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lunedì 25 ottobre 2021
 
 

Ettore Bernabei: "Fiction per la nuova Italia"

03/01/2014 

Ieri e oggi, ma anche domani, a Dio piacendo. Ettore Bernabei è così. a 92 anni, l’ex direttore generale della Rai dal 1961 al 1974, fondatore e presidente onorario della Lux Vide, società produttrice di fiction per le televisioni, racconta sé stesso e gli anni della Rai, oltre a svolazzare con precisione su impegni in scadenza e su quelli futuri. «Come sto? In grazia di Dio, direi. Tutto quello che ho potuto fare è merito dei miei maestri, a cominciare dal mio parroco, Raffaele Benzi, che battezzò don Milani, per intenderci».

- Era un’altra italia...
«Da ragazzo abitavo a 200 metri dalla parrocchia di don Benzi. Ci andavo ogni giorno; lì si ritrovavano molti studenti e professori. Conobbi personaggi come La Pira, Momigliano, Lamanna. Mi laureai nel 1944, a Firenze liberata. Poi, lavorai per due anni come giornalista alla Nazione del popolo, giornale di tutti i partiti del Comitato di liberazione nazionale. era questo che contava, costruire il futuro. Si andava tutti d’accordo, pur non avendo le stesse idee».

- Detto da lei che è passato alla storia come gran censore, suona strano, no?
«Io un censore? No, volevo solo vedere le cose prima che andassero in onda. Mi sembra un diritto e un dovere, no?».

- A cosa è rimasto più affezionato di quella televisione?
«Agli sceneggiati: ricordo La pisana, Il mulino del Po, I promessi sposi. Con gli sceneggiati abbiamo costruito una Tv popolare. Quando arrivai, gli abbonati erano sei milioni. Abbiamo contribuito, nel nostro piccolo, a una crescita del Paese. Le regole erano poche e semplici: programmi facili e comprensibili, capaci di offrire modelli di comportamento. in italia la tv è stata di buon livello, ma è stata aggredita e corrotta dalla tv commerciale».

- E oggi?
«La tv ha per i prossimi 15-20 anni una funzione vitale, quella dell’intrattenimento sceneggiato. Mi spiego: su una popolazione di 60 milioni circa, 4-5 milioni non sono nati in italia. ma non tutti sono, come sbagliamo a credere, ignoranti. molti hanno studiato, almeno fino alle scuole medie. Lo sceneggiato è un modo di fare informazione più facile di altri, porge modelli che vengono accolti positivamente dagli spettatori, anche perché c’è una certa saturazione del pubblico nei riguardi di certe trasmissioni che mostrano solo cose negative. Vede, don Matteo e le altre produzioni Lux non saranno dei capolavori paragonabili al grande cinema del secolo scorso, ma sono graditi dal pubblico che non ne può più di violenza, erotismo, trasgressione a tutti i costi, e quindi s’accosta con lo spirito giusto a questi sceneggiati».

- Come vede il futuro della Rai?
«Oggi, per la prima volta dopo tanto tempo, penso che la rai possa riprendere a fare servizio pubblico proprio per tornare a difendere i legittimi interessi degli italiani. E questo in Europa lo possono fare solo le Tv di servizio pubblico».

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