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ROMA
 

Europa, un compleanno tra rimpianti, droni e blindati

24/03/2017  I Trattati sessant'anni dopo: check up di un'integrazione sempre più difficile. Le prospettive politiche dopo la Brexit, con i cinque scenari sul tappeto. Il programma delle cerimonie di oggi e di domani: l'udienza dal Papa, la firma della dichiarazione al Campidoglio, il ricevimento al Quirinale. Le proteste e le misure di sicurezza.

Era pomeriggio e pioveva a dirotto. Il 25 marzo 1957, un lunedì, la primavera non fece sconti a Roma. ai suoi ospiti e ai Trattati costitutivi della Comunità economica europea e della Comunità europea dell'energia atomica (la cui sigla, Ceea, ebbe minor fortuna di un'altra che prese subito sopravvento: Euratom). Scrosci brevi e intermittenti bagnavano le bandiere di Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo che facevano un po' di fatica a sventolare sul Palazzo dei Conservatori mentre le automobili delle delegazioni cominciarono ad arrivare davanti al Campidoglio attraverso un corridoio tenuto libero dagli agenti. Migliaia di romani cercavano di sbirciare tra le delegazioni dei grandi di un'Europa che prometteva di far dimenticare, se non i nazionalismi, almeno le macerie della guerra finita dodici anni prima. E, alle 18.00 in punto, i rintocchi della 'patarina', la storica campana del Campidoglio, risuonarono nella piazza michelangiolesca per annunciare l'inizio della cerimonia nella Sala degli Orazi e Curiazi. Le foto di quel giorno, in un bianco e nero un po' sbiadito, non ci rimandano il fasto del damascato rosso che ricopriva il lungo tavolo di noce dove i ministri e capi delegazione avevano preso posto. Ma la solennità, sessant'anni dopo, è intatta. E anche se quel giorno più che certezze c'erano punti interrogativi, il cantiere dell'Europa fu ufficialmente aperto.

A sessant'anni di distanza, mentre l'Unione europea è arrivata a contare 28 Paesi (l'ultimo a entrare è stato la Croazia) e 500 milioni di abitanti, il Vecchio Continente festeggia il compleanno nel mezzo di una delle più profonde crisi che si sia mai trovata ad affrontare. Allora furono Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo a decidere di rilanciare il progetto europeo dopo il fallimento della Ced (Comunità europea di difesa), rigettata tre anni prima dall’Assemblea nazionale di Parigi.

Oggi si celebra con Germania, Francia e Italia decise a non lasciarsi paralizzare da rimpianti, veti e paure. Rilanciando il processo di integrazione. dando semmai più legittimità democratica ancora a istituzioni sempre più fredde e distanti. Sono cinque gli scenari "concreti", senza modifica dei Trattati, per rilanciare il funzionamento dell'Unione europea, validi anche e soprattutto dopo la Brexit. È quanto delinea il 'Libro bianco' presentato a marzo dalla Commissione europea, che ha lo scopo dichiarato di "mettere pressione ai governi Ue perché definiscano la loro visione per il futuro dell'Europa". La prima idea, "Avanti così", è nel solco dell'attuale, in continuità con la dichiarazione di Bratislava; il secondo si concentra "Solo" sul "mercato unico"; il terzo "Chi vuole di più fa di più", ovvero un'Ue a più velocità; il quarto prevede "Fare meno in modo più efficace", circoscrivendo il campo d'azione; il quinto punta sull'ipotesi federalista "Fare molto di più insieme".

Il tema del futuro dell'Ue è stato affrontato anche dal Parlamento europeo, che a febbraio ha approvato tre distinte risoluzioni sul tema. Strasburgo propone misure che vanno dal potenziamento della governance della zona euro, anche con l'istituzione di un vero e proprio ministro Ue delle finanze, alla nascita di un Fondo monetario europeo. Riforme da realizzare applicando al 100% il Trattato di Lisbona ma, per le proposte più radicali, modificando addirittura i Trattati.

Oggi e domani, intanto, la capitale risulta blindata. Non sono solo i black bloc a fare paura per il vertice Ue e le manifestazioni di protesta programmate sabato 25 marzio a Roma, ma anche e forse di più i terroristi, specie dopo l’attentato a Londra, nel primo anniversario delle stragi di Bruxelles. Sono quindi stati intensificati i controlli alle frontiere in vista delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario dei Trattati. Da Palazzo Chigi asssicurano che è altissima l’attenzione dell’intelligence e delle forze dell’ordine: oltre alle cerimonie con i capi di Stato e di governo sono in programma sei diverse manifestazioni – quattro cortei e due sit-in, dall’ estrema destra all’estrema sinistra -, con 25 mila persone previste in piazza.

 

Circa cinquemila gli effettivi di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza che saranno schierati per la sicurezza, in un’operazione che viene definita “imponente”. Una ‘no fly zone’, un divieto di sorvolo, è stata stabilita per i velivoli non commerciali dalle 8 di venerdì nelle zone interessate, “fino a cessate esigenze”, rende noto la prefettura di Roma. Non saranno invece chiuse le scuole e i negozi nelle due aree di sicurezza, la ‘blu’ e la ‘verde’. A preoccupare le autorità sul fronte della protesta è in particolare Eurostop, il corteo a forte rischio infiltrati promossa da sindacati di base, centri sociali e movimenti antagonisti, che potrebbe raccogliere 8 mila partecipanti.

 

Rigidi controlli sono stati predisposti a tutti i varchi d’accesso alla città: aeroporti, porti, stazioni, strade e autostrade. Su queste ultime, ai caselli d’ingresso a Roma, saranno ispezionati una cinquantina di pullman provenienti da tutta Italia. Il percorso della manifestazione, prevista nel pomeriggio di sabato 25 marzo, andrà da Porta San Paolo alla Bocca della Verità, in pieno centro storico, passando per il popolare quartiere di Testaccio, dove i commercianti sono già preoccupati per possibili danneggiamenti del ‘blocco nero’. Antagonisti e anarchici sono attesi in arrivo in particolare da Grecia, Spagna e Germania. Saranno due le zone di ‘massima sicurezza’: la “zona blu”, una sorta di “eurozona” dove graviteranno i leader politici, e la “zona verde”, un’area cuscinetto con 18 varchi di accesso per i controlli. Non ci sarà stavolta alcuna ‘zona rossa’. Accanto al pericolo rappresentato dalle frange violente della contestazione, che spesso in occasioni simili provocano scontri con le forze dell’ordine e distruggono beni pubblici e privati, c’é la paura del terrorismo di matrice islamista. La contemporanea presenza dei leader dei principali Paesi europei e di migliaia di persone in strada aumenta i potenziali obiettivi.

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