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F-35: ma non finisce qui

16/07/2013  Anche il Senato approva una mozione di maggioranza che decide di non decidere. E rinvia tutto. Intanto, i parlamentari contrari si organizzano. In vista dell'autunno.

Anche il Senato prende tempo, rinvia, si riserva… ma non cancella. Sugli F-35 si va avanti, senza vere decisioni. Delle tre mozioni presentate – delle quali due (di Sel, M5S e alcuni parlamentari del PD) chiedevano lo stop all’acquisto dei cacciabombardieri – è stata votata quella che ricalca la linea espressa alla Camera dei Deputati, e cioè che il Senato riguardo al programma degli F-35 «impegna il Governo a non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che il Parlamento si sia espresso nel merito, ai sensi dell'articolo 4 della legge 31 dicembre 2012, n. 244».

In altre parole, dato che è lo stesso Parlamento (il Senato) a votare la mozione, decide di non decidere.

La mozione della maggioranza è passata con 202 sì, 55 no e 15 astenuti. Non senza tensioni e qualche episodio “di colore”. Per protestare contro l’acquisto dei caccia il senatore del M5S Roberto Cotti ha cercato di fare il suo intervento in Aula indossando una giacca con i colori della bandiera della pace. Bacchettato dal presidente del Senato Pietro Grasso: «Lei non si può cambiare la giacca in Aula», ha detto, «la invito a toglierla». Dopo qualche minuto di botta e risposta alla fine Cotti conclude il suo intervento pacifista con una più formale giacca blu.

Ma la nutrita fronda contraria all’acquisizione dei superbombardieri non demorde. Il neonato Intergruppo “Parlamentari per la pace”, nato due mesi fa e forte oggi di 75 fra deputati e senatori, intende riprendere la battaglia in autunno: «Nostro obiettivo è riprendere proposte e sollecitazioni di associazioni, movimenti e campagne che lavorano sul tema della pace, con un lavoro di sponda», ha spiegato Giulio Marcon (Sel) nel presentare l'iniziativa.
L’Intergruppo si dà come «punto di riferimento l'articolo 11 della Costituzione», ha sottolineato ancora l’on. Marcon, per «destinare risorse risparmiate con il taglio delle spese per gli armamenti a politiche sociali». «Ci siamo ispirati all'omonimo gruppo parlamentare nato negli anni ‘80 con analoghi obiettivi – una trentina di parlamentari tra cui Luciana Castellina, Stefano Rodotà, Natalia Ginzburg – e di cui abbiamo deciso di utilizzare il logo», ha concluso il parlamentare.

I “Parlamentari per la pace” nascono come gruppo trasversale (ne fanno parte 23 di Sel, 22 del PD, 16 di M5S e 4 di Scelta Civica), per ottenere risultati su questioni in tema di pace e disarmo sollevate dalla cittadinanza: «Non c'è solo la questione simbolo degli F35», ha detto Paolo Beni (PD) ma, ad esempio, «anche il Trattato sul commercio delle armi, per la cui ratifica l'Intergruppo ha presentato una proposta di legge nei giorni scorsi». 

Quanto alle reazioni al voto del Senato, alcune sono particolarmente dure: «Gli F35 sono il pugno nello stomaco dell'Italia più povera, che soffre e che non riesce ad arrivare a fine mese», ha detto Nichi Vendola; «Non bisogna essere pacifisti per concordare su una verità persino banale: spendere molti miliardi di euro per acquistare aerei da combattimento di nessuna utilità, in una situazione nella quale si fatica a trovare anche poche centinaia di milioni per finanziare politiche sociali, dal lavoro ai giovani alla manutenzione del territorio, incomparabilmente più necessarie, è un'autentica follia sul piano della logica. O meglio, è una scelta che risponde ad un unico criterio logico: accontentare la lobby militare», è la dichiarazione di Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, esponenti ecologisti di “Green Italia”; «Solo una politica miope e lontana dalle preoccupazioni quotidiane delle persone può ritenere utile il mantenimento del programma di acquisto degli F-35. Una politica che, da un lato, chiede sacrifici importanti a Comuni ed Enti locali e, dall'altro, giustifica un investimento militare», è stato il commento del sindaco di Roma Ignazio Marino.

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