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lunedì 25 ottobre 2021
 
Corno d'Africa
 

Etiopia, tensioni e scontri per la repressione sugli oromo

03/10/2016  Insieme agli amara, gli oromo costituiscono il più grande gruppo etnico del Paese. Entrambi i gruppi si sentono discriminati dai tigrini, una etnia minoritaria ma politicamente dominante. La tensione sta salendo, anche se non sembra immediato il rischio di una guerra civile, in un Paese che è il principale alleato degli Stati Uniti nel Corno d’Africa.

In Etiopia sono stati proclamati tre giorni di lutto nazionale per la morte di decine di persone durante una manifestazione di protesta nel corso di un festival religioso nella regione di Oromia. Le fonti ufficiali parlano di 52 morti, ma si teme che possano essere molti di più, tra i 150 e i 300. Ma che cosa è successo di preciso? Le versioni sono discordanti. Durante la cerimonia del festival di Bishoftu (40 chilometri a sud di Addis Abeba), un gruppo di persone avrebbe cominciato a invocare “libertà” e “giustizia” incrociando i polsi sopra le loro teste (un gesto divenuto simbolo della protesta della popolazione oromo). Secondo alcuni testimoni, la polizia avrebbe cominciato a sparare verso la folla pallottole di gomma e gas lacrimogeni. Gran parte delle vittime sarebbero morte nella calca causata dal panico, ma secondo alcuni testimoni, la polizia avrebbe aperto il fuoco, sparando sulla folla anche da un elicottero.

È da tempo che c’è tensione fra la popolazione oromo e il governo centrale dello Stato federale etiopico. La protesta ha avuto anche grande visibilità in agosto durante le Olimpiadi di Rio, quando il maratoneta etiope Feyisa Lilesa (medaglia d’argento nella gara maschile) ha tagliato il traguardo incrociando i polsi sopra la testa, per simboleggiare un popolo in manette, vittima dell’oppressione. Gli oromo sono circa 33 milioni e rappresentano un terzo della popolazione etiope (che conta 95 milioni di persone). Insieme agli amara, gli oromo costituiscono il più grande gruppo etnico del Paese. Entrambi i gruppi si sentono discriminati dai tigrini, una etnia minoritaria (6 per cento della popolazione), ma politicamente dominante soprattutto per i meriti acquisti sul campo, dopo la vittoria contro il regime militare del colonnello Menghistu.

Da tempo gli oromo si sentono esclusi dalla gestione del potere (il loro partito è legalizzato, ma non ha seggi in Parlamento), il senso di frustrazione è latente e negli ultimi tempi la tensione è aumentata in seguito alla decisione di estendere i confini amministrativi di Addis Abeba a danno del territorio degli oromo. Le proteste antigovernative sono esplose nel novembre del 2015 e stano diventando sempre più frequenti. Le manifestazioni sono represse con durezza dalla polizia e dall’esercito, i morti sono centinaia e diverse organizzazioni di tutela dei diritti umani hanno documentato gli abusi ai danni dei manifestanti. 

Non sembra immediato il rischio di una guerra civile, ma la tensione può ulteriormente degenerare se non verrà garantita una rappresentanza politica più equilibrata. La stabilità dell’Etiopia sta a cuore alla comunità internazionale per diversi motivi. L’Etiopia è il principale alleato degli Stati Uniti nel Corno d’Africa e rappresenta un argine contro il terrorismo, inoltre ospita sul suo territorio 800 mila profughi di altri Paesi. Come ha detto oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevendo al Quirinale il presidente etiope Mulatu Testone Wirtu (di etnia oromo), è necessario “stemperare le tensioni” e “accrescere la serena e democratica convivenza tra le diverse componenti del Paese”.

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