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F-35: «Nessun taglio in vista»

13/07/2015  Nei mesi scorsi il Parlamento aveva approvato una mozione per dimezzare il budget per il programma Joint Strike Fighter, cioè quello relativo ai tanto discussi aerei. Ebbene? Nulla, il Governo va avanti come se nulla fosse.

Per i cacciabombardieri d'attacco F-35 nessun taglio in vista. Nei mesi scorsi il Parlamento ha approvato una mozione che esigerebbe il dimezzamento del budget per il programma Joint Strike Fighter (cioè quello relativo ai tanto discussi aerei), ma il Governo va avanti come se nulla fosse. O almeno questo è quello che emerge dal Documento di Programmatico Pluriennale (Dpp) presentato nelle scorse settimane, dal quale non risulta nessuna sensibile riduzione di spesa.

La notizia, peraltro già nell'aria, ha generato un'ondata di amarezza e indignazione nel mondo disarmista. Secondo i responsabili della campagna “Taglia le ali alle armi”, che dal 2007 si batte per la cancellazione del programma dei caccia, quella dell'Esecutivo è  «una scelta insensata» e rappresenta uno schiaffo al Parlamento. «Riteniamo inaccettabile», si legge in un comunicato, «che il Governo non conceda alcun ascolto alla società civile e all'opinione pubblica su un tema così importante e delicato».

Va detto che riguardo agli F-35 la Camera non si è espressa in modo inequivocabile. Infatti, oltre alla mozione Scanu (Pd) che parla esplicitamente di dimezzamento dei fondi, l'aula di Montecitorio ne ha approvate anche altre, che in modo molto più generico si limitano a raccomandare un aggiornamento del programma. Come già rimarcato a suo tempo dagli analisti della Rete Disarmo, questa molteplicità di testi lascia parecchio spazio di manovra ai sostenitori dei caccia.

L'interno di un F-35.
L'interno di un F-35.

Totale assenza di confronto politico

Ma anche al di là delle indicazioni parlamentari, “Taglia le ali alle armi” denuncia una totale assenza di confronto politico. «Il Governo ha scelto una strada di pieno silenzio, per poter presentare la decisione di acquisto complessivo e non ridotto come un dato di fatto ormai acquisito».

Da tempo i responsabili della campagna chiedono un incontro col premier Matteo Renzi e con la ministra della Difesa Roberta Pinotti, senza però avere risposte. E negli ultimi mesi i vertici dell'Esecutivo hanno rilasciato dichiarazioni contrastanti, qualche volta palesemente contraddittorie. Una delle più recenti è una nota del Ministero della Difesa, pubblicata poco dopo la presentazione del Dpp e il conseguente riesplodere delle polemiche. «Appaiono prive di alcun razionale fondamento e certamente solo strumentali alla giustificazione di una posizione preconcetta, sia l’interpretazione malevola delle informazioni rese pubbliche, sia le accuse di aver mentito e di avere preso “decisioni insensate”»: chiarissimo il riferimento alla campagna “Taglia le ali alle armi”, che però non viene mai apertamente citata. «Le azioni e le comunicazioni del ministro della Difesa sono sempre state improntate alla massima trasparenza, correttezza d’informazione e onestà d’intenti». Di cifre e dati dettagliati, però, ancora una volta, nemmeno l'ombra.

«La recente emanazione del Libro Bianco per la Sicurezza internazionale e la Difesa», prosegue la nota, «introduce precisi indirizzi politici che potrebbero portare anche a una sostanziale revisione della pianificazione della Difesa». Affermazione, quest'ultima, che sembra lasciare la porta aperta a una possibile ridiscussione del programma. Ma siamo ancora nel campo degli annunci e il mondo disarmista è sempre meno disposto a prestarvi credito.

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