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Europei Under 21: vincenti nonostante

18/06/2013  La nostra Nazionale Under 21 è in finale all'Europeo che si disputa in Israele, anche se l'Italia trascura i giovani. Parla l'allenatore Devis Mangia.

Devis Mangia, allenatore della Nazionale Under 21 (foto del servizio: Reuters).
Devis Mangia, allenatore della Nazionale Under 21 (foto del servizio: Reuters).

Piccola grande Italia, quella degli under 21, dei comprimari, dei dimenticati. Perché l’Italia non è Paese per giovani, neanche nel calcio. Eppure loro divertono e vincono, spesso e volentieri: un altro successo, in finale con la Spagna, è sarò titolo europeo. E male che vada, ci sarà comunque da essere più che soddisfatti. Perché alla fase finale dell’Europeo di categoria ci erano arrivati in carrozza. E in Israele hanno fatto vedere di che pasta sono fatti i giovani azzurri, figli di un progetto nuovo, quello delle nazionali giovanili.

Un progetto che parte dal rinnovamento federale, quello che ha portato un monumento della panchina come Arrigo Sacchi a coordinare le nazionali giovanili. E’ lui che ha voluto Devis Mangia sulla panca dell’under 21, la più in vista tra le rappresentative, dopo quella maggiore. Un progetto di lungo corso, che dovrà dare frutti a lunga scadenza. Intanto, c’è da compiacersi per risultati già importanti: l’eccellente performance europea dell’under 17, ora la sorprendente fase finale dell’Europeo per l’under 21. Il tutto, tra mille difficoltà.

E dire che il talento non manca, tra i giovani italiani, come la truppa degli azzurrini dimostra. Qualche nome, tra i calciatori più affermati: Verratti, Florenzi, Marrone, Immobile, Insigne, Gabbiadini, Destro, Sansone. Il problema è la fiducia, quella che manca. Perché non è calcio per giovani, quello italiano. Tutt’altra storia, altrove. Se la Germania del calcio è rinata (il segnale più concreto, la finale di Champions League tutta tedesca tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund) è anche (o soprattutto) perché là s’è deciso di cambiare strada, quando le cose andavano male: primo punto del progetto, manco a dirlo, i giovani. E che dire della Spagna? I grandi club compreranno a peso d’oro campioni stranieri, ma sanno crescerli anche da sé, come i vivai di Barcellona e Real Madrid testimoniano. E i numeri sono lì a dimostrarlo.

Si crescono ragazzi, li si lancia molto presto. A differenza di quel che accade in Italia.
Il confronto è impietoso. Analizziamo l’ultimo biennio dell’Under 21, quello che ha condotto all’Europeo d’Israele. Non pochi i talenti azzurri, ben poche le loro apparizioni nel campionato di serie A: 278 in tutto, contro le 550 dei colleghi spagnoli e le 647 di quelli tedeschi. Quante alle presenze nelle coppe, poi, il divario cresce a dismisura: 18 per gli under 21 azzurri, 84 per quelli tedeschi, 120 per quelli spagnoli. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: meno presenze, meno esperienza. Questione di fiducia, quella che i club italiani non ripongono nei giovani. Eppure non dovrebbe contare l’età ma altro, come pensa Devis Mangia, costretto a fare buon viso a cattivo gioco: “La carta d’identità non deve contare quando si scelgono i giocatori. I club che hanno giovani di valore devono avere interesse a farli giocare. Non può esserci differenza tra un giovane e un esperto: devono contare le qualità solo quelle”.

Un’idea ci sarebbe, anche se i club sembrano averla già bocciata: “Per quanto concerne la cura dei vivai, il salto di qualità potrebbe essere legato alle seconde squadre, come del resto succede da una vita in Spagna, dove questo aspetto è tenuto in gran considerazione. Perché più si gioca e più si cresce: per i ragazzi è fondamentale. Preferisco giocatori che vanno in campo con regolarità piuttosto che ragazzi relegati in panchina da grandi squadre”.
Arrigo Sacchi si sta dando da fare, per il settore giovanile azzurro. Il suo lavoro sta cominciando a dare i primi frutti: “Sul piano dei risultati, le nazionali giovanili stanno facendo cose straordinarie”.

Ma rimane il solito problema, quello che sta alla base: “Purtroppo in Italia si continua a non credere abbastanza nei giovani. I numeri parlano chiaro, e sono la diretta conseguenza degli scarsi investimenti. Senza voler parlare del modello tedesco, che ormai è all’avanguardia, vedo che molti paesi vantano strutture migliori delle nostre. E le strutture sono alla base della crescita. Ma i club, quando si tratta di curare le giovanili, lasciano molto al caso, in tutti i sensi”. Malgrado tutto, l’Italia under 21 si gioca il titolo europeo in Israele. Quasi un miracolo, in certe condizioni.

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