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venerdì 03 dicembre 2021
 
l'intervista
 

Fabio Rovazzi: «Vorrei chiedere a Dio il senso delle cose brutte che ho vissuto»

19/10/2019  «Ogni mia canzone è una cartolina della nostra società», dice il cantante che ha conquistato il disco d’oro con “Senza pensieri”, il tormentone dell’estate. «Oggi la gente è soggiogata dal nulla spacciato per tutto. La politica? Non prendo posizione come fanno altri artisti. Il mio ruolo pubblico è legato all’intrattenimento. In questo Paese non c’è più nessuno che sia fiero di essere italiano»

Fabio Rovazzi da piccolo fra papà Stefano, scomparso 9 anni fa, e mamma Beatrice
Fabio Rovazzi da piccolo fra papà Stefano, scomparso 9 anni fa, e mamma Beatrice

Non lasciatevi ingannare da Fabio Rovazzi. Dietro quell’aria sorniona e i ritornelli un po’ folli dei suoi tormentoni, si diverte a rilanciare domande esistenziali e criticare certe derive del mondo contemporaneo. Nel 2016 spopolò con il surreale Andiamo a comandare. Quest’anno ha ingolfato le radio e le spiagge di Senza pensieri che ha totalizzato su Youtube 13 milioni di visualizzazioni e conquistato da poco il disco d’oro. Inquietante, immaginifico (nel video si addormenta sul divano guardando Gigi Marzullo e un robot gli risucchia i pensieri archiviandoli in un laboratorio nel quale viene usato come cavia per esperimenti e da cui non riesce più a uscire). Una diagnosi impietosa dell’uomo di oggi che non dispiacerebbe al filosofo danese Søren Kierkegaard quando scriveva il suo Diario. Sentite questa: «Senza problemi senza pensieri / L’insalatina per restare leggeri / travolti dallo stress delirio universale / basta solo non pensare». Meglio rifugiarsi, sembra dire Rovazzi, nel fiorire del piacere che narcotizza ogni domanda, nelle mode e nei modi dettati dagli spot pubblicitari: «Acquisto compulsivo / Roba che non serve la voglio per primo / Per fare il figo dovrò chiedere un fido». Abbozza un sorriso: «Io sono malato di cose complicate. Senza pensieri è un singolo strano che è andato benissimo in radio, un po’ meno come vendite discografiche, però quando sono andato a cantare all’Arena di Verona mi sono reso conto che è stato molto apprezzato dal pubblico».

Ma senza pensieri si riesce a vivere?

«Sì e invidio tantissimo chi riesce a farlo. Pensare o meno non è qualcosa che si sceglie ovviamente, quando diventi consapevole e ti poni certe domande è impossibile tornare indietro. Chi non vede i problemi vive più felice di me».

Emergenza ambientale, consumismo compulsivo, uso ossessivo dei social network. Come mai ha messo tutto insieme in questo brano?

«Ogni mio pezzo deve essere la cartolina del momento e quindi seleziono quello che mi interessa. Al di là dei temi specifici, oggi la questione di fondo è che molte persone sono senza pensieri perché sono soggiogate dal nulla spacciato come il tutto. Abbiamo smarrito la gerarchia dei valori, il senso delle priorità, non sappiamo più cos’è il bello, la dignità».

Addirittura.

«Nei miei pezzi sono disseminate molte chiavi di lettura nascoste, in questo brano mi sono molto aperto».

Andiamo a comandare che cartolina è?

«È un pezzo che avevo scritto in studio con l’intenzione di divertirmi con i miei amici, non mi sfiorava neanche l’idea che le persone lo ascoltassero. Il senso è fare il verso a quello che millanta il rap, avere l’alcol e le modelle. Non sono riuscito a dire tutte le cose che volevo dire però alla fine è risultato molto divertente e io gli devo tutto».

Sull’uso dei social ci va giù duro nella canzone.

«Quando scrivo che in 15 secondi ci si può annoiare mi riferisco alle storie che vengono pubblicate su Instagram. Se dura più di 15 secondi e non è costruita in un certo modo, la gente clicca su quella successiva e non finisce di vederla. Siamo abituati a contenuti sempre più veloci, comunicare sta diventando difficilissimo e questo è un dramma».

Pensi a chi scrive articoli o libri…

«Ma io non offro nessuna soluzione, non so come si risolve il problema».

Che rapporto ha con la fede?

«Distorto».

Spieghi.

«Nella mia vita mi sono accadute molte cose brutte e mi hanno detto che nulla accade per caso. Io non ci sto, vorrei capire perché, vorrei discuterne direttamente con Dio, sarebbe fantastico».

Cosa gli chiederebbe?

«Vorrei capire anzitutto perché ha creato le zanzare e qual è la loro funzione nell’universo (ride, ndr). Poi sapere il perché di certi accadimenti, ci sono tante cose che non mi tornano. La fede abbraccia un ampia gamma di atteggiamenti: c’è chi si fida e chi invece, più razionale, è incline a fare domande. Io sono tra questi. Intendiamoci: non sono come san Tommaso che ha bisogno di toccare per credere però mi piace discutere».

Ma adesso in che rapporti è con la fede?

«Né troppo vicino, né troppo lontano. Ho trovato un punto d’equilibrio».

Rovazzi (25 anni) fra Loredana Bertè (68) e J-Ax (47) che interpretano con lui il video di Senza pensieri
Rovazzi (25 anni) fra Loredana Bertè (68) e J-Ax (47) che interpretano con lui il video di Senza pensieri

Che infanzia è stata la sua?

«Da piccolo provavo a fare tutto, da disegnare a costruire un’antenna con un tubo di Bayles per intercettare tutti i wi-fi di Lambrate fino allo sparapatate. Una volta mi regalarono un computer e non riuscivo a giocare. L’ho portato nel negozio sotto casa e l’ho aperto per capire come funzionava. Lo sa che tutti i server dell’Istituto dei ciechi di Milano li ho montati io? Mi appassiono a caso, mi piace sperimentare cose nuove. E vale anche oggi: quando mi hanno detto di presentare Sanremo giovani con un’istituzione come Pippo Baudo ho detto subito di sì anche se non avevo nessuna esperienza televisiva».

Si è buttato anche per le campagne pubblicitarie con brand importanti?

«In realtà le campagne per Fiat e Wind le scrivo io e faccio riunioni a casa mia da mattina a sera. Può sembrar strano ma io non faccio tour, non mi piace cantare davanti alla gente. Faccio un lavoro a tavolino, con riunioni a raffica, molto più noioso».

È vero che quando ha lasciato il liceo al quarto anno ha litigato con sua madre?

«Sì, e aveva ragione ad arrabbiarsi. Non direi mai ai ragazzi di fare come me anche se poi, pur avendo la terza media, me la sono cavata e ho avuto successo».

Che momento politico stiamo vivendo?

«Particolare anche se in Italia i problemi maggiori derivano dal modo di pensare delle persone. Nei Paesi del Nord Europa c’è un senso civico pazzesco, in America hanno uno spirito patriottico eccessivo, forse malato, però è bello da vedere che c’è una resistenza nazionale. Qui non trovi più nessuno che sia fiero di essere italiano, molti ragazzi ritengono più figo andare a fare il cameriere a Londra che non a Milano. Umberto Eco parlava di resistenza nazionale ma mi sembra che non ci sia più».

Con quale politico di oggi uscirebbe a cena?

«Lo farei in segreto assoluto. Ho deciso di non prendere nessuna posizione politica perché non voglio influenzare le persone che mi seguono e perché non so se ho ragione. Alcuni artisti prendono a cuore queste cose e ritengono di dover guidare le altre persone, io non mi ritengo superiore a nessuno. Il mio ruolo pubblico è legato all’intrattenimento e a far sorridere».

 
 
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