliettini di appunti di ogni genere. A un certo punto chiesi di andare in bagno per consultare i miei appunti, ma guardandomi allo specchio decisi che non mi servivano, erano solo una copertina di Linus per la mia insicurezza. Io doveva dimostrare la mia personalità, non aggrapparmi a sterili e anonime nozioni, così buttai nel water i fogliettini, e nel tema scelto, quello che chiedeva che rapporto ci fosse tra la matematica e la poesia, parlai di Bach, della sua musica che conoscevo e amavo. E grazie anche un orale brillante in cui le materie che portavo erano fisica e geografia astronomia, uscii con 60, che allora era il massimo dei votiۚ». 
 

Tre parole: organizzazione, creatività, personalità

«Per rendere produttivo lo studio occorre essere estremamente organizzati, soprattutto fortificare i propri punti deboli, crearsi delle vere e proprie tabelle di marcia scritte, che diano una scansione dello studio giorno per giorno. Perché lo studio sia efficace ci devono anche essere le pause, e i momenti di riposo, in cui darsi delle piccole gratificazioni, come una serata con gli amici, una partita di calcetto. Lo studio deve essere costante, anche dieci ore al giorno, ma con regolari intervalli è del tutto gestibile: occorre però evitare come la peste l’uso del cellulare. Anche se si ha bisogno di fare delle ricerche sul web, meglio usare il pc. Anche negli intervalli, invece di ricorrere allo smartphone, meglio fare altro, una passeggiata per esempio. Io credo molto nel valore della meditazione. Quando ero ragazzo praticavo lo yoga che mi è stato molto utile per gestire per esempio, l‘ansia durante le mie esibizioni di violino. In rete si trovano piccole sessioni di meditazioni, di respirazione guidata, è un modo per staccare e restare comunque concentrati, evitare dispersioni». 
 

Sii divergente

  

 «I commissari non giudicano uno studente solo sulla base della sua preparazione scolastica, cioè da quanto conosce il programma, ma come sa rielaborare in modo creativo le informazioni, quanto riesce nella sua esposizione a mostrare la sua unicità, quanto riesce a essere divergente. E avere davanti un ragazzo o una ragazza così fa sciogliere qualunque commissario, perché è sempre più raro trovare studenti aperti al mondo, desiderosi di dare il loro contributo al cambiamento. Quello che invece va assolutamente evitato è provare a bluffare: ovvero se ti chiedono A e tu rispondi B, il commissario si sentirà preso in giro e si irriterà». 
 

E per finire serietà

«Infine vorrei dire che l’esame va affrontato seriamente come attitudine alla vita, perché la superficialità non ci fa arrivare da nessuna parte. Bisogna puntare su sé stessi, dare il meglio di sé. Senza però essere condizionati dal voto. Ho conosciuto ragazzi usciti con il massimo dei voti che poi si sono persi nella vita, al contrario altri usciti con voti bassi che poi hanno fatto strada. Noi non siamo il voto di maturità, e io non ho avuto successo perché sono uscito con 60, ma per l’impegno con cui ho sempre affrontato lo studio e la vita, è quello che mi ha dato una marcia in più». 
 

 
 
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