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giovedì 02 dicembre 2021
 
Europa
 

«Il vento dei nazionalismi rischia di diventare tempesta»

19/07/2021  Lo storico Agostino Giovagnoli, docente all’Università Cattolica di Milano, su Famiglia Cristiana in edicola questa settimana commenta la “Carta dei valori” firmata il 2 luglio da 16 partiti sovranisti del Vecchio Continente

«Il testo non scioglie il problema di fondo: l’inconciliabilità fra nazionalismo ed europeismo. L’elemento più positivo è un’assenza: non si parla di uscita dall’euro. Ma non si spiega perché». Lo storico Agostino Giovagnoli, docente all’Università Cattolica di Milano, commenta la “Carta dei valori” firmata il 2 luglio da 16 partiti sovranisti del Vecchio Continente in un’analisi che Famiglia Cristiana pubblica nel numero in edicola. Parte da quella che pareva una buona notizia: «Da euroscettici o antieuropei è sembrato che stessero diventando filo-europei, pur restando ferocemente critici verso l’Europa così com’è oggi. Ma poi i firmatari del manifesto hanno chiarito che non vogliono costituire un gruppo politico unico a Strasburgo per realizzare il loro manifesto: insomma, non intendono dare seguito concretamente alle loro idee sull’Europa». 

«I no all’Europa sono assai più dei sì, con un deciso rifiuto del federalismo dei padri fondatori, da Schuman a De Gasperi», osserva Giovagnoli, che rileva inoltre come «la “libertà delle nazioni”» venga esaltata “contro” gli organismi comunitari. «I sovranisti», sottolinea, «lamentano che le nazioni europee siano state oppresse ieri dal comunismo e oggi dalle istituzioni europee, ma dimenticano che in Europa le nazioni sono state oppresse soprattutto dal nazionalismo delle altre mentre la scelta per l’unità europea è sempre stata fatta liberamente. Viene richiamata anche l’“Europa delle patrie” sostenuta da De Gaulle negli anni Sessanta, insieme con la cooperazione intergovernativa, ma è un richiamo fuorviante. Nel Novecento, infatti, la violenza nazionalista si è espressa nel nazismo e nel fascismo, che De Gaulle ha combattuto coraggiosamente mentre i partiti sovranisti si rifiutano oggi di condannarli apertamente».

La conclusione non lascia spazio a equivoci. «Le vie per la costruzione dell’Europa unita», scrive Giovagnoli, «possono essere diverse, progressiste o conservatrici, ma ciò che conta è volerla davvero, come sanno bene i veri patrioti: chi ama la propria patria, infatti, sa che oggi senza l’Europa qualunque nazione europea è destinata alla rovina».

 
 
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