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Esorcismi, i vescovi toscani raccomandano vigilanza

17/09/2014  Nel documento “Esorcismi e preghiere di guarigione” i presuli tracciano le linee guida per clero e fedeli sui riti di liberazione del demonio, considerato anche che sono in aumento i fedeli che si rivolgono a preti e anche laici "per chiedere di essere liberati da possessioni e infestazioni diaboliche"

«Annunciare, benedire, liberare, vigilare». È attraverso queste quattro azioni che la Chiesa vuole essere vicina «a quanti chiedono di essere liberati e guariti dal maligno o dai suoi lacci». Qualunque sia la risposta più adeguata, si tratta sempre di «persone bisognose di aiuto». Nel documento Esorcismi e preghiere di guarigione i vescovi della Toscana intendono fare chiarezza su argomenti complessi quanto delicati.  Il testo, aggiornamento di una precedente nota pastorale, A proposito di magia e demonologia, pubblicata vent'anni fa, propone precise linee di indirizzo per il clero e cerca di affrontare alcune domande specifiche. Ad esempio, qual è il confine tra disturbo psichico e manifestazione del maligno? E soprattutto quali sono i momenti e i luoghi adatti per affrontare questi problemi?
A stimolare la riflessione è il «considerevole numero di fedeli che si reca da sacerdoti e, a volte, anche da laici, per chiedere di essere liberati da possessioni e infestazioni diaboliche». Ma emergono anche altri risvolti inquietanti. Secondo i dati del Codacons sono 13 milioni gli italiani che nel 2013 si sono rivolti a sedicenti maghi e chiaroveggenti: una vera piaga sociale, acuita dalla situazione di crisi economica.

  Ecco perché servono risposte. Secondo i presuli toscani la Chiesa ha il compito di «annunciare» il Vangelo, «benedire» nell’ambito dell’azione sacramentale, «liberare gli oppressi attraverso la forza salvifica di Gesù» e infine «vigilare sul sentimento religioso e sulle pratiche con cui i fedeli esprimono la loro fede cristiana per evitare errori e deviazioni nei confronti della fede autentica e genuina».

Quanto agli esorcismi il documento ribadisce che «a praticarli può essere soltanto il sacerdote che ne abbia ottenuto speciale ed espressa licenza da parte del proprio vescovo diocesano e limitatamente al territorio della diocesi». Importante poi il richiamo al discernimento, cosa che può prevedere anche «la consulenza di persone esperte di medicina e di psichiatria individuate e approvate dal Vescovo». Questo perché «se una persona è affetta da disturbi psichici, praticarle preghiere di esorcismo sarebbe puramente illusorio e dannoso».    

Il testo è poi molto esplicito e rigoroso nel ripudiare ogni forma di esibizionismo e teatralità. Un giudizio negativo viene espresso nei confronti delle adunanze pubbliche in Chiesa «davanti all’Eucarestia solennemente esposta, con il rischio di alta spettacolarizzazione e con il pericolo di grave disorientamento dei semplici fedeli».
Anche perché spesso durante questi riti «si verificano fenomeni quali urla, parole volgari, bestemmie e altre manifestazioni che turbano non poco i fedeli presenti, specialmente i bambini e i più deboli». Lo stesso avviene talvolta in case private, «in incontri di preghiera pubblici, anch’essi altamente spettacolarizzati e con gesti e riti che alimentano superstizione e fanatismo».

Da qui il divieto «di  organizzare celebrazioni comunitarie di preghiere per ottenere la guarigione senza l’esplicito permesso scritto da parte del vescovo diocesano». E in ogni caso, ribadiscono i prelati, queste preghiere «vanno elevate sempre in un clima di grande riservatezza e sobrietà». Attenzione anche a evitare espressioni improprie come “messa di liberazione o di guarigione”, giacché, puntualizza il documento «ogni Santa Messa, in quanto tale, è sempre fonte di liberazione».

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