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domenica 20 settembre 2020
 
UN PAESE IN CRISI
 

Esempio per politici e giovani: La Pira e Acutis, l'anima che ci manca

17/07/2018  «C'è un'Italia che non sa più cosa sia la compassione, rimbambita da fake news, paralizzata da paure ed egoismi», dice il direttore de La Civiltà Cattolica: «Torniamo al Vangelo, spesso dimenticato, al contatto diretto con la gente, a convertire i cuori e le menti. La santità è una chiamata per tutti».

In un momento nel quale la Chiesa italiana si interroga sul significato della sua presenza nel Paese alla luce dell'emergere di tentazioni populiste che solleticano paure ed egoismi, ecco che arriva un messaggio semplice e chiaro. Il 5 luglio Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i decreti riguardanti le virtù eroiche di quattro "servi di Dio";. Tra questi Giorgio La Pira e Carlo Acutis: il sindaco di Firenze, professore e politico; e il giovane, che ha lasciato questa terra a 15 anni, brillante e creativo. Dicevo che la Chiesa italiana è davanti a un punto interrogativo. Che cosa fare? Se dal Vangelo non si possono dedurre ricette politiche, è chiaro che il Vangelo giudica queste ricette. E pure svela l’«idolatria» di chi lo strumentalizza. Come è possibile che l’egoismo oggi insidi l’animo dei nostri concittadini? E come è possibile che buoni cristiani dicano di riconoscere Cristo nel pane eucaristico e non riescano a riconoscerlo nel fratello in carne ed ossa? Siamo davanti a un cristianesimo «dottor Jekyll e mister Hyde», al rischio di idolatria travestita da devozione? 

Una cosa è certa: il suo opposto è la santità, cioè quella condizione per cui la vita diventa Vangelo aperto. Per questo oggi c’è bisogno di Giorgio La Pira e di Carlo Acutis, due figure completamente diverse tra loro, ma certo accomunate da un sorriso che smonta resistenze e muri interiori. Basta guardare le loro foto. In una Italia impaurita che sembra voglia chiudersi a riccio la santità di questi due italiani appare un appello a rinsavire, a risvegliarsi.

Santi, non «santini». Acutis ha espresso la santità di un giovane che ha vissuto la sua età spaziando dal montaggio dei film e alla creazione dei siti web, al volontariato con i più bisognosi, con i bambini e con gli anziani. La Pira fu eletto all’Assemblea Costituente dando un contributo decisivo alla stesura dei primi articoli della Costituzione e soprattutto fu eletto sindaco di Firenze e tale rimase con brevi interruzioni tra il 1951 al 1965. Quelle di Giorgio e Carlo sono state due vite piene che hanno colmato la misura per loro possibile. La santità di La Pira e Acutis - nato nel 1991 quando la rete cominciava a diventare rete globale - è lì per ridestare un’Italia rimbambita dalle fake news e contratta in una smorfia di paura e di egoismo, un’Italia che non sa più che cos’è la compassione e che crede di poter costruire solidi muri contro l’«invasione» con sabbia, secchiello e paletta. 

La Pira, in particolare, aveva compreso – lo disse in un discorso del 1962 – di essere davanti a «un crinale apocalittico della storia», aveva inteso che doveva darsi da fare. E forse questa è la coscienza cristiana che si impegna nel mondo: la consapevolezza che bisogna scegliere o «la distruzione della Terra e dell’intera famiglia di popoli che la abitano» o «la fioritura messianica» intravista da Isaia, san Paolo e san Giovanni. Firenze. grazie a lui, divenne un fiorire di iniziative per il dialogo e la pace. La Pira superò la «cortina di ferro» e si recò in Russia, ma anche in America, in Africa, in Terra Santa. Visse un disperato incontro con Ho Chi Min in Vietnam. La santità è vedere la storia da parte di Dio, con i suoi occhi, pur rimanendo assolutamente con i piedi ancorati per terra, tra i piedi degli altri che si muovono. Carlo Acutis esprimeva la medesima consapevolezza impegnandosi nel suo mondo, quello di un ragazzo, con istinto evangelico. Occorre risvegliare questo istinto nel nostro popolo, occorre tenerlo vivo nonostante c’è chi intenda anestetizzarlo o addirittura amputarlo e sostituirlo con un istinto di rancore, rabbia e paura. Una vera «operazione Frankestein» che però ha la sua vera radice nel nostro cuore, campo di battaglia tra il peccato e la grazia. Il messaggio di La Pira, uomo saldamente mediterraneo ed europeo, è chiamato a svegliare quell’Italia cattolica che la predicazione non sveglia più. E la santità di La Pira ci aiuta a riscoprire una «vocazione politica» che deve trovare nuove strade.

Non basta più formare le élite e discutere al caldo dei «caminetti» degli illuminati. Non bastano più le accolte di anime belle. Non bastano più le scuole di politica, per quanto utili. Forse è giunto il grave momento di fondare «scuole di santità», cioè scuole di vita cristiana ordinaria e soprattutto popolare, così come ce l’ha proposta il Papa nell’esortazione apostolica centrale del suo pontificato Gaudete et Exsultate. Un documento politico perché popolare, appunto. Si tratta di tornare al Vangelo sine glossa. Di tornare all’abc, dato forse troppo per scontato. È ora di tornare al popolo, al contatto diretto con la gente, a convertire i cuori e le menti. Forse, semmai, bisogna tornare a leggere Dostoevskij per recuperare una coscienza popolare che ci è stata strappata di mano. Abbiamo una intelligenza cattolica, progetti culturali, valori non negoziabili. I media mainstream - tv e quotidiani - fanno discorsi ragionevoli e illuminati, ma la gente è già altrove, e sembra aver perso la percezione di essere una «unica e solidale famiglia cittadina», come diceva La Pira.

Bisogna tornare a Firenze, a quel discorso fondamentale che il Papa ha consegnato alla Chiesa italiana presso la Cattedrale di Santa Maria del Fiore il 10 novembre 2015. Bisogna tornare a quel discorso profetico che è rimasto un po’ sepolto tra i messaggi. E invece lì Francesco aveva intuito la direzione verso la quale ci stavamo incamminando. Sto parlando della congiunzione astrale e sorprendente che ha unito l’ottimismo di Rousseau e il pessimismo di Hobbes, il mito del buon selvaggio e quello del lupo cattivo e, dunque, se vogliamo pentastellati e leghisti. «Noi sappiamo — diceva Francesco — che la migliore risposta alla conflittualità dell’essere umano del celebre homo homini lupus di Thomas Hobbes è l’Ecce homo di Gesù che non recrimina, ma accoglie e, pagando di persona, salva».

«Vi chiedo di essere costruttori dell’Italia, di mettervi al lavoro per una Italia migliore», ha chiesto Francesco a Firenze. Come? «Discutere insieme, oserei dire arrabbiarsi insieme, pensare alle soluzioni migliori per tutti». Il metodo proposto è quello dell’immersione: «impegnatevi, immergetevi nell’ampio dialogo sociale e politico». E ha aggiunto: «non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo». Il pastore della Chiesa universale ci predica il Vangelo e proclama santi e beati. Il resto però è tutto da fare. E lo dobbiamo fare noi italiani, e la nostra Chiesa. Ma lezione dei santi ci ispira: è una chiamata per tutti. Francesco lo aveva scritto con parole di fuoco in Evangelii gaudium: «Io sono una missione su questa terra» (n. 273).

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