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Europa, ferma le sanzioni ad Assad, o consegneremo la Siria all'Isis

23/05/2016 

Tra pochi giorni l’Unione Europea dovrà pronunciarsi su una questione di grande importanza: dovrà cioè decidere se prolungare o no le sanzioni economiche decise nel 2011 per “punire” la Siria di Bashar al-Assad, secondo le autorità europee colpevole di aver represso nel sangue le proteste della Primavera siriana.

Non tutti concordano con tale interpretazione degli eventi del 2011, ma ormai non è più questo il punto. Dal 2011 a oggi la situazione è molto cambiata. Sul campo si muovono formazioni islamiste come l’Isis e Al Nusra, escluse da qualunque trattativa diplomatica ma comunque protagoniste negli scontri armati e nel controllo del territorio. Formazioni che due anni di bombardamenti della coalizione di 64 Paesi, guidata da Usa e Arabia Saudita, non sono ancora riusciti a indebolire in misura decisiva.

Di fronte a questa realtà militare, le sanzioni contro la Siria di Assad, che accanto ai russi si oppone agli islamisti, rischiano oggettivamente di essere un favore all’Isis e ad Al Nusra: se domani Assad cadesse, sarebbero loro a dominare in Siria, non certo i cosiddetti “ribelli moderati”. E questo vorrebbe dire la fine per la minoranza cristiana di quelle terre.

Ci sono anche altri aspetti da sottolineare. La stessa Unione Europea nel 2012 ha ritirato le sanzioni (blocco dell’interscambio commerciale, embargo sul petrolio, congelamento dei beni all’estero, divieto di ingresso nella Ue per tutta una serie di persone) per la parte di Siria uscita dal controllo del Governo di Damasco. Parte di Siria che,come si diceva, solo in minima parte è ora controllata dai “ribelli moderati”. In altre parole, la Ue nel 2012 ha fatto un gran favore a molte formazioni islamiste radicali.
Infine, è impossibile non notare che le sanzioni economiche colpiscono la gente comune ma hanno, da sempre, scarso effetto sui Governi e sui regimi che dovrebbero invece esserne le prime vittime. Da quando la Russia è sottoposta alle sanzioni, il gradimento di Vladimir Putin è salito, non è sceso. E se guardiamo al passato, l’embargo contro Cuba non ha fatto cadere i Castro, le sanzioni contro l’Iran non hanno fatto cadere gli ayatollah, quelle contro la Libia non fecero perdere il potere a Gheddafi, così come quelle contro l’Iraq lasciarono in sella Saddam Hussein.

Per tutte queste ragioni, si sta sviluppando in diversi Paesi europei una raccolta di firme per convincere la Ue a cambiare strada, per iniziativa del Comitato italiano contro le sanzioni alla Siria, con lo slogan “Basta sanzioni alla Siria”. A sostegno della campagna è arrivato anche un appello sottoscritto da molte figure di grande prestigio del cristianesimo mediorientale, da fra Pierbattista Pizzaballa (per dodici anni Custode di Terra Santa) al vicario apostolico di Aleppo, monsignor Abu Khazen, da monsignor Jean-Clément Jeanbart (arcivescovo greco-cattolico di Aleppo) a padre Joseph Tobji (arcivescovo maronita di Aleppo), da padre Firas Loufti (francescano, attivo nella parrocchia cattolica di Aleppo) a padre Mtanios Haddad (archimandrita della Chiesa cattolica melchita) e tanti altri.

Nell’appello è detto tra l’altro che “la retorica sui profughi che scappano dalla guerra siriana appare ipocrita se nello stesso tempo si continua ad affamare, impedire le cure, negare l’acqua potabile, il lavoro, la sicurezza, la dignità a chi rimane in Siria”.
Per firmare, si può accedere al sito del Comitato (https://bastasanzioniallasiria.wordpress.com). 

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