Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
mercoledì 29 maggio 2024
 
Europa
 

«Il vento dei nazionalismi rischia di diventare tempesta»

19/07/2021  Lo storico Agostino Giovagnoli, docente all’Università Cattolica di Milano, su Famiglia Cristiana in edicola questa settimana commenta la “Carta dei valori” firmata il 2 luglio da 16 partiti sovranisti del Vecchio Continente

«Il testo non scioglie il problema di fondo: l’inconciliabilità fra nazionalismo ed europeismo. L’elemento più positivo è un’assenza: non si parla di uscita dall’euro. Ma non si spiega perché». Lo storico Agostino Giovagnoli, docente all’Università Cattolica di Milano, commenta la “Carta dei valori” firmata il 2 luglio da 16 partiti sovranisti del Vecchio Continente in un’analisi che Famiglia Cristiana pubblica nel numero in edicola. Parte da quella che pareva una buona notizia: «Da euroscettici o antieuropei è sembrato che stessero diventando filo-europei, pur restando ferocemente critici verso l’Europa così com’è oggi. Ma poi i firmatari del manifesto hanno chiarito che non vogliono costituire un gruppo politico unico a Strasburgo per realizzare il loro manifesto: insomma, non intendono dare seguito concretamente alle loro idee sull’Europa». 

«I no all’Europa sono assai più dei sì, con un deciso rifiuto del federalismo dei padri fondatori, da Schuman a De Gasperi», osserva Giovagnoli, che rileva inoltre come «la “libertà delle nazioni”» venga esaltata “contro” gli organismi comunitari. «I sovranisti», sottolinea, «lamentano che le nazioni europee siano state oppresse ieri dal comunismo e oggi dalle istituzioni europee, ma dimenticano che in Europa le nazioni sono state oppresse soprattutto dal nazionalismo delle altre mentre la scelta per l’unità europea è sempre stata fatta liberamente. Viene richiamata anche l’“Europa delle patrie” sostenuta da De Gaulle negli anni Sessanta, insieme con la cooperazione intergovernativa, ma è un richiamo fuorviante. Nel Novecento, infatti, la violenza nazionalista si è espressa nel nazismo e nel fascismo, che De Gaulle ha combattuto coraggiosamente mentre i partiti sovranisti si rifiutano oggi di condannarli apertamente».

La conclusione non lascia spazio a equivoci. «Le vie per la costruzione dell’Europa unita», scrive Giovagnoli, «possono essere diverse, progressiste o conservatrici, ma ciò che conta è volerla davvero, come sanno bene i veri patrioti: chi ama la propria patria, infatti, sa che oggi senza l’Europa qualunque nazione europea è destinata alla rovina».

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo